giovedì 27 aprile 2023

Una porta a forma di croce

Commento al vangelo della IV domenica di Pasqua, anno A – 30 aprile 2023


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Commento

 Oggi è la cosiddetta domenica del Buon pastore, perché in questo capitolo 10 del vangelo di Giovanni, Gesù si presenta come un pastore che offre la vita per le sue pecorelle. Ma prima ancora di fare questo paragone egli si presenta, anzitutto, come la porta del recinto dove le pecore sono custodite: dice infatti: “chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore”.
Ciò significa per tutti noi pastori della Chiesa, ma anche per tutti voi genitori o educatori cristiani, che se vogliamo avere un minimo di autorevolezza su coloro che ci sono affidati dovremmo parimenti con-formare la nostra umanità a quella di Cristo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita;  Il vero pastore delle pecore è capace di entrare per la porta stretta del recinto, che ha la forma della croce, la forma di colui che per definizione è il crocifisso: Gesù.
Diffidiamo, a nostra volta, da tutti coloro che sono affetti da vari sintomi di narcisismo spirituale, cioè che si compiacciono di sé stessi, che non sono capaci di auto-ironia, né di gratuità e disinteresse nel mettersi a disposizione degli altri, e che si sentono insostituibili padri spirituali, a volte quasi “patriarchi”.
Chi accede al gregge per la porta giusta, Cristo, e quindi con le sue stesse disposizioni non sarà mai geloso delle sue pecorelle, ma anzi, - dice Gesù - “chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori”. Riprendo queste ultime parole: “Le conduce fuori”. Cioè una guida secondo il cuore di Cristo non avrà alcun tipo di possessività o paura di confrontarsi con il mondo, ma pur non appartenendo alla logica mondana saprà dialogare con tutti, e saprà essere sempre dono-per-gli altri senza alcuna sorta di ricatto affettivo. Qualcuno ha detto che l’educatore è come un arco: quanto più è robusto tanto più saprà scagliarle lontano da sé le sue frecce.

giovedì 13 aprile 2023

Dalla vita alla morte, andata e ritorno

 

 Commento al Vangelo della II Domenica di Pasqua – 16 aprile 2023

 

 Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

Commento

 Dalla vita alla morte, andata e ritorno. Il Figlio di Dio si presenta con i segni della passione sul suo corpo, per farsi riconoscere dai suoi, ma anche – ne siamo convinti – per mostrarci che la sua gloriosa risurrezione non ha eliminato la memoria di ciò che ha vissuto per noi, piangendo, soffrendo e morendo. La memoria di tutto il suo calvario è incisa nel suo corpo, come la firma di un artista sulla tela del suo capolavoro.

Certamente, in altri passi del vangelo che raccontano le sue apparizioni da risorto, Gesù si presenta come un uomo qualunque, tanto che ad esempio non viene riconosciuto dai discepoli in cammino verso Emmaus. Sembra appartenergli in modo esclusivo la scelta di come rivelarsi. Là nello spezzare il pane, con la Maddalena nel chiamarla per nome. Qui, in questo episodio, nel mostrare che le sofferenze umane resteranno per sempre impresse nel cuore di Dio, e per ricordarci, finché dura questo mondo – si badi bene – che la presenza di Dio resterà sempre impressa in ogni umana sofferenza.
Per tanti uomini e donne di fede i sofferenti sono stati mediatori di luce! Così per san Francesco d’Assisi il lebbroso, o per la Beata Madre Teresa di Calcutta i suoi poveri. Hanno capito il mistero che c’è in loro, e lì hanno potuto dire anch’essi, come Tommaso: “Mio Signore, mio Dio” (cf. LF 57).

