giovedì 16 aprile 2026

L’anticamera della salvezza

 

 Commento al Vangelo della III Domenica di Pasqua, anno A – 19 aprile 2026


Dal Vangelo secondo Luca (24,13-35)

Ed ecco, in quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

 

Commento

Due cose hanno salvato questi due discepoli di Emmaus dalla disperazione totale. La prima è stata di lamentarsi insieme. La loro tristezza non aveva fondamento: lo diciamo noi a distanza di due millenni con quella fede – più o meno salda – nella effettiva e concreta risurrezione di Cristo. Ma Cleopa e l’altro anonimo compagno (che potremmo essere ciascuno di noi) scelsero di andarsene insieme, di sfogare insieme tutta la loro delusione, rabbia, amarezza, e chissà quanti altri sentimenti. Dicevo: questa fu la loro scialuppa di pre-salvataggio. Quando anche noi siamo capaci di non rinchiuderci in noi stessi in pensieri di auto-commiserazione o di accusa al mondo intero – visto che normalmente delle nostre sofferenze riteniamo sempre colpevoli gli altri – una luce passa sempre. Nella relazione con l’altro c’è sempre un affacciarsi della presenza di Cristo risorto.

Ma ci fu una seconda cosa che determinò l’inversione di rotta di quella giornata che era iniziata molto male. Il vangelo racconta che alla domanda provocatoria di Gesù sul contenuto dei loro discorsi, i due “si fermarono”. La capacità di fermarsi. Un altro atteggiamento che potrebbe far svoltare tante situazioni apparentemente irrisolvibili. Clèopa e il suo amico si fermarono. Sostarono su quella domanda di Gesù. Significa un’apertura, una seppur labile disponibilità all’ascolto, ad accogliere un pensiero estraneo. E così di fatto avvenne: Gesù in quel piccolo varco di accoglienza poté entrare con la sua tenerezza, la sua docilità, nel sepolcro di tristezza e delusione di quei due discepoli. C’è tanto da imparare da questo episodio: la maggior parte di voi sta ascoltando probabilmente questo vangelo in un luogo pubblico. Provate a pensare quanto ci farebbe bene, se non fisicamente, fermare un attimo almeno i nostri pensieri, sostare sulle parole di Gesù, e poi tornati a casa, lasciare che nelle scritture Gesù continui a parlarci di tutto ciò che lo riguarda: potrebbe essere anche per noi un cambio di direzione epocale. Buona fermata!