mercoledì 31 dicembre 2014

Commento al Vangelo della II Domenica di Natale, anno B; 4 gennaio 2015.




La seconda nascita del figlio di Dio



TESTO (Gv 1,1-5. 9-14)

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.


COMMENTO

Chissà quante volte abbiamo sentito introdurre il Padre Nostro durante la S. Messa con queste parole: “Il Signore ci ha donato il suo Spirito, con la fiducia e la libertà dei figli diciamo … “ 

Il breve monito ci ricorda la vera e propria rinascita dall'alto che si rinnova ogni volta che per le mani del sacerdote viene offerto a Dio Padre il sacrificio di Cristo Gesù, presente nel pane e vino appena consacrati. Il Battesimo che ci rende un medesimo essere con Cristo (cfr CCC 2565) una volte per tutte, e l’Eucaristia che a lui ci incorpora in modo sempre più profondo, realizzano quello che Giovanni annuncia proprio nelle prime righe del suo Vangelo: “A quanti però l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. 

La rigenerazione come figli di Dio non è opera nostra, ma è anzitutto frutto della Grazia divina che giunge alle nostre vite tramite quei prolungamenti dell’umanità di Cristo che sono i segni sacramentali. Questi segni ci trasmettono in modo efficace e reale la sua salvezza, il suo amore, la sua stessa vita, il suo spirito che prega in noi e in nostro favore Dio Padre chiedendo quello che neanche noi sapremmo o oseremmo  chiedere; si realizza proprio ciò che Gesù voleva indicare a Nicodèmo in quel celebre dialogo notturno, raccontato due capitoli più tardi: “se uno non rinasce dall’alto non può vedere il regno di Dio”.

 Si dice spesso vedere per credere, ma è ancor più vero il contrario: credere per vedere. Credere nel suo nome, appunto, per vedere cose veramente nuove sorgere nella nostra povera esistenza di mendicanti di Dio, per vedere la luce di Cristo rischiarare il nostro cammino verso un’esistenza più piena, più vivibile, o semplicemente più umana.

In questa prima Domenica dell’anno ci potrebbe far bene riassaporare la celebre espressione di San Paolo “Se uno è in Cristo è una creatura nuova, le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” ( 2 Cor 5,17 ).
Buon anno e buona rinascita a tutti!

sabato 27 dicembre 2014

Commento al Vangelo I Domenica di Natale, anno B; 28 dicembre 2014



UNO STUPORE CHE STUPISCE


TESTO ( Lc 2,22-40)

22 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, 23 come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore»; 24 e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi. 
Vi era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; quest'uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d'Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui; 26 e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. 27 Egli, mosso dallo Spirito, andò nel tempio; e, come i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge, 28 lo prese in braccio, e benedisse Dio, dicendo: 29 «Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo,secondo la tua parola; 30 perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,31 che hai preparata dinanzi a tutti i popoli 32 per essere luce da illuminare le gentie gloria del tuo popolo Israele».33 Il padre e la madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che si dicevano di lui. 34 E Simeone li benedisse, dicendo a Maria, madre di lui: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione 35 (e a te stessa una spada trafiggerà l'anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati». 36 Vi era anche Anna, profetessa, figlia di Fanuel, della tribù di Aser. Era molto avanti negli anni: dopo essere vissuta con il marito sette anni dalla sua verginità, era rimasta vedova e aveva raggiunto gli ottantaquattro anni. 37 Non si allontanava mai dal tempio e serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quella stessa ora, anche lei lodava Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme. 39 Com'ebbero adempiuto tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città. 40 E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui.


COMMENTO

Una famiglia del tutto speciale ma anche molto normale; Maria e Giuseppe sono due genitori così umani da non essere risparmiati dalla fatica di capire e approfondire ciò che Dio stava operando in essi e in particolare tramite il loro figlio Gesù. Una famiglia normale perché come tutte le famiglie di questo mondo sono custodi di un mistero, in senso stretto una realtà umana che rivela qualcosa di divino, che sfugge ai sensi della nostra intelligenza.

La loro normalità addirittura ci deve stupire perché a loro volta Giuseppe e Maria si stupiscono di ciò che Simeone  dice di Gesù. “Egli è luce per illuminare le genti e gloria del popolo di Israele”. 

