giovedì 22 dicembre 2016

Commento al Vangelo di Domenica 25 dicembre 2016, Natale del Signore.




Il Riscatto Degli Esclusi


TESTO (Lc 2,15-20) messa dell'Aurora

Appena gli angeli si furono allontanati da loro, verso il cielo, i pastori dicevano l’un l’altro: «Andiamo dunque fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 

Andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.

I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.


COMMENTO

“Vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”. Questa è la motivazione che muove i pastori ad intraprendere il loro viaggio, non sappiamo quanto lungo, verso Betlemme. I pastori hanno conosciuto, in qualche modo sono già entrati in contatto con un fatto accaduto e annunciato loro dagli angeli: “…oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore.”

La situazione dei pastori è significativa: ci dice il Vangelo che “c’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge”. Questi uomini erano costretti dal loro lavoro alla veglia notturna e alla precarietà di dover dormire all’aperto, senza neppure un tetto sopra la testa. Vi troviamo il modello di due atteggiamenti spirituali quanto mai necessari per accogliere l’annuncio di Cristo Salvatore.

La veglia è qualcosa di più che rinunciare al sonno; indica piuttosto la sobrietà della vita, il fatto di avere una coscienza vigilante, sempre attenta e desiderosa di distinguere il bene dal male. San Paolo indica la veglia come una condizione per la vigilanza dello spirito che prega in noi: “Pregate in ogni tempo, per mezzo dello Spirito, con ogni preghiera e supplica; vegliate a questo scopo con ogni perseveranza” (1 Ts 5,12).  La veglia è segno dell’attesa della venuta del Salvatore.

 I Pastori condividevano l’attesa degli ebrei del tempo e con la loro semplicità piena di speranza, accolsero l’annuncio della venuta del Salvatore delle genti. Come i pastori siamo chiamati a guardare con fiducia il nostro tempo: esso non sarà mai troppo ricolmo di male e di dolore da non far germogliare la salvezza finale di Cristo Signore.

Poi i pastori vivono la sobrietà e la precarietà della vita, senza neanche un tetto sotto il quale dormire. Quella notte di 2000 anni fa la gioia della nascita del Salvatore del mondo fu vissuta anzitutto da due giovani sposi che non trovarono alloggio per passare la notte, e da un gruppo di pastori momentaneamente “senza tetto”. Le consolazioni del Signore arrivano anzitutto ai poveri della terra, a quelli che non hanno altro riparo che il cielo, a quelli che non hanno un posto confortevole, caldo e sicuro per riposare, a quelli che quanto meno non investono su questo i loro sogni di felicità.

Il Signore che viene continuamente nel mondo, nel giorno in cui la Chiesa lo celebra bambino nella grotta di Betlemme, ci trovi vigilanti nel desiderio di vivere alla sua presenza ogni momento; ci trovi con un cuore povero, non appesantito da false sicurezze, pronto e sollecito per intraprendere il viaggio verso la capanna di Betlemme.