Mettiamoci quindi anche noi alla ricerca del costato di Cristo, riconoscendolo nella fragilità di un anziano che vive in casa con noi, o nella casa accanto. E mettiamo anche noi il dito sul segno dei chiodi, lasciandoci coinvolgere nella disavventura di un fratello crocifisso, forse, dai suoi stessi sbagli.
Avremo così anche noi parte alla gioia dei redenti per i quali “ogni lamento si tramuterà in danza, e ogni veste di sacco in abito di gioia” (Salmo 30,12).


domenica 9 aprile 2023

La luce del risorto avanza nella notte

 

 Pasqua del Signore – 9 aprile 2023


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)


Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

Commento

 Percepiamo sintonia con i discepoli, con la loro fatica a credere a ciò che i loro occhi vedono. Siamo nella notte tra il sabato e quello che da questo momento sarà chiamata da noi cristiani: “Domenica”, cioè “giorno del Signore”. Ogni dettaglio del racconto non viene posto a caso dall’evangelista Giovanni: Maria di Magdala cammina al buio, e il buio non è solo un dato ambientale esterno, ma corrisponde a una tenebra interiore, infatti ella pensa che il corpo sia stato trafugato. Così pure i due discepoli, che addirittura corrono, al progredire della notte e all’avvicinarsi della luce, si avvicinano progressivamente al bagliore della fede che si sprigionava dalla tomba vuota.
Come non capire la loro paura, e il timore ad avvicinarsi a quel mistero! Malgrado il tempo vissuto in compagnia del Maestro, era per loro difficile la comprensione della Scrittura, “che cioè egli doveva risorgere dai morti”. Come resta difficile anche per noi, cristiani di oggi, credere alla risurrezione di Cristo Gesù, nonostante due mila anni di storia e di santità cristiana!
L’evangelista, però, ci suggerisce tra le righe un metodo per rischiarare il nostro cammino: l’ascolto attento e orante della Scrittura, cioè delle testimonianze dei profeti e dei testimoni della risurrezione di Gesù.
Ecco la luce nella notte del dubbio e nell’oscurità della prova: la parola di Dio ci potrà guidare. Gesù ha detto: “Io sono la luce, chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12) e ancora nel prologo dello stesso evangelista leggiamo: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,5).
Ecco chi ci guiderà nel nostro cammino di ricerca: la parola di Dio, la testimonianza di chi ha visto, di chi ha toccato e ha creduto, e per questo sono “beati coloro che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20,29).

domenica 2 aprile 2023

Il punto di arrivo e di rinascita

 

Commento al Vangelo della Domenica delle Palme (breve estratto: Mt 27,45-50), Anno A – 2 aprile 2023 

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.


Commento

Mezzogiorno: è la stessa ora in cui Gesù assetato si rivolge alla donna samaritana per chiederle da bere; è l’ora più luminosa della giornata, ma che questo mezzogiorno racchiude tutto il buio possibile e la cecità del cuore di una vita che rinnega l’amore di Dio; è l’ora degli ultimi istanti separano Gesù dalla morte, quella stessa morte da cui ha riportato indietro l’amico Lazzaro. Tutto il cammino del Messia Gesù passa per la strettoia della croce.

Ma anche tutto il nostro cammino di conversione passa necessariamente per la strettoia dell’accettazione del dolore, del rinnegamento di noi stessi, e del riconoscimento dei nostri sbagli e a volte, delle indelebili conseguenze di essi.

 Si dirà che la morte c’è, che uno l’accetti o che non l’accetti. È vero, ma Gesù ha saputo farne uno strumento di amore, un’occasione di offerta di sé stesso al Padre e alla sua volontà, per esprimere con un linguaggio umano l’amore che da sempre è in Dio.

Gesù cita il titolo del salmo 22 che si conclude con la proclamazione della potenza del Signore. Sembra che Gesù abbia voluto iniziare sulla croce questa preghiera per concluderla nell’altro capo del suo esodo pasquale, nella gloria dei Cieli.

In quest’ultimo grido di Gesù c’è la rabbia di tutti quelli che si sentono realmente abbandonati da Dio, che non nutrono speranza alcuna, e che innalzano il loro lamentano a un Dio di cui non conoscono nulla se non che potrebbe, e “dovrebbe” tirarli fuori dai problemi. Gesù non spiega nulla, Gesù da spazio nel suo cuore e nella sua esistenza concreta a tutti quei lamenti e grida di rabbia. Lui raccoglie e riporta nel cuore del Padre. A Pasqua capiremo che, affidati alla mediazione di Cristo Signore, i nostri lamenti e le nostre recriminazioni saranno tramutati in canti di lode e di benedizione.