venerdì 17 luglio 2026

Da dove viene la zizzania?

 

Commento al Vangelo della XVI Domenica del TO, anno A – 19 luglio 2026


Dal Vangelo secondo Matteo (Forma breve: Mt 13,24-30):

In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponètelo nel mio granaio”».


Commento

Se c’è un rimprovero che gli uomini hanno più o meno sempre rivolto a Dio, o che addirittura li ha spesso portati a dubitare della sua esistenza, è proprio la realtà dal male: sia fisico che morale.

 In questa parabola i servi di fatto rivolgono al loro padrone una drammatica constatazione: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove la zizzania?” Sarebbe a dire: ‘da dove viene il male? Se Dio è buono e semina abbondantemente la sua parola nel cuore egli uomini, come abbiamo ascoltato nella parabola di Domenica scorsa, anche se la fecondità dipende dalla bontà del terreno in cui cade, perché la zizzania? O detto altrimenti: perché ci sono le spine che possono soffocare il seme nella sua crescita? Perché ci sono i sassi che possono impedire la crescita duratura del frutto del seme? O perché esiste la strada, dove il seme non viene minimamente accolto? E infine, perché anche nel terreno buono può crescere erba cattiva?

Il punto della parabola di oggi è proprio questo: esiste un nemico; e il nemico di Dio è colui che si è ribellato al suo invito alla gioia, alla comunione con Lui. Il libro della Sapienza , scritto qualche decennio prima della nascita di Gesù già aveva avvertito: “Dia ha creato l’uomo per l’immortalità…la morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono” (Sap 2,23-24).

 Il male è sinonimo di morte, perché solo il bene, solo l’amore oltrepassano la soglia della morte. Solo ciò che è vissuto nell’amore entra per la porta dell’eternità, e noi sappiamo che questa porta ha un volto e un nome ben preciso: Gesù di Nazareth.

La sua vittoria pasquale costituisce per noi uomini la garanzia più sicura del buon frutto che la sua Parola porterà nel terreno del nostro cuore, reso dissodato e fertile dalla sua misericordia. Certo il male ci accompagnerà lungo tutto il cammino della vita ma la parabola ci sorprende ancora facendoci capire che il male non vincerà, non soffocherà il bene; in quel fatidico giorno in cui Gesù investì l’apostolo Pietro dell’incarico di essere pietra di riferimento della sua Chiesa, aggiunse: ‘le porte degli inferi non prevarranno contro la Chiesa, cioè la comunità dei fedeli’.

Non dobbiamo avere noi la presunzione di strappare la zizzania dal mondo, faremmo operazioni sommarie e con conseguenze ben peggiori di quelle attese. Cerchiamo piuttosto di custodire il bene seminato nella nostra vita, perché  - dice Gesù - “a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza” (Mt 25,29) .