giovedì 13 settