domenica 23 agosto 2020

Commento al Vangelo della XXII domenica del TO/A – 30 agosto 2020


Servire ( o servirsi di ) Cristo


Testo (Mt 16,21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

 

Commento
 

Pietro intuisce ma è ancora ben lontano dalla piena comprensione della realtà divino-umana di Gesù, di quello che noi chiamiamo il mistero di Cristo: l’amore personale di Dio che si rivela nella natura umana. Un amore che accetta anche la sfida della morte pur di non smentire sé stesso e il suo carattere di misericordia infinita. Pietro non è il solo: anche i fratelli Giovanni e Giacomo chiederanno di sedere uno alla destra e uno alla sinistra del Maestro, una volta stabilito pienamente il suo regno. Evidentemente anche loro non sapevano quello che stavano chiedendo. La loro mentalità è ancora quella del mondo, dell’affermazione di sé.
 

Solo lo Spirito Santo, effuso sui dodici nel giorno della Pentecoste, potrà guidarli alla verità tutta intera (cfr Gv 16,13: “Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future”).
Perché la vera intimità con Cristo, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, è quella che avviene per l’inabitazione del suo spirito nei nostri cuori.
 

Gesù fonda il suo Regno su un atteggiamento opposto a quella di Pietro e dei discepoli: “il dono di sé”. Pietro vivrà veramente la sua vocazione di pietra solo quando, una volta ravveduto, legherà la sua vita alla sorte di Cristo, “pietra scartata dai costruttori ma divenuta testata d’angolo” del nuovo tempio di Dio, quello vivente, costituito da tutti i credenti, anch’essi pietre vive (cf 1 Pt 2,5).
Non si entra nel regno di Dio al di fuori della porta della Pasqua, cioè della passione morte e resurrezione di Cristo.
 

Troppo facilmente i cristiani cercano di arrivare alla Domenica della resurrezione (il giorno della Gloria) cercando di evitare il venerdì santo, il giorno della passione, del dono di sé. O peggio, troppo facilmente degli pseudo cristiani, anziché servire il Regno di Cristo, si servono di Cristo, dell’etichetta cristiana per affermare sé stessi o stabilire ideologie partitiche o nazionaliste.