Inseguire La Vera Bontà
TESTO (Mc 10,17-30)
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”».
Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».
Pietro allora prese a dirgli: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà».
COMMENTO
Cambiando l’ordine delle parole potremmo dire anche che tutto è possibile alla bontà di Dio. Il regno di Dio che l’uomo da solo non può raggiungere, la capacità cioè di far regnare nella propria vita la vera ricchezza dell’amore di Dio, diviene possibile per la benevolenza gratuita di Dio manifestata in Gesù di Nazaret.
L’elemento che distingue è quello personale: accettare o meno di entrare in relazione con la presenza di Cristo. Per il tale di cui si narra nel vangelo si sarebbe trattato di lasciare dei beni materiali e forse anche delle sicurezze psicologiche per poter stabilire una vera relazione con l’unico volto umano della bontà di Dio, l’uomo Cristo Gesù; Lui e nessun altro ci può salvare, perché lui, come dice San Paolo, “è l’unico mediatore fra Dio e gli uomini” (cf. 1 Tim 2,5).
Dal momento in cui Dio si è fatto uomo la legge termina la sua funzione di accompagnamento, di preparazione all’incontro fondamentale con Colui che ristabilisce l’uomo nel vero paradiso terrestre, quello della comunione con Dio. Quando in tutte le difficoltà possibili di questo mondo si riscopre il gusto del sentirsi figli di un Padre divinamente misericordioso si trova il centuplo di tutto!
L’origine di ogni problema esistenziale dell’uomo è sempre stato l’autosufficienza, il pensare di poter essere qualcuno a prescindere dagli altri e anche da Dio; e anche in ambito religioso la presunzione di potersi salvare per propri meriti, per la propria capacità di essere buono.
Gesù chiarisce subito infatti alla domanda del viandante che Dio solo è buono. La bontà non può derivare quindi da una sterile osservanza della legge, ma può essere solo frutto di un incontro con Colui che è fonte e origine della bontà.
Per noi che ascoltiamo questo discorso a distanza di tempo, lasciare tutto e seguire Gesù significa lasciare in secondo piano ogni altra cosa rispetto alla relazione con il Signore, con il Cristo risorto e vivo, per cercare costantemente un rapporto personale, vero e sincero con la sua presenza, nella Parola di Dio ascoltata, nei sacramenti, nei fratelli, soprattutto i più sofferenti e crocifissi.
Qui ritroveremmo il paradiso perduto, il centuplo in questa vita e la vita eterna nel futuro; infatti è la relazione con la paternità di Dio che ci siamo persi per strada a ridare il senso della nostra esistenza, e questa paternità proprio Gesù è venuto a ristabilirla nelle nostre vite con la presenza del suo spirito di figlio nei nostri cuori.
Quindi nulla è impossibile a Dio, neppure farci diventare poveri, ammesso che si riconosca la ricchezza unica e insostituibile della relazione con Dio in Cristo vivo, il cui corpo storico è la chiesa, comunione dei battezzati.
Ad Immagine dell’amore Tri-Unitario che è Dio
TESTO (Mc 10,2-16)
In quel tempo, alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, domandavano a Gesù se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla».
Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione [Dio] li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto».
A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».
Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso». E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.
COMMENTO
Quando ci chiediamo perché per un cristiano il matrimonio sia un Sacramento, un segno sacro, un segno della Grazia di Dio, ecco che questo brano ci offre una buona risposta. Certo occorrerebbe riferirsi anche a quel primo segno raccontato dall’evangelista Giovanni che Gesù compie a Cana, proprio durante una festa di nozze; e poi la descrizione del matrimonio come di un segno grande in riferimento al rapporto Cristo- Chiesa proposta da San Paolo.
Cosa dice in realtà Gesù in questa risposta ai farisei? In realtà non inventa nulla, ma ribadisce il principio, l’inizio della creazione (la Genesi appunto), il disegno originario di Dio di fare dell’uomo e della donna una coppia emblematica, intensamente simbolica di cosa sia la comunione divina, prima che il peccato rovinasse tale progetto e “obbligasse” Mosé a mettere qualche toppa.
Infatti non solo l’uomo è stato creato maschio e femmina da Dio ma ad un certo punto della sua vita, l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. La comunione dell’uomo e della donna è un fatto di libertà, di risposta ad una chiamata che è già scritta nella loro carne, nella loro umanità sessualmente caratterizzata. L’unione dei due non è qualcosa di automatico e predeterminato ma il frutto di un cammino.
