mercoledì 25 gennaio 2023

Solo Dio basta

 
Commento al Vangelo della IV Domenica del Tempo Ordinario/A – 29 gennaio 2023

 
Dal Vangelo di Matteo (5,1-12)

  In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».


Commento

 Gesù uomo delle Beatitudini. Così potremmo titolare il vangelo di  questa domenica, vertice e sintesi del lungo discorso pronunciato da Gesù, quando, viste le folle, salì sul monte.
Spirito delle beatitudini significa sicuramente spirito del vangelo-tutto, perché vengono qui delineati tutti gli atteggiamenti fondamentali del cuore di Gesù.

Potremmo appena soffermarci sulla prima e ottava beatitudini dove Cristo promette il regno dei cieli ai poveri in spirito e ai perseguitati per la giustizia. Domenica scorsa il vangelo ci presentava Gesù che invitata alla conversione a causa della vicinanza del regno dei cieli.
Ora egli non dice semplicemente che tale regno è vicino ma che addirittura esso diviene patrimonio reale, effettivo, di chi si fa povero degli altri regni di questo mondo: il regno del denaro, il regno e il dominio delle passioni, il regno – sempre molto coltivato – della ricerca della buona opinione altrui; in sintesi il regno della mondanità.

Per entrare e appartenere al regno di Dio, o dei cieli – le due espressioni designano la medesima realtà – occorre avere un cuore anzitutto povero, e quindi mite, ricercatore di pace, misericordioso, puro, e disposto a sopportare ingiustizie senza rispondere con violenza alla violenza, come fece Gesù di Nazaret.

Possa davvero l’amore di Dio che Gesù è venuto a riaccendere qui in terra, trovare spazio e degni figli tra noi. Non si è mai visto in questo mondo un uomo abbracciare le beatitudine evangeliche e vivere nella disperazione e morire nella tristezza.

San Francesco d’Assisi compose il Cantico delle creature sul letto del dolore, cieco e vicino alla morte. Perché in un cuore povero, che si abbandona a Dio Padre, e in lui solo pone le sue speranze, regnerà sempre l’amore, la pace, e la consolazione infinita del vivere in Dio.

giovedì 19 gennaio 2023

Nuovi parametri di salvataggio

 

Commento al Vangelo della III Domenica del TO/A – 22 gennaio 2023  





Dal Vangelo secondo Matteo (forma breve: Mt 4,12-17)

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

Commento

Nel tempo di Natale abbiamo più volte sentito l’annuncio “Il Verbo si è fatto carne”. Cioè il Figlio di Dio, proprio lui, la sua parola, ha preso dimora e carne nella nostra umanità. La storia ci dice che la Galilea era un luogo disprezzato dagli ebrei perché inquinato dall’infiltrazione di altre religioni e culture, e perché gli ebrei che qui erano ritornati dalla deportazione assira del 722 a.C. avevano introdotto usi non ortodossi.
Per tale ragione Gesù parlando di sé dirà. “Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Mt 19,10) e anche “io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a conversione” (Lc 5,32). Egli, infatti, non è il premio di chi è buono, ma la medicina e la guarigione di chi sa di non esserlo. Egli non invita alla conversione affinché il regno dei cieli si avvicini come se tale evento dipendesse da noi, ma dice piuttosto il contrario: “Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. La vicinanza del regno di cieli, o di Dio, cioè la vicinanza della potenza invincibile del suo amore, che si rende concreta nella persona di Gesù, rende possibile e vantaggiosa la conversione della nostra impostazione religiosa. Ciò che servirà quindi non è più la ricerca di una nostra giustizia, basata sulla legge, ma l’accoglienza della salvezza di Cristo, basata sulla Gratuità della sua misericordia, con una vita che la manifesti al prossimo.

giovedì 12 gennaio 2023

"Credo, aiuta la mia incredulità!"

 

Commento al Vangelo della II Domenica del Tempo Ordinario/A – 15.01.2023


Dal Vangelo secondo Giovanni (1,29-34)

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio». 

