venerdì 1 luglio 2011

Commento al Vangelo XIV Dom TO anno A, 3 luglio 2011

Così piccoli e così grandi.
( Cf Mt 11,25-30)

Testo.

In quel tempo Gesù disse: «Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.
Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero».

Commento.

Gesù prega ad alta voce e rivolgendosi al Padre lo benedice per la sua gratuita predilezione per i piccoli della terra a discapito dei sapienti e degli intelligenti ai quali i misteri di Dio resteranno nascosti. Francamente non mi sento una cima, né particolarmente dotato a livello di intelligenza ma sembrerebbe quasi che i discepoli di Cristo dovranno essere necessariamente una massa di testoni, di poco o nullo spessore intellettuale, insomma gente sempliciotta.
Per capire chi sono gli intelligenti e i sapienti a cui Gesù si riferisce basterebbe invece andare al capitolo 9 del Vangelo di Giovanni dove Egli, dopo aver guarito il cieco nato, dice di essere venuto per ridare la vista ai ciechi e per rendere ciechi quelli che vedono, cioè quelli che credono di vedere. Ma le parole di Gesù sono ancora più chiare all’ultimo versetto del capitolo: “Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo forse ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane»” (Gv 9,40-41).
Ecco chi sono gli intelligenti e i sapienti: sono quelli che credono di vedere, quelli che pensano di non avere bisogno del medico, quelli che come Adamo ed Eva dicono ”…ma chi l’ha detto che questo è male e questo è bene! Mi piace e quindi lo mangio (lo faccio)”. In definitiva sono quelli che non sentono il bisogno di essere salvati perché la salvezza se la danno da soli.

Ascoltavo giorni fa’ un dibattito radiofonico su RFI (Radio France International); alla domanda sulle proprie convinzioni religiose, uno degli intervenuti ha risposto: “No, non sono un credente. Per un credente prima c’è Dio e poi viene l’uomo, per me invece prima c’è l’uomo e poi viene Dio. Ecco il sapiente, ecco l’intelligente a cui Dio non si rivela, colui che è pieno di sé a tal punto da mettere se stesso al posto di Dio.

Ho sentito anni fa’ la bellissima testimonianza di un Vescovo relativamente al momento della notizia della sua nomina. Una delle prime cose fu quella di comunicarlo a sua madre la quale gli disse: ”Ricordati figliolo che Gesù è entrato a Gerusalemme cavalcando un asino. Finché continuerai a sentirti asino, Gesù continuerà a cavalcarti; ma se cominci a sentirti un cavallo, Gesù scende.”
Non è questione di rivalsa da parte di nessuno, tantomeno da parte del Signore, ma è questione di linguaggio: Dio parla il linguaggio dei piccoli perché è il suo modo di rivelarsi e di essere. Infatti “nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare.” Per capire le cose del Signore e farsi capire dal Signore, bisogna di farsi piccoli come Gesù.

Una delle prime impressioni che ho avuto quando venni qui in Bénin la prima volta (per soli 2 mesi) nel 2001, fu la spontaneità e l’immediatezza della fede della gente comune. Entrando un giorno nel cortile di una parrocchia del centro di Cotonou, rimasi colpito da una donna che davanti a un crocifisso a grandezza reale, si bracciava, si sbatteva, gesticolava e sbraitava a mezza voce, come se parlasse a qualcuno. Quel modo così schietto e verace di pregare mi colpì a tal punto che se, per assurdo, fossi stato io il destinatario delle sue richieste, l’avrei esaudita in tutto. Aveva l’atteggiamento di una donna “piccola”, di una donna che non aveva altra ricchezza che la sua fede, perché la sua fede forse le dava la certezza di parlare concretamente a Qualcuno che era all’ascolto.

Ecco il giogo che Gesù ci chiede di prendere su di sé, lo spirito delle beatitudini: tutti i comandamenti che Dio ci ha dato e che Gesù riassume nel comandamento della carità sono il frutto di un cuore mite, umile e puro, un cuore come quello di Gesù che in ogni istante si abbandona al Padre: bambino dodicenne, rispondendo ai suoi genitori:  “non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio!?” E adulto, morendo sulla croce: “Padre nelle tue mani affido il mio spirito.”

 
Oggi, venerdì 1 luglio 2011, mancano 140 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI qui in Bénin ... a Dio piacendo.