Ci sarebbe da domandarsi perché non siamo stati creati già uniti fin dall’inizio, visto che la coppia nasce secondo la Genesi da una sorta di sdoppiamento dell’uno da una costola dell’altro. Perché sdoppiare l’uomo e poi chiedergli di tornare ad essere una carne sola?
Perché la comunione vera è questione di libertà, di libera adesione ad un sogno di amore, eternamente vissuto da Dio nel suo essere tri-unitario, e condiviso a noi suoi figli che proprio nell’essere creati a sua immagine, siamo invitati a imitare liberamente la scintilla e l’ebbrezza dell’amore divino, eternamente libero.
Davvero l’unione uomo-donna, l’unità dei due in una sola carne è Mistero grande, come dice San Paolo in Efesini 5; grande perché rende visibile come nessuna altra cosa al mondo l’intensità e l’energia di cosa sia l’Amore comunionale che è Dio, Padre- Figlio e Spirito Santo.
Angeli o demoni?
TESTO (Mc 9,38-43.45.47-48)
In quel tempo, Giovanni disse a Gesù: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo impedite, perché non c’è nessuno che faccia un miracolo nel mio nome e subito possa parlare male di me: chi non è contro di noi è per noi.
Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa.
Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare. Se la tua mano ti è motivo di scandalo, tagliala: è meglio per te entrare nella vita con una mano sola, anziché con le due mani andare nella Geènna, nel fuoco inestinguibile. E se il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo: è meglio per te entrare nella vita con un piede solo, anziché con i due piedi essere gettato nella Geènna. E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, gettalo via: è meglio per te entrare nel regno di Dio con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna, dove il loro verme non muore e il fuoco non si estingue».
COMMENTO
Gesù tocca due questioni importanti, quasi speculari. La prima, quella della liceità del ricorso al suo nome, quindi alla sua autorità da parte di chi, apparentemente, non è del gruppo di quelli che lo seguivano. Capiamo dalla risposta di Gesù che la sequela, la vicinanza al Signore, non è esclusivamente un fatto fisico, ma anzitutto una scelta di collocazione della propria esistenza. Se qualcuno si affida e invoca il nome di Dio e scaccia demoni, come potrà essere un nemico! Perché, oltre all’ispirazione divina e a quella del male, non ci sono altri fonti. Dunque anche ai nostri giorni chi lotta per il bene secondo lo spirito delle beatitudini, così come Gesù lo annuncia e lo incarna, è sicuramente qualcuno che lo segue, magari non necessariamente nelle vie istituzionali della Chiesa visibile.
La seconda questione sembra invece speculare, cioè il caso di chi pur appartenendo visibilmente alla cerchia del Maestro, potrebbe contraddire con i suoi comportamenti la scelta di vita professata a parole. Gesù sembra dire ai suoi discepoli: “voi che vi preoccupate tanto di quelli che nel mio nome fanno del bene, senza essere dei nostri, fate piuttosto attenzione a non dare scandalo per le vostre incoerenze rispetto alla vostra scelta di seguirmi!
La fede in Cristo, soprattutto dal momento della sua ascensione, passa necessariamente tramite l’esperienza e l’incontro con i suoi messaggeri, con i suoi fedeli, con i suoi ministri, ma se questi nei fatti smentiscono il messaggio di cui si dicono portatori, ecco che viene messa in discussione l’autorità della fonte stessa. Inevitabili gli scandali, dice Gesù, ma guai a coloro per colpa dei quali essi avvengono.
Il fascino del potere … spirituale
TESTO (Mc 9,30-37)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».
COMMENTO
Se solo alcune di queste parole di Gesù fossero state prese sempre sul serio nel corso di questi due mila anni di cristianesimo, ci saremmo risparmiate tante delusioni! Mentre i discepoli del Maestro discutono su chi fosse il più grande, Gesù afferma: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”.
Purtroppo certe forme esteriori della Chiesa e certe modalità istituzionali non aiutano in nessun modo a trasmettere l’idea che tra i discepoli di Cristo l’autorità è un servizio, cioè un mettersi al di sotto dei fratelli per sostenere e supportare il loro cammino.
