fra Damiano Angelucci da Fano ( OFM Capp): frate itinerante
giovedì 17 novembre 2022
giovedì 10 novembre 2022
La perseveranza frutto dello Spirito
Commento al Vangelo della XXXIII domenica del Tempo Ordinario
+ Dal Vangelo secondo Luca (21,5-19)
In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».
Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».
Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo.
Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere.
Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto.
Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».
Commento
Mentre mi accingo a commentare il vangelo di questa domenica mi giunge la notizia delle scosse di terremoto davanti alla nostra costa adriatica: direi che risuona provvidenziale la messa in guardia di Gesù da tutti i soliti profeti di sventura che dovessero dire in questa, o simili occasioni: “Ecco che il tempo è vicino”, o peggio, che il Signore si è ormai stancato di noi.
Amici cari, se il Signore volesse stancarsi delle malefatte dell’umanità , da un pezzo avrebbe staccato la spina alla nostra storia, o sarebbe ritornato sulla terra con il lancia fiamme! Mentre dunque lasceremo, opportunamente, inascoltati questi tali, dovremmo invece fare attenzione a non far cadere nel nulla il cuore di quest’accorata esortazione.
Per ogni momento della storia il Signore ci promette tramite la presenza del suo Santo Spirito “parola e sapienza” per resistere a qualsiasi assalto del male. Certamente questo mondo prima o poi dovrà passare, essere ricapitolato nel “nuovo cielo” e nella “nuova terra” di cui parla l’Apocalisse (21,1), e questo passaggio non sarà cosa da poco.
Tuttavia, per noi la cosa più urgente è di non essere morti dentro, di essere cioè sempre vivi, perseverando nella comunione dello Spirito di Dio, che è datore di vita … vera.
Allora i nemici del Vangelo potranno anche arrivare a fare del male ai discepoli di Cristo – come di fatto è avvenuto e sta avvenendo in diverse parti del mondo – ma sarà comunque un male temporaneo perché, assicura Gesù, “neppure un capello del vostro capo andrà perduto”.
giovedì 3 novembre 2022
Credere per vedere
Commento al Vangelo della XXXII domenica del Tempo Ordinario, anno C – 6 novembre 2022
Dal vangelo di Luca (20,27-38) Versione breve: Lc 20,27.34-38
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione.
Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui».
Commento
Non sappiamo se all’affermazione di Gesù che nella vita futura non si prenderà né moglie né marito la reazione sia stata di mestizia o piuttosto di un grande entusiasmo. Sta di fatto che coloro che in questa vita avranno accolto la misericordia di Dio, saranno nell’eternità talmente ripieni di gioia nel contemplare faccia a faccia il Signore, da non avere più bisogno di alcuna mediazione corporeo-affettiva, prima fra tutte quella della coniugalità . In pratica si realizzerà la promessa antica, annunciata anche da Isaia e ascoltata anche nella liturgia del 2 novembre: “Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande”, e poi ancora: “Eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto” (Is 25,6-8). E san Paolo aggiunge, riguardo la modalità della risurrezione: “si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale” (1 Cor 15,44).
Quindi, nella vita futura avremo un corpo - diverso da quello attuale - ma pur sempre un corpo, e ciò che adesso è destinato a ritornare alla terra, dalla terra rinascerà glorioso, per l’eternità . Vedere per credere? No! In questo caso occorre credere per vedere.
giovedì 27 ottobre 2022
Il dono, anzitutto
Commento al Vangelo della XXXI domenica del TO, anno C – 30 ottobre 2022
Dal Vangelo di Luca (Lc 19,1-10)
In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là .
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «Ãˆ entrato in casa di un peccatore!».
Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto».
Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo, infatti, è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».
Commento
Durante i colloqui individuali prima della cresima, nella mia vita passata da parroco, chiedevo sempre ad ogni ragazzo quale fosse il sogno della sua vita. Un ragazzo una volta stentava a trovarne uno, ma sotto mia insistenza finalmente elaborò il suo sogno: “arrivare a maturare la pensione”. La cosa mi demoralizzò abbastanza, ma poi ho sempre ripensato a quel ragazzo come alla vittima della spiritualità dei “diritti e dei doveri”, secondo la quale si deve andare a scuola, poi si deve trovare un lavoro, per poi avere diritto a uno stipendio; e analogamente, se c’è stata una qualche educazione cristiana, si “deve” anche andare a Messa la Domenica e si deve pregare tutti i giorni, per poi avere diritto al Paradiso. Insomma, penso che per chi non ha mai sentito dire che la vita è anzitutto un dono, che l’amore di un padre e di una madre è anzitutto un dono, e che anche la vita eterna e l’amore di Dio sono doni gratuiti, sia molto facile anelare già a 13 anni l’età del riposo, salvo poi, una volta giunti alla meta, anelare all’ “eterno riposo”.