  Eppure Maria aveva ricevuto qualche spiegazione dall’angelo Gabriele, e la parente Elisabetta l’aveva salutata come la madre del suo Signore. Ma anche Giuseppe, ci dice il vangelo di Matteo, aveva ricevuto in sogno delle istruzioni abbastanza dettagliate su ciò che quel bambino avrebbe realizzato. Proprio qui la straordinarietà della famiglia di Nazareth: la presenza di Dio che accetta il lento e progressivo sviluppo della crescita umana, e due genitori che non danno nulla per scontato e crescono nella grande scuola del silenzio, della custodia umile delle parole del Signore.

Tratteniamo e custodiamo anche noi qualcosa da questa meraviglia di famglia di Nazareth: da primo direi la pazienza di Dio, egli non solo fa aspettare tutta una vita il pio Simeone, perché sa di ricompensarlo abbondantemente, ma la stessa pazienza Egli la usa con noi perché aspetta e accetta il nostro cammino, fatto di molte cadute, che porta all’incontro con la piena verità della sua persona. Pensate! un cammino che anche la Vergine Maria, pur preservata da ogni macchia di peccato ha dovuto fare. 

Secondo, la capacità di porre domande alla storia quotidiana, di leggere gli eventi con curiosità, di sapersi stupire delle tante piccole novità che germogliano nelle nostre famiglie. Mai nulla deve essere scontato nelle nostre case, e sempre ogni giorno i nostri occhi possono e devono vedere le opere di Dio incarnarsi nelle nostre relazioni familiari, tanto ripetitive quanto cariche di mistero. Occhi nuovi frutto di un cuore puro. Ha detto Gesù: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”     

mercoledì 24 dicembre 2014

Vangelo della Notte di Natale. A.D. 2014



NOTTE DI NATALE
L’UOMO DELLA PORTA ACCANTO


TESTO ( Lc 2, 1-14 )

1 In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l'impero. 2 Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città.
4 Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide, 5 per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta.
6 Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; 7 ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.
8 In quella stessa regione c'erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. 9 E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. 10 L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: 11 "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. 12 E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia"».
13 E a un tratto vi fu con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!»


COMMENTO 

Usi e costumi del tempo di Gesù ci chiariscono ancora meglio i dettagli pratici della nascita di Gesù. Ogni famiglia giudea doveva avere una casa patriarcale in cui tutti i figli e discendenti potevano saltuariamente radunarsi insieme. Il censimento ordinato da Quirinio poteva essere una di queste occasioni. Ma la casa, o l’albergo, come viene definito, era talmente stipato che Maria e Giuseppe dovettero accontentarsi di appoggiarsi in un fianco della casa, presumibilmente dove erano gli animali, dato che si parla di una mangiatoia. Capiamo che il buon Giuseppe della casa di Davide non doveva certo essere uno dei membri più eminenti e in vista del suo casato, eppure su lui e la sua sposa, e non su altri, doveva cadere la scelta dell’Altissimo per abbassarsi fino a noi, fino alla bassezza della nostra povera umanità.
Questo scenario basterebbe a capire la grandezza del nostro Salvatore Gesù di Nazareth. Lui ha scelto gesti semplici e persone umili per operare cose immense ed eterne. Bastò questo scenario per commuovere il cuore di Francesco d’Assisi. Francesco a Greccio in quella notte di Natale , dove secondo la tradizione creò il primo presepe della storia, non aveva statuette e neppure una statua del bambinello, ma solo paglia e un bue e un asino, che secondo una tradizione extra evangelica dovevano essere presenti al momento della nascita. A Francesco bastò rivedere con i suoi occhi la semplicità, la povertà di quel quadro familiare così privo di ogni esteriorità , ma così carico di immensa piccolezza, che alla proclamazione del Vangelo del Natale,  poté rivedere con gli occhi del cuore il bambino Gesù. E le fonti francescane ci dicono che di fatto in quella notte di Greccio Gesù nacque di nuovo nel cuore di molti uomini presenti che da tempo si erano allontanati da Dio. 
Buon Natale a tutti e un’attenzione! Gesù potrebbe nascere qualche metro fuori dalla vostra porta di casa.

venerdì 19 dicembre 2014

Commento al Vangelo della IV Domenica di Avvento, anno B; 21 dicembre 2014



IL “DI PIÙ” DELLE PROMESSE DI DIO


TESTO  ( Lc 1,26-38 )

26 Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. 28 L'angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». 29 Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. 30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. 33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». 34 Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» 35 L'angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà dell'ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. 36 Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; 37 poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». 38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l'angelo la lasciò. 


