venerdì 20 maggio 2022

Solo in Gesù è possibile amare

 

 VI Domenica di Pasqua, anno C – 22 maggio 2022    

 

 Dal Vangelo di Giovanni (14,23-29)

In quel tempo, Gesù disse [ai suoi discepoli]:
«Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.
Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore.
Avete udito che vi ho detto: “Vado e tornerò da voi”. Se mi amaste, vi rallegrereste che io vado al Padre, perché il Padre è più grande di me. Ve l’ho detto ora, prima che avvenga, perché, quando avverrà, voi crediate».

 

Commento

 Al fondamento della vera obbedienza, del vero ascolto, c’è l’amore. Noi penseremmo piuttosto il contrario, che cioè alla base dell’obbedienza c’è la coercizione, la violenza, la paura. E questo in effetti corrisponde alla mentalità mondana riguardo la vita spirituale: una passiva sottomissione a Dio, una rinuncia alla bellezza della vita, al pieno godimento dell’esistenza, magari anche vivendo nel timore dei castighi.

“Chi non mi ama, non osserva le mie parole”, dice Gesù; l’obbedienza alla legge di Dio senza l’amore non solo è praticamente impossibile, ma soprattutto è un atto di idolatria verso se stessi. Se non si ama Gesù, ultima e definitiva rivelazione di Dio Padre, si finisce per amare la propria idea di Dio, si finisce per appagare un senso di giustizia e di salvezza auto-prodotto.
San Giovanni nella sua prima lettera scrive che “Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo, e chi teme non è perfetto nell’amore” (1 Gv 4,18).

Per osservare la parola del Signore occorre conoscere, occorre dimorare in Dio, e quindi conoscere attraverso l’esperienza. Non studiare a memoria i 10 comandamenti, anzitutto, ma vivere ogni cosa in comunione di Spirito col Signore che ci aiuterà a far memoria delle sue parole e dei suoi insegnamenti, e dei suoi infiniti gesti d’amore: a volte ringraziando, a volte domandando, a volte protestando per quello che non va, ma sempre custodendo il vero timor di Dio, che è la paura si sprecare l’amicizia e la pace che solo il Signore sa darci.

venerdì 6 maggio 2022

Una cosa sola con il Padre

 

 IV Domenica di Pasqua, anno C – 8 maggio 2022


Dal Vangelo di Giovanni (10,27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
 

Commento

 La mano di Gesù è la stessa mano del Padre; incontrare Gesù significa incontrare il Padre, perché dice Gesù: “Io e il Padre siamo una cosa sola”. Questa fu la presunta bestemmia che costò la vita al nostro salvatore. Infatti i giudei, poco dopo, gli anticiperanno la sentenza di condanna: “noi non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio”.
Alcuni filosofi medioevali avevano elaborato un concetto abbastanza freddo della divinità: “ciò rispetto a cui non si può dire nulla di più grande”. Gesù parla di Dio in termini di paternità, di relazione. Sulla sua bocca la massima espressione della grandezza dell’Altissimo è una relazione di paternità, cosa che i giudei non potevano cogliere perché non erano sue pecore, nel senso che non avevano il suo stesso desiderio umile di ricerca della verità.
Don Romano Guardini diceva che “Cristo, in verità, è venuto effettivamente per annunciarci il «Dio al di sopra di Dio». Non l’Essere sommo, ma il Padre, che è celato in una luce inaccessibile, e del quale nessuno aveva notizia, realmente nessuno prima che il Figlio l’avesse annunciato.” (pag. 177 de Il Signore).






domenica 1 maggio 2022

Oltre le residue speranze

 

 III Domenica di Pasqua, anno C – 8 maggio 2022

 

Dal Vangelo di Giovanni (21,1-19)

In quel tempo, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.
Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.
Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
Quand’ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».


