giovedì 12 maggio 2016

Commento al Vangelo di Pentecoste; 15 maggio 2016, anno C




L'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato. ( Rm 5,5 )


TESTO  ( Gv 14,15-16. 23-26 )

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre. 
Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.
Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».


COMMENTO

Una nuova dimora, un nuovo consolatore e avvocato: ecco quanto promette Gesù ai suoi discepoli e a tutti noi.
Il popolo di Israele aveva a lungo custodito le due tavole della legge dentro una preziosissima cassa  (detta arca dell’alleanza) e questa dentro una tenda chiamata “la dimora”. 
Ora Gesù annuncia una nuova presenza, quella di un altro Paràclito o consolatore, quello che rimarrà con noi per sempre, che prenderà dimora nei nostri cuori, cioè nelle nostre coscienze: lo Spirito Santo; annuncia quindi la nuova tenda , la tenda della nostra umanità rinnovata e redenta dal suo sacrificio, o se volete “la dimora” del nostro cuore: quell’intimo sacrario della nostra coscienza dove 

l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell'intimità del cuore: fa questo, evita quest'altro. L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al cuore. ( GS 16 )

Paràclito è la traslitterazione dal greco di una parola che vuol dire “avvocato”; quindi colui che ci difende dalle accuse dal maligno, che ci difende da tutti i nostri sensi di colpa oscurando la nostra fiducia nella misericordia infinita di Dio, è lo Spirito Santo che grida in noi “Abbà Padre!”
Lo Spirito di Dio abita in noi, la sua legge è una legge d’amore e i suoi comandamenti non sono gravosi, anzi Gesù ci dice che il suo carico è leggero e il suo giogo è dolce perché quello che ci comanda è semplicemente quello per cui noi siamo fatti. Gesù è “via, verità e vita”. 
Chi accoglie la sua presenza, il suo invito a seguirlo attraverso i suoi comandamenti custodisce la sua presenza d’amore.

Se nell’antico tempio di Gerusalemme vi erano tutta una serie di prescrizioni rituali per non offendere il massimo segno della presenza di Dio, cioè l’arca dell’alleanza, ora l’uomo rinato dall’amore di Dio Padre per mezzo di Gesù che dona il suo Spirito, dovrà cercare di custodire e non offendere tale presenza perseverando nel comandamento fondamentale e che riassume completandola tutta la legge antica: il comandamento del’amore. Dice infatti San Giovanni nella sua prima lettera: 
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. ( 1 Gv 3,23 )