Auguro, invece, a tutti voi, ascoltatori, l’entusiasmo e lo slancio di Zaccheo al quale il Signore, nel racconto evangelico appena ascoltato, non chiede proprio nulla, se non la possibilità di fermarsi nella sua casa.
Da un pubblicano come lui, abituato a spillare tasse dai suoi compaesani per conto dei romani, non si sarebbe potuto ottenere più di qualche spicciolo partendo dall’etica dei diritti e dei doveri. Invece, Zaccheo, si lascia toccare il cuore da Gesù perché, Gesù, si presenta a lui proprio come un dono, e non come uno che viene a chiedere il conto: “Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua”. Qui è il Signore, anzitutto, a sentirsi in dovere. Perché l’amore lo spinge a essere presenza vicina e amica, e in questo momento a esserlo per Zaccheo, piccolo non solo di statura, ma fino a questo incontro anche nel cuore, abituato a ragionare sempre e solo di denaro. Auguro a ciascuno di voi la pazzia e la generosità di Zaccheo, possibili solo per quelli che sapranno dare casa nella propria vita alla pazzia e all’amore disinteressato di Dio per noi, rivelati in Gesù. Un’accoglienza simile ci salverà la vita.
mercoledì 19 ottobre 2022
Commento al Vangelo della XXX domenica del Tempo Ordinario - anno C - 23 ottobre 2022
La più grande giustizia
Dal Vangelo secondo Luca (18,9-14)
In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Commento
Domenica scorsa abbiamo ascoltato la domanda di Gesù al termine della parabola della vedova importuna: “E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui, e li farà a lungo aspettare?”
Nella continuazione del testo di Luca troviamo oggi quest’altra parabola in cui Gesù specifica qual è la più grande opera della sua giustizia, e cioè la misericordia. Non possiamo entrare con concetti giuridici in questo ambito ma possiamo dire senz’altro che il perdono di Dio ci spetta di diritto, e addirittura lo meritiamo. Forse per meriti nostri? Forse per aver fatto qualcosa di speciale? Assolutamente no. Solo per il fatto di aver avuto nella famiglia umana un figlio di uomo che era, ed è tutt’ora, anche figlio di Dio che, notte e giorno continua a intercedere per noi (cf. Eb 7,25): Cristo Gesù.
Dietro l’immagine di questo pubblicano c’è esattamente il mistero dell’umanità di Gesù. Egli è l’unico uomo giusto che è apparso nella storia del mondo ma ha voluto assumere il grido di dolore e la supplica della nostra umanità ferita dal male e dal peccato.
Gesù è il Dio fatto uomo che è venuto a gridare misericordia per tutti noi, e che continuamente grida dal profondo del cuore di ciascuno di noi, se soltanto avessimo l’umiltà di lasciarlo parlare. A tal proposito un giorno un giovane mi disse, dopo avermi raccontato la sua vita: “Non credo di meritare il perdono di Dio, ma so che Gesù lo ha meritato per me!”.
lunedì 10 ottobre 2022
Questione di fede
Commento al Vangelo della XXIX domenica del Tempo Ordinario, anno C – 16 ottobre 2022
Dal vangelo di Luca (18,1-8)
In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà , troverà la fede sulla terra?».
Commento
Quest’ultima domanda di Gesù ci lascia abbastanza inqueti, come se ci fosse effettivamente il rischio che alla sua seconda e definitiva venuta, possa non esserci neppure un credente sulla terra, neanche quel proverbiale granello di senape di cui si diceva due domeniche fa.
Oltre ciò, direi che non è il caso di farci prendere dalla preoccupazione che anche i discepoli una volta mostrarono al Signore, se siano pochi o tanti quelli che si salvano.
Sempre il vangelo è una parola rivolta a me che ascolto, è una sollecitazione alla mia fede personale. Per cui sarebbe opportuno sentire risuonare personalmente questa domanda: Se il Signore venisse ora a ricapitolare la storia, e quindi anche la mia personale, troverà la fede nella terra del mio cuore, nella terra della mia esistenza, delle mie relazioni?
Sarebbe a dire: qui e ora la fede in Cristo Signore è la ruota di scorta di quando subisco degli imprevisti, oppure è una relazione viva, e con una presenza vivente?
Se un giudice iniquo può far giustizia per motivi non ispirati dall’amore, come potrà non far giustizia un Padre che è l’Amore in sé stesso. In effetti il ragionamento di Gesù è talmente logico, da rendere evidente che si tratta solo di una questione di fede, che si accresce, però, esercitandola - nelle piccole come nelle grandi occasioni della vita - e pregando sempre, senza stancarsi mai, come la vedova importuna e petulante.