Commento

 Le apparizioni di Gesù risorto avvengono nei vangeli sempre dopo un’esperienza di vuoto: è la tomba vuota accompagnata dall’annuncio. “non è qui, è risorto”. Oppure è il vuoto nel cuore dei due discepoli che, delusi, lasciano Gerusalemme direzione Emmaus dicendo: “Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele” (Lc 24,21). Oppure, come in questo caso, è l’esperienza del vuoto e dell’inutilità del tempo: “Uscirono e salirono sulla barca; ma in quella notte non presero nulla” (Gv 21,3).
Sembra quasi che per poter fare esperienza della resurrezione di Gesù, occorra prima constatare la morte delle residue speranze alternative. In fondo le donne erano andate a ungere la salma del maestro, i discepoli di Emmaus erano in cammino senza sperare più nulla, e i sette apostoli-pescatori speravano semplicemente di riempire le reti di pesci. Ma in tutte queste situazioni c’è l’esperienza del nulla totale, prima della grande meraviglia dell’incontro con Gesù vivo.
È come se prima di sperimentare la grande gioia, quella vera, fosse necessario azzerare tutte le residue speranze palliative. La grande notizia della vittoria di Gesù sulla morte non può evidentemente essere barattata o sovrapposta ad altro che non le sarebbe neppure paragonabile.
Questo potrebbe significare per ciascuno di noi che al verificarsi della peggiore delle situazioni avverse corrisponderà la più grande, la più clamorosa delle gioie possibili. Ho detto “potrebbe”, ma così avverrà realmente per chi accetterà di continuare a sperare in Cristo, dopo aver compreso l’insufficienza di ogni altra umana speranza.  


mercoledì 20 aprile 2022

Attraversare lo scandalo della croce

 

II Domenica di Pasqua, anno C – 24 aprile 2022


Dal Vangelo di Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

Commento

Domenica dell’ottava di Pasqua, ormai nota come domenica della divina misericordia. I discepoli gioirono al vedere il Signore, sebbene quel corpo portasse ancora i segni delle ferite alle mani e al fianco; quelle ferite erano ormai guarite, senza più dolore e prive di pericolosità. Gesù è risorto, è vivo, questo è ciò che conta. Nello stesso modo in cui il Padre lo ha mandato, ora Lui invia gli apostoli ad annunciare la misericordia e la pace al mondo. La potenza dello Spirito Santo grazie alla quale è rimasto unito al Padre, ora viene donata agli apostoli perché ne siano trasmettitori, testimoni e trasmettitori di misericordia. Quella potenza permetterà loro di vivere sempre nel corpo spirituale del Cristo Gesù.
Si tratterà da parte loro di essere fedeli al mandato: “come il padre mi ha mandato, così io mando voi.” La modalità dovrà restare sempre la stessa, quella della totale donazione di sé nell’altro, nella profonda unione che è resa possibile solo dal Signore della comunione: lo Spirito Santo.
Per quella stessa potenza anche noi, come Tommaso (detto Dìdimo, cioè gemello), ascoltando e leggendo i segni che sono stati scritti nei vangeli per la nostra fede, potremo toccare le sue ferite, contemplare le sue piaghe, in definitiva far esperienza del suo amore.
Ogni piaga, spirituale o corporale, nostra o del nostro prossimo, pur restando tale, potrà divenire un luogo “pasquale”, cioè di passaggio: dallo scandalo della sofferenza e della solitudine allo stupore della presenza che fa esclamare insieme al nostro fratello gemello Tommaso: “Mio Signore, mio Dio”.  

 
 

giovedì 14 aprile 2022

L'ora del passaggio

 
 

Veglia di Pasqua, anno C – 16-17 aprile 2022


Dal Vangelo secondo Luca (24,1-12)

 Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: "Bisogna che il Figlio dell'uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno"».
Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.
Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l'accaduto.
 

 Commento

 Se gli evangelisti avessero voluto fare una messa in scena della resurrezione di Gesù, le ultime testimonianze da inventare sarebbero state proprio quelle di alcune donne, le cui deposizioni - nel mondo orientale di quel tempo - non erano considerate rilevanti; e di qui si capisce anche la reazione scettica del gruppo degli undici.
Eppure, nelle donne impaurite riaffiora qualche ricordo delle parole del Maestro, sollecitato dai due misteriosi uomini in vesti sfolgoranti, e Pietro, nonostante tutto si alza e inizia la corsa al sepolcro.
Adesso ci siamo noi: anche noi abbiamo la memoria di qualche parola di fede ascoltata, oppure la memoria di qualche bell’esempio di fede vissuta. Se lo snodo cruciale della salvezza è il sacrificio d’amore di Gesù in croce, il punto fondante della nostra fede è la sua resurrezione. Era dunque vero o no tutto quello che Gesù preannunciò nella sua predicazione itinerante? Chi vi parla è per il “Sì”. Gesù è veramente risorto, egli è vivo, intercede e “perciò può salvare perfettamente – come dice la lettera agli Ebrei - quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio: egli, infatti, è sempre vivo per intercedere a loro favore” (Eb 7,25).
Si possono fare mille obiezioni all’annuncio di fede in Gesù, sollevare mille dubbi, e altrettante perplessità sul fatto che un uomo possa risorgere.
Al credente è sufficiente la testimonianza dello Spirito di Dio, lo stesso che ha agito nel grembo di Maria, che ha sospinto Gesù alla missione a partire dal Battesimo al fiume Giordano, lo stesso che ha spinto gli apostoli ad annunciare il Vangelo dal giorno di Pentecoste, lo stesso che rende figli adottivi, e per mezzo del quale gridiamo: “Abbà Padre!”, perché ci attesta nel profondo del cuore che siamo figli di Dio.
Buona Pasqua, buon “passaggio” dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà dei figli di Dio.