Invece si sono sempre rese presenti forme più o meno nascoste di clericalismo, vale a dire di assolutizzazione della propria autorità da parte di quella gerarchia a cui il Signore aveva affidato il compito di pascere il gregge, con il comando di essere i primi a dare la vita per i fratelli.
Non credo di sbagliarmi però se dico che l’appropriarsi del proprio servizio nella chiesa come fosse un privilegio ed un potere propri, non è difetto solo di presbiteri e vescovi ma anche un brutto esempio seguito da molti laici, a volte ben più clericali dei preti. Quante volte nelle comunità cristiane si deve constatare la persistenza di vere e proprie sacche di potere, cioè ambiti della vita parrocchiale o ecclesiale assolutamente intoccabili e riservati da decenni agli stessi personaggi che ne fanno un presidio, un piccolo regno personale, un luogo di affermazione del proprio ingombrante “io”, in cui nessuno può criticare, fosse anche la legittima autorità, sotto minaccia di interrompere ogni collaborazione. Del tipo: “o si fa come dico io oppure me ne vado”.
Essere il primo, per Gesù, significa essere il primo a salire sulla croce, essere il primo a sacrificare se stesso pur di far vivere nella comunione e nella pace la propria comunità.
Per me e non per gli altri
TESTO (Mc 8,27-35)
In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti».
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere.
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».
COMMENTO
Quante volte facciamo cose o viviamo esperienze attratti dal gusto di poterle raccontare, di poter dire che abbiamo visto qualcosa di sensazionale, che in quella data occasione noi c’eravamo.
Ho notato tante volte in certi luoghi d’arte o di attrazione turistica che la preoccupazione più grande di fare dei selfie o foto di gruppo anziché fermarsi nella contemplazione di quella bellezza.
Viviamo in una moda più centrata sull’esternazione e sulla divulgazione che sulla ricerca della profondità e del senso di ciò che facciamo.
Gesù chiede un itinerario diverso, cerca una relazione personale. Da quello che dicono gli altri su di lui vuole arrivare a quello che ognuno di noi pensa di lui, in un rapporto a “tu per tu”.
Nella voce di Pietro che parla a nome dei discepoli c’è simbolicamente la voce di tutta la Chiesa che da duemila anni continua a dire: “Tu sei il Cristo”.
Siamo certi che questa voce chiara, vera e guidata dallo Spirito Santo, non verrà mai meno, anche se forse sarà sempre più ridotta nei numeri e nell’estensione geografica. Sappiamo che fino alla fine dei tempi la voce di Pietro continuerà a risuonare in qualche sparuto angolo della terra. “Tu sei il Cristo”.
In quella voce ci sarà anche la nostra vita? Questo dipenderà dalla nostra capacità di accettare la sfida della relazione diretta col Mistero, con quella domanda che giace nel cuore di ciascuno: “Chi sono io per te?”
Nessuno la sente in modo fisico in questi termini, ma il richiamo ad una vita felice, piena, ricca di senso, porta in sé la domanda del Dio fatto uomo venuto per riportarci alla radice della vita.
Qualsiasi esperienza, incontro, o vicenda potrebbe portarci a questa domanda, se non ci lasciassimo sempre prendere dalla preoccupazione di cosa raccontare o di cosa poter fotografare o trattenere per poi pubblicarlo a beneficio di cosiddetti amici virtuali.
La riapertura della via del Cielo
TESTO ( Mc 7,31-35 )
In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».
COMMENTO
Eravamo tutti molto piccoli, ma chi scrive e molti di voi che siete in ascolto, nel giorno del Battesimo, abbiamo ricevuto la stessa esortazione fatta da Gesù in aramaico all’anonimo sordomuto di cui abbiamo appena sentito nel Vangelo. Alla fine del rito del Battesimo, infatti, il sacerdote (o il diacono) si accosta al bambino e facendo un segno di croce sulle labbra e sugli orecchi dice:
Il Signore Gesù, che fece udire i sordi e parlare i muti,
ti conceda di ascoltare presto la sua parola,
e di professare la tua fede,
a lode e gloria di Dio Padre.
Interessante: la capacità di ascoltare e di parlare in modo sapiente, cioè secondo la fede del Signore, non è una conquista dell’uomo anzitutto, ma frutto dell’intervento gratuito della potenza di Dio.
