domenica 25 settembre 2022

Signore, aumenta in noi la fede!

 

 Commento al vangelo della XXVII domenica del Tempo Ordinario, anno C – 2 ottobre 2022

 
Dal Vangelo di Luca (17,5-10)

 In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!».
Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe.
Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, stríngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
 

Commento

 Nel vangelo di oggi troviamo il riferimento ai granellini di senapa, titolo della nostra rubrica settimanale. Ebbene una fede della statura di questo seme che ha dimensioni variabili tra 1 e 2 millimetri sarebbe sufficiente, dice Gesù, a sradicare una pianta di gelso, che può arrivare ad una altezza di 15-20 metri, e a gettarla in mare.
Perché questa sproporzione così evidente, così volutamente provocatoria? Perché la fede non implica una forza nostra, autonoma, ma consiste invece in un atto di totale fiducia e abbandono nella forza di un altro, nella potenza del Signore, che al limite, se fosse necessario al nostro vero bene, potrebbe sradicare anche più di un povero gelso!
Cosa mai potranno aggiungere le nostre opere, le nostre virtù a ciò che già ha fatto il Signore per l’uomo? Nulla. Si, siamo proprio inutili rispetto alla nostra salvezza. Il Signore rispondendo a Giobbe dice: “Dov’eri tu quando io ponevo le fondamenta della terra?” (Gb 38,4).
Cosa dovremmo, o potremmo aggiungere a un amore più grande di quello rivelato nella passione di Cristo? Forse la nostra virtù, i nostri meriti? A tal riguardo San Gregorio Magno ci ricorda che è la fede a suscitare le virtù; non sono le virtù a generare la fede.
All’uomo tuttavia è affidata la grande responsabilità dell’assenso, la facoltà di accogliere la benevolenza di Dio Padre che si manifesta nella creazione, e ancor di più nella salvezza (o seconda creazione) realizzata dal suo figlio Gesù nella potenza del Santo Spirito.
Allora ancoriamoci alla domanda degli apostoli, e facciamola nostra: “Signore aumenta la nostra fede!”.  E la sincerità della nostra fede sarà resa manifesta dalla carità delle nostre opere (cf. Gc 2,17).



venerdì 23 settembre 2022

Commento al vangelo della XXVI domenica del Tempo Ordinario, anno C - 25 settembre 2022

 

I beni non sempre sono un Bene



+ Dal Vangelo secondo Luca (16,19-31)

In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».


Commento

 Dice un proverbio popolare: “Dove arriva l’abbondanza la modestia fa fagotto”. L’abbondanza di beni è una benedizione, è in sé una cosa buona e per la quale si può e si deve pregare. Magari tutti noi fossimo nell’abbondanza!... di cibo, di acqua potabile, di case sicure nelle quali alloggiare.
Il problema sorge quando l’abbondanza non è per tutti, ma solo per alcuni. Peggio ancora quando l’abbondanza diventa una grande tentazione per chiudere gli occhi sulla scarsezza di chi ci passa vicino.
La parabola raccontata da Gesù è articolata in modo struggente: il ricco sembra non accorgersi nemmeno di chi sta alla sua porta; è completamente cieco. Esattamente quello che capita a chi si chiude nella risoluzione dei propri problemi e pensa che risolti i problemi personali, più o meno staranno bene anche gli altri.
Me è esattamente il contrario: noi raggiungiamo il vero benessere quando concorriamo al benessere degli altri. Il cercare di salvarsi da solo accaparrandosi cose rende il cuore cieco perché fondamentalmente non si è più capace di custodire la relazione con il donatore. Questo è un rischio anche per chi pensa di essere cristiano: i doni di Dio, siano essi materiali o spirituali, diventano più importanti del Dio dei doni. E anche la nostra preghiera diventa così una perenne richiesta, senza mai il tempo per fermarsi a contemplare ciò che già si ha, e tantomeno a contemplare il mistero che si cela nel volto di una persona sofferente che potrebbe costeggiare la nostra esistenza.
Evidentemente, proprio a partire da questo e tanti altri insegnamenti di Gesù, chi disprezza o misconosce la presenza di Dio nel povero, come potrà godere della visione di Dio alla fine dei tempi? Gli resterà solo l’eterno rammarico di averlo ignorato.


venerdì 16 settembre 2022

Commento al Vangelo della XXV domenica del TO, anno C - 18 settembre 2022

 

Una "povera" via di salvezza

 

 Dal vangelo secondo Luca (Forma breve: 16, 10-13)

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
«Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».


Commento

 Tutte le ricchezze del mondo sono forse inique? Non necessariamente, anche se quasi sempre all’origine delle terrene fortune ci sono disoneste furberie.
Ma non sembra essere questo il punto del vangelo di oggi il quale ci sottolinea piuttosto che la nostra vita è immersa comunque in un contesto ferito dalla concupiscenza e dall’egoismo. Il rifiuto dell’amicizia di Dio da parte dell’uomo, nel peccato d’origine e nei successivi, ha rinchiuso l’intero mondo in un’atmosfera di egoismo, e di autoaffermazione. Legittimo il diritto di proprietà, ma nella consapevolezza che essendoci sempre chi ancora non possiede nulla, quel possedere è comunque macchiato dall’iniquità.
Gesù allora ci offre, qui, un rimedio sicuro in attesa della sua seconda e definitiva venuta: trafficare ogni cosa per il bene del prossimo; o per dire ancora meglio: riconoscere la sua presenza nel mistero nascosto delle persone bisognose e affamate di giustizia.

 L’attenzione a chi ci è più vicino, il prossimo appunto, è l’unica vera via di fuga dalla fondamentale corruzione di questo mondo, perché realizza l’incontro con il mistero di Gesù, nostra unica via di salvezza, anche quando tale incontro dovesse essere inconsapevole.
Chi sarà fedele a Cristo nel “poco” delle sue rivelazioni quotidiane, lo riconoscerà anche in quelle importanti. Chi invece si lascerà accecare dalle ricchezze di questo mondo, comprese ideologie pseudo religiose prive di misericordia per gli ultimi, non avrà occhi per riconoscerlo neppure nelle più eclatanti delle manifestazioni.