venerdì 8 aprile 2022

Di Pasqua in Pasqua

 

Domenica delle Palme, anno C – 10 aprile 2022


Dal Vangelo di Luca (23,50-56) - versione abbreviata

 Ed ecco, vi era un uomo di nome Giuseppe, membro del Sinedrio, buono e giusto. Egli non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Era di Arimatèa, una città della Giudea, e aspettava il regno di Dio. Egli si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo depose dalla croce, lo avvolse con un lenzuolo e lo mise in un sepolcro scavato nella roccia, nel quale nessuno era stato ancora sepolto. Era il giorno della Parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.

 

Commento

Domenica della Passione di Cristo. Abbiamo ascoltato appena gli ultimi versetti del lungo racconto. La sconfitta subita da Gesù forse non aveva soppresso del tutto nel cuore di Giuseppe d’Arimatea l’attesa di un diverso epilogo. Le prime luci del sabato della Parascève (della vigilia di Pasqua) richiamano le prime luci di un’ulteriore speranza appena vagheggiata.
In Giuseppe che cerca il corpo di Gesù possiamo vedere l’immagine di tutti coloro che accolgono e accettano l’idea di un salvatore che transita attraverso la morte. 

Anche noi dovremmo essere capaci di saper attendere, di vegliare, di pazientare sulle nostre delusioni in compagnia di Gesù, che ci propone di vivere con lui l’offerta di ciò che siamo e di ciò che sopportiamo. 

Pensiamo in questa Settimana Santa che si apre con la domenica delle Palme, alla bellezza di quello che scrive San Paolo ai cristiani di Roma: “Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova.” (Rm 6,3-4).

In ogni celebrazione eucaristica possiamo continuamente alimentare e consolidare ciò che abbiamo ricevuto nel Battesimo una volta per tutte: offrire sull’altare le nostre sconfitte e i nostri pesi per ricevere in cambio la vita nuova di Cristo; vivere già ora un passaggio dalla morte alla vita nella dimensione dello spirito, nell’attesa del passaggio finale, quando arriverà il momento, alla Gerusalemme del cielo.


Buona Settimana Santa

domenica 3 aprile 2022

Misericordia, e poi?

  

V Domenica di Quaresima – anno C – 3 aprile 2022
 

 

Dal Vangelo di Giovanni (8,1-11)

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

 

Commento

Rimaniamo con il dubbio se questa povera donna, povera nella sua fragilità, si sarà pentita e avrà accolto o meno il perdono di Gesù. Il racconto del vangelo si conclude infatti con l’invito del Signore: “Va’ e d’ora in poi non peccare più” e poi più niente si dice. Certo è che se la creazione è tutta opera di Dio, la seconda creazione, la salvezza, richiede il “Sì” dell’uomo.
Forse volutamente l’evangelista si ferma qui: con la testimonianza di questo episodio egli, e soprattutto lo Spirito di Dio tramite lui, ci interpella e attende da noi una reazione alla parola di Gesù: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”.
L’iniziativa resta sempre nelle mani di Dio, ma questa volta la risposta dell’uomo partecipa della nuova creazione che Dio vuole realizzare dopo la distruzione del peccato. Resterà enigmatico il contenuto di ciò che Gesù scrisse col dito nella polvere, ma forse ci rimanda a Gen 2,7 quando nel secondo racconto della creazione si dice che “Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”.
Gesù nell’accogliere la donna adultera sta riplasmando di nuovo la sua umanità, e ora le soffia nel cuore l’alito di vita della sua misericordia. Ma, a questo punto, divenire un essere vivente spetta a lei: dalla sua decisione di accogliere il perdono e di vivere a partire da questo. E noi, cosa decideremo per la nostra vita?