giovedì 20 settembre 2018

Commento al Vangelo di Domenica 23 settembre 2018, XXV del TO anno B

           

   Il fascino del potere … spirituale


TESTO (Mc 9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». 
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».


COMMENTO

Se solo alcune di queste parole di Gesù fossero state prese sempre sul serio nel corso di questi due mila anni di cristianesimo, ci saremmo risparmiate tante delusioni! Mentre i discepoli del Maestro discutono su chi fosse il più grande, Gesù afferma: “Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti”.

Purtroppo certe forme esteriori della Chiesa e certe modalità istituzionali non aiutano in nessun modo a trasmettere l’idea che tra i discepoli di Cristo l’autorità è un servizio, cioè un mettersi al di sotto dei fratelli per sostenere e supportare il loro cammino.

Invece si sono sempre rese presenti forme più o meno nascoste di clericalismo, vale a dire di assolutizzazione della propria autorità da parte di quella gerarchia a cui il Signore aveva affidato il compito di pascere il gregge, con il comando di essere i primi a dare la vita per i fratelli.

Non credo di sbagliarmi però se dico che l’appropriarsi del proprio servizio nella chiesa come fosse un privilegio ed un potere propri, non è difetto solo di presbiteri e vescovi ma anche un brutto esempio seguito da molti laici, a volte ben più clericali dei preti. Quante volte nelle comunità cristiane si deve constatare la persistenza di vere e proprie sacche di potere, cioè ambiti della vita parrocchiale o ecclesiale assolutamente intoccabili e riservati da decenni agli stessi personaggi che ne fanno un presidio, un piccolo regno personale, un luogo di affermazione del proprio ingombrante “io”, in cui nessuno può criticare, fosse anche la legittima autorità, sotto minaccia di interrompere ogni collaborazione. Del tipo: “o si fa come dico io oppure me ne vado”.

Essere il primo, per Gesù, significa essere il primo a salire sulla croce, essere il primo a sacrificare se stesso pur di far vivere nella comunione e nella pace la propria comunità.