COMMENTO

Nell'adempimento della promessa di donarci un Salvatore e un Messia, sembra calpestata la promessa di matrimonio di una coppia di bravi giovani. La cosa in fondo non sarebbe poi così scandalosa: se tutta l’umanità può finalmente accogliere il Messia e ricevere il condono totale e definitivo di tutti i propri peccati, non è tollerabile che ci siano una o al massimo due persone che si sacrificano per tutti? 

In realtà anche per Maria e Giuseppe la promessa di matrimonio si è realizzata e questo in una pienezza al di là e al di sopra delle loro stesse aspettative. Il modo che usa Dio nel mantenere le sue promesse di felicità è talmente più grande, stupefacente e imprevedibile di quello umano che in effetti l’attuazione pratica sembra più una disgrazia che una Grazia. 

Maria la piena di Grazia in un primo momento si sente privata della sua promessa, e il povero Giuseppe con lei; tuttavia nell'affidamento totale alla Parola di Dio, tutti e due diventano i genitori del Figlio di Dio , non nel senso che lo generano loro ma nel senso che lo custodiscono, e Maria in particolare è capace di rinunciare così radicalmente a se stessa che nel donarci il Salvatore salva se stessa e fa della sua vita un capolavoro di bellezza, di gioia, di stupore. 

Dice San Paolo:  “ … a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen. ( Ef 3,20-21 )

Accostiamoci alla festa del Natale pensando a tutte le promesse di felicità che la vita non ha mantenuto, pensiamo a tutte le delusioni, ai veri o presunti fallimenti, perché anche in questi si può celare un annuncio di una gioia diversa, nuova, sconvolgente, inimmaginabile. Gesù, lui sì, si è sacrificato per noi per cambiare il senso dei nostri fallimenti e delle nostre cadute. Dunque: Buona rinascita nella speranza  a tutti. Vi auguro un Natale che abbia già il sapore della risurrezione. 

sabato 13 dicembre 2014

Commento al Vangelo della III Domenica di Avvento, anno B; 14 dicembre 2014



“CHI SEI TU, E CHI SONO IO?”


TESTO ( Gv 1,6-8. 19-28 )

Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
 Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
 Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
 E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
 Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.


COMMENTO

Un giorno San Francesco d’Assisi rivolse al Signore questa preghiera: “O mio Dio, chi sei Tu, e chi sono io?” La risposta alla prima domanda determina la risposta alla seconda. Se non conosciamo il vero volto di Dio, anche noi diventiamo degli sconosciuti a noi stessi e perdiamo il senso della nostra origine e quindi del nostro destino e della nostra missione.

Giovanni Battista aveva una chiarissima consapevolezza del suo essere solo la “voce” di Colui che era la Parola, la coscienza di avere la missione di preparare la strada, di essere testimonianza della luce vera. Giovanni il battezzatore è veramente un grande perché sa di essere piccolo rispetto a Colui per il quale sta spendendo la sua vita. L’umiltà la conosce e la può spiegare solo chi coglie la grandezza di Dio. L’umiltà è si il risultato di un cammino di ascesi e di mortificazione, a condizione però che a monte vi sia un’esperienza di Dio che tocchi il cuore e che faccia decidere per Lui.

Il Papa Benedetto XVI, all'occasione di un incontro per i religiosi e i sacerdoti, disse che la più bella virtù che dobbiamo vivere è la trasparenza, la pulizia; ci ha portato l’esempio del cristallo che nella sua limpidezza lascia vedere e lascia passare la luce. L’umiltà non è silenzio (o comunque non sempre), ma annuncio di una verità che salva e che si rivela in pienezza nella persona di Gesù di Nazareth e di cui tutti siamo chiamati ad essere trasparente manifestazione.