Dovremmo ricordarlo ogni tanto, perché sempre più si va diffondendo l’idea che non sia il caso di far ricevere ai bambini il Battesimo lasciando a loro eventualmente la scelta in età adulta.
L’episodio evangelico invece, ricco di simbolismi, ci accompagna ad una riflessione in senso opposto. Tutto è dono, tutto è Grazia. L’uomo da solo, lasciato a se stesso, e quindi ai condizionamenti del mondo, non sarebbe capace di intendere la sapienza di Dio, e di conseguenza non potrebbe neppure proferire parole di saggezza.
Abbiamo ascoltato due Domeniche fa che Gesù dice: “Nessuno viene a me se non gli è concesso dal Padre” (Gv 6,65)… cioè all’inizio e prima di ogni parola di assenso umano c’è un intervento della Grazia divina.
Altro aspetto importante. Questa Grazia passa attraverso l’umanità di Gesù.
L’uomo Gesù, nel suo essere Dio fatto uomo, si pone con tutto se stesso e con tutte le sue facoltà sensitive, “in mezzo” fra Dio e l’uomo.
I suoi occhi sono rivolti al cielo, il sospiro accompagna la sua preghiera a Dio Padre, mentre la sua saliva tocca la lingua, le sue dita sfiorano gli orecchi. In questo quadro Gesù si manifesta fisicamente proprio come colui che riapre la via tra il Padre e l’uomo. Per Lui, grazie a Lui e in Lui ci è dato di ritrovare l’unico Padre fonte di ogni altra paternità e maternità… il Padre che è nei cieli
Estote Parati! ... vigilate
TESTO (Mc 7,1-8.14-15.21-23)
In quel tempo, si riunirono attorno a Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme.
Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».
Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaìa di voi, ipocriti, come sta scritto:
“Questo popolo mi onora con le labbra,
ma il suo cuore è lontano da me.
Invano mi rendono culto,
insegnando dottrine che sono precetti di uomini”.
Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».
Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e comprendete bene! Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Ma sono le cose che escono dall’uomo a renderlo impuro». E diceva [ai suoi discepoli]: «Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dall’interno e rendono impuro l’uomo».
COMMENTO
Nell’antico Israele le raccomandazioni legate alla religione si intrecciano spesso con ragioni di tipo sanitario. Pensate alla ovvia necessità di lavarsi le mani prima dei pasti, soprattutto in quel contesto storico–geografico dove con le mani si toccava di tutto e di più, specie quando si tornava da luoghi affollatissimi come il mercato.
Gesù coglie l’occasione per andare ancora una volta al cuore dei precetti ebraici ed infatti parla del cuore, non certo il muscolo cardiaco, ma la facoltà più onnicomprensiva, sintetica e profonda dell’uomo dove si percepiscono i sentimenti, si esercita il discernimento, e dove si forma la volontà.
Proprio in questo ambito occorrerà essere ben vigilanti e sobri, perché se è vero che l’uomo deve temere ciò che entra nel suo corpo, cioè deve custodire diligentemente la salute fisica, quanto più dovrà essere solerte nel custodire nel Bene l’integralità e la pienezza della sua persona, quell’ambito di vita in cui egli è solo con se stesso e con il Dio-Padre suo che è nei cieli; quell’ambito che sotto l’aspetto della decisione morale possiamo anche chiamare “coscienza”.
Tuttavia, se è vero come diceva Sant’Agostino, di cui abbiamo celebrato la memoria giorni fa che noi siamo stati creati per l’amore di Dio e che il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Lui, come è possibile che dal cuore escano i propositi di male?
Ecco allora che Gesù ci invita non solo a fare attenzione alla salute fisica (curando l’igiene e l’alimentazione) ma molto di più a vigilare sul nostro cuore, cioè sui nostri pensieri e sui nostri sentimenti, vigilare su cosa ci passa per la testa.
Alcuni padri spirituali suggeriscono di non scandalizzarsi quando passano per la testa pensieri brutti e malevoli.
D’altronde Santa Teresa d’Avila diceva che la fantasia è la “pazzarella di casa”. Piuttosto dovremmo in questi casi dire a questi pensieri: “Da dove sei venuto? Io non ti voglio. Non ti ho dato il permesso di entrare nel mio cuore.
Vi sembrerà giochetto da bambini, ma è proprio a chi ha il cuore semplice come un bambino che appartiene il Regno dei Cieli.
Vigiliamo sempre sul nostro cuore.