Commento al Vangelo della Domenica delle Palme (Mt 26,14-27,66) - 29 marzo 2026
[…] Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!». Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!». Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo. […]
Commento
Altro che motore immobile! Dio è tutt’altro che un motore immobile che muove e non è mosso. Egli invece si muove, e si commuove come abbiamo appreso dal vangelo di Domenica scorsa in cui quell’unico versetto del capitolo 11 del vangelo di Giovanni dice: “Gesù scoppiò in lacrime”. Gesù patisce e com-patisce. Mi vorrei appunto fermare sui pochi versetti che raccontano l’oltraggio subito da Gesù; mi sembrano molto significativi essendo letti a pochi giorni dalla solennità dell’Annunciazione (il 25 marzo scorso).
Chi non comprende, infatti, la portata dell’incarnazione del Figlio di Dio non può che rimanere scandalizzato dal disprezzo, dal dolore e dalla morte subiti da Gesù, e insieme a quei capi ebrei, e a tutti quelli che erano sotto la croce, continuerà anch’egli a gridare: «Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!».
Invece il nostro salvatore, Cristo Gesù, non ha rivestito come fosse un soprabito la nostra debolezza umana, ma l’ha assunta in tutto e per tutto; e proprio per non aver assunto il nostro peccato – causa di ogni divisione e rottura di relazioni - la comunione con noi è stata ed è perfetta. Almeno da parte sua. Nella persona di Gesù, Dio ha realmente sofferto l’ingiustizia, l’odio, la malvagità degli uomini, e ancora peggio li ha subiti nel loro travestimento da zelo religioso.
Nei vangeli non troveremo spiegazioni delle cause del male, o della ingiustizia, ma solamente la presenza di quest’uomo nel quale Dio ha “imparato” a sentire con cuore umano, perché noi imparassimo a sentire le sue stesse divine consolazioni.
Quando anche per la nostra esistenza si realizza la solitudine, l’abbandono o, peggio ancora, il discredito da parte di coloro dai quali maggiormente ci aspetteremmo comprensione, il transito pasquale di Gesù rappresenta la nostra vera via d’uscita, l’unica possibilità di ancorare le nostre strettoie alle sue, per condividere anche la vittoria finale. Le prossime celebrazioni pasquali, la partecipazione sacramentale ai misteri della passione-morte-resurrezione di Cristo saranno una nuova occasione per abbeverarci alla fonte di un’acqua che disseta per l’eternità, simbolicamente rappresentata dal costato di Cristo. Laddove avremo ceduto alla disperazione potremo riportare e ritrovare una luce di nuova e più fondata speranza.