domenica 2 agosto 2020

Commento al Vangelo della XIX Domenica del Tempo Ordinario/A - 9 agosto 2020

 

Tutti a bordo!

 

Testo (Mt 14,22-33)

 [Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.

La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».

Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

 

 Commento

Quante volte anche noi abbiamo l’impressione che il vento sia contrario, che tutto e tutti vengano in direzione opposta alla nostra buona sorte, ai nostri progetti, o alle nostre più che legittime aspirazioni di bene. Sempre qualcosa che ci taglia la strada o il diavolo, qualcuno direbbe, che ci mette lo zampino. 

La barca dei discepoli è sempre stata assunta come immagine della Chiesa che solca i flutti della storia, e non a caso i settori dei nostri edifici di culto vengono anche chiamati “navate”. I discepoli di Cristo sperimentano la fatica di procedere facendo a meno della presenza del maestro che invece di remare con i suoi amici, rimane su un’altura immerso nella preghiera notturna. È la Chiesa di tutti i tempi che, anche a livello collettivo e non solo di singoli fedeli, potrebbe sempre sembrare prossima al naufragio. Ma anche la Chiesa che nella sua vita ordinaria sembra essere un equipaggio molto ben organizzato, con ruoli ben definiti, ma senza un capitano a bordo.

Il maestro è fisicamente assente, ma in realtà è sul monte a pregare. Gesù Signore, anche ora, è sempre vivo per intercedere a nostro favore, come ci ricorda la lettera agli Ebrei. Lui prega sempre il Padre per noi, con noi e in noi.

Sta a ciascuno di noi afferrare quella mano tesa che sorregge quando la paura fa affondare. Soprattutto sta a ciascuno di noi accogliere la presenza del Signore nella propria navigazione mettendosi in ascolto della sua Parola. Il filosofo ottocentesco Soren Kirkegaard una volta ebbe a dire: “La nave è ormai in mano al cuoco di bordo e ciò che trasmette il megafono del comandante non è più la rotta ma ciò che mangeremo domani”. Forse, mi permetto di aggiungere, visti i tempi, è ora di ridare il megafono al Capitano!