 

Commento

 Giovanni Battista in queste poche parole fa una sintesi straordinaria della fede nel mistero di Cristo. Lo proclama agnello di Dio, affermando così che egli, una volta per tutte, sostituirà con il dono della sua vita i sacrifici di espiazione del passato, e ci ridonerà l’innocenza originaria. Poi lo proclama Figlio di Dio, riconoscendo di fatto la sua natura divina oltre a quella umana. E se non bastasse, Giovanni annuncia che Gesù battezzerà in Spirito Santo, cioè parteciperà la sua figliolanza divina a tutti coloro che lo accoglieranno. 

La sua fede sembra veramente così inossidabile e granitica che rimaniamo poi attoniti e perplessi ripensando al Vangelo della scorsa III Domenica di Avvento dove si narra che lo stesso Battista, “…in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?»” (Mt 11,2). 

Da un uomo come lui una simile domanda non ce la saremmo mai aspettata, ma forse è proprio questo che ci aiuta a sentirlo più vicino a noi, più confrontabile con le nostre oscillazioni tra momenti di sbandamento e di esaltanti certezze. La fede non è mai un dato acquisito una volta per sempre; trattandosi di una relazione con una persona vivente, ha sempre bisogno di essere approfondita, ricentrata e messa alla prova.

Giovanni è un uomo sempre in ascolto, non si lascia sfuggire i segni che il Signore gli dona: egli testimonia ciò che i suoi occhi hanno visto, e la sua parola annuncia ciò che gli era stato consegnato da Colui che lo aveva inviato a battezzare. Anche nella prigionia che lo attenderà, la nitidezza del suo cuore gli permetterà di riconoscere nella risposta di Gesù le parole di conferma della sua primitiva intuizione. Forse anche noi, sottoposti a tante prove della vita, abbiamo occasione di ritrovare una fede più genuina, meno ingessata, e potremmo rivolgerci a Cristo Signore come quell’uomo che, alla ricerca di un miracolo per suo figlio, così implorò: “Credo, aiuta la mia incredulità” (Mc 9,24).

giovedì 5 gennaio 2023

I cieli si riaprirono

 

Commento al Vangelo della Solennità del Battesimo del Signore/A - 8 gennaio 2022


Dal Vangelo di Matteo (3,13-17)

 In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

 

Commento

 Quale era la giustizia da adempiersi, secondo Gesù, per cui anche lui doveva ricevere il battesimo di Giovanni? Alla luce degli eventi successivi si deduce che l’umanità di Gesù – cioè la sua natura e conseguente volontà umana – non erano una semplice apparenza, come se egli fosse un fantasma. L’incarnazione che abbiamo appena celebrato nel tempo di Natale fu talmente vera che Gesù non poté non assumere anche le ferite della nostra condizione creaturale, conseguenza del peccato – pur non avendo lui alcuna macchia di peccato. Aveva ragione il Battista nel dire che sarebbe stato Gesù, in quanto figlio di Dio, a doverlo battezzare; ma aveva ragione anche Gesù nel voler manifestare e annunciare che iniziava in quel gesto la missione di lavare nel suo sacrificio personale di uomo-Dio tutte le ingiustizie dell’umanità.

Di certo quel battesimo fu semplicemente un evento di rivelazione ed annuncio, come lo fu la manifestazione ai Magi, e come lo sarà il primo segno da lui operato, stando al vangelo di Giovanni: la trasformazione dell’acqua in vino a Cana di Galilea. Ma anche un gesto di obbedienza al Padre: Il figlio di Dio, nella sua scelta di farsi uomo inizia la sua missione di salvezza ed ecco, che per Lui - per il momento solo per lui - “si aprirono i cieli e vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui”.

Capiranno gli apostoli che solo nella sua Pasqua Gesù compirà effettivamente la purificazione definitiva di tutto il genere umano e allora la riapertura dei cieli , e la piena comunione con Dio Padre tornerà ad essere operante non solo per il suo figlio per natura, ma anche per tutti i suoi figli di adozione: figli per Grazia, non per natura, ma pur sempre figli, e quindi coeredi degli stessi beni eterni, come ci ricorda San Paolo (cf. Rm 8,14-17).