venerdì 4 settembre 2020

Commento al Vangelo della XXIII Domenica del TO/A - 6 settembre 2020


Il potere della comunione


 

TESTO (Mt 18,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
 

In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro»

 

COMMENTO
 

Penso che sia uno degli aspetti più sottovalutati e sottostimati della spiritualità cristiana: la comunione ecclesiale. Intendiamoci bene: molte associazioni e movimenti si prefiggono e scelgono come motto la comunione, l’Unità, la fraternità, ma di solito questi bei principi vengono vissuti perlopiù all’interno del proprio gruppo, e si fa molta fatica ad essere e a sentirsi Chiesa nella Chiesa. In nome del rispetto dei propri carismi, si perde di vista il carisma principale: la comunione ecclesiale.
 

Eppure Gesù vede nella dinamica comunitaria la soluzione degli inevitabili contrasti tra i fratelli, ma anche la forza per custodire la presenza del Signore. Il fatto che in cielo sarà legato e sciolto ciò che i discepoli avranno legato e sciolto in terra non ha solo un rilievo, per così dire giuridico-canonico, ma anche esistenziale.
Gesù lo ripete ancora: “se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”.
 

La comunione ecclesiale, la comunione dei discepoli rende visibile il corpo spirituale (mistico) di Cristo e in lui tutto diviene possibile e il Padre che è nei Cieli, sentendo la voce del suo Figlio salire dalle sue membra, molto spesso sofferenti, non potrà non ascoltare. A suo modo, a suo tempo, certo, ma per il nostro più grande vero bene.
 

Quanto è difficile la comunione dei cuori! Quanto è più facile, quando un fratello commette una colpa contro di noi, andare a raccontarlo alla sagrestana della Parrocchia, e quindi al mondo intero! Invece Gesù ci chiede di custodire il fratello, di correggerlo, sì, ma nello stesso tempo di preservarlo. E se anche questo fratello dovesse continuare a sbagliare, il fatto di trattarlo come pagano e pubblicano ci rimanderà al modo con cui Gesù stesso trattava i pagani e i pubblicani. Oggetto della sua tenerezza Gesù, non disdegnava di frequentarli, di andare alla loro mensa, per cercare di riportare nel gregge una pecorella perduta, anche rischiando di lasciare le altre 99 senza custodia.