venerdì 9 ottobre 2026

L'abito non fa il monaco però ....

 

Commento al Vangelo della XXVIII Domenica del Tempo Ordinario, anno A – 11 ott 2026


+ Dal Vangelo secondo Matteo (22,1-14)

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:

«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.

Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.

Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali.

Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale. Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”. Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: “Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».


Commento

Due modi per perderci la grande festa di nozze senza fine che il Signore ci prepara in questo mondo e più ancora in quello a venire; due modi descritti nella parabola raccontata da Gesù nel vangelo di questa domenica. 

Primo modo: quelli che la festa se la vogliono fare da soli. Gli invitati a nozze che disdegnano l’invito sono quegli uomini (Gesù aveva in mente i figli di Israele) che sottovalutano alla grande la bellezza della chiamata del Signore. La prendono sul serio, ma fino ad un certo punto. Come dire? “Questa festa alla quale mi inviti, ha poco di speciale e me la posso organizzare anche da solo, senza bisogno di scomodarmi per venire a casa tua. 

Secondo modo: quelli che a la festa ci vanno, anche perché non hanno niente da perdere, ma la festa se la vogliono gestire da soli. Quelli che vanno al ristorante col pranzo al sacco, o quelli che pretenderebbero di mangiarsi i piccioni ripieni a un ristorante vegano. Quell’abito nuziale cos’è in fondo? Richiama le vesti di lino della della Chiesa-sposa dell’Agnello (Cristo Signore) di cui si parla nel libro dell’Apocalisse, e questa veste, continua il testo, sono “le opere giuste dei santi” ( Ap 19,8). Badate bene che secondo l’uso del tempo, tale veste nuziale era una sorta di soprabito che veniva dato a tutti gli invitati prima di entrare alla festa. Il fatto che qualcuno non l’avesse addosso era sintomo quindi di un rifiuto, di un disprezzo di uno stile, di un dress-code (si direbbe adesso) che il padre dello sposo voleva dare. E lo stile, la veste che ci viene chiesto di indossare è costituita da tutti gli atteggiamenti di un figlio che riconosce l’immensa bontà di un Padre, sono gli atteggiamenti di Gesù. In lui riceviamo quella veste, battezzandoci in Lui. 

Dopo il rifiuto degli invitati, tutti sono chiamati alla festa – interessante – “buoni e cattivi”, ma viene chiesto loro solo di accettare il dono, di vivere conformemente a quel dono, sentendosi anche di conseguenza, in comunione con gli altri. Si, il Signore ci fa proprio un invito a nozze, a una vita bella, piena, degna di questo nome, come quella che si vive nell’amicizia di Gesù; ma che peccato lasciarsela sfuggire, magari pensando di potersela organizzare da soli o a modo proprio!