venerdì 23 ottobre 2026

Di quale amore viviamo

 

Commento al Vangelo della XXX Domenica del Tempo Ordinario, anno A – 25 ottobre 2026


Dal Vangelo secondo Matteo, 22,34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».

Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».


Commento

Due comandamenti che si legano l’un l’altro e sono l’uno il banco di prova dell’altro. L’amore del prossimo è una evidente verifica dell’effettivo amore che noi abbiamo, o pensiamo di avere, nei confronti di Dio. Già San Giovanni ammonisce nella sua prima lettera: Se uno dice: «Io amo Dio» e odia suo fratello, è un bugiardo. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede. (1 Gv 4,20). In effetti il Signore si è tanto realmente incarnato e immedesimato nella nostra natura umana che ci è impossibile sfuggire a questa strettoia: se volessimo sinceramente capire quanta dedizione e quanto affetto abbiamo nei confronti del Signore, ci basterebbe verificare la qualità delle nostre relazioni inter-personali. Nelle invocazioni delle lodi del Mercoledì della I settimana del Salterio diciamo: “Insegnaci a riconoscerti in tutti gli uomini, e soprattutto nei poveri e nei sofferenti”. Inoltre il documento conciliare Gaudium et Spes 22, afferma che “Con l’incarnazione il Figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo”.

Ma, dicevo, c’è anche una verifica nella direzione opposta: l’amore a Dio verifica l’amore del prossimo. Lo verifica nel senso stretto del termine, perché lo rende vero, autentico, completo. Amare il prossimo come se stesso non è liberante se verso gli altri ho la stessa visione egoistica e individualista che ho verso di me. Se nell’abbraccio di Dio ci si sente figli nel Figlio Gesù, allora potremo amare anche gli altri come fratelli. Ma se, diversamente, si custodisce una visione molto ristretta e chiusa del proprio “io” come un’isola a se stante, molto difficile sarà riuscire ad amare colui che è al di fuori di me, senza alcun secondo fine o interesse personale. Allora riprendendo la precedente affermazione di San Giovanni potremmo analogamente dire che chi non ama Dio che non vede non può amare il fratello che vede, o comunque non in modo veramente gratuito. 

Perché l’amore non si inventa, non si crea dal nulla, perché l’amore viene da Dio, e anzi è Dio stesso. Ancora San Giovanni scrive “Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati.” (1 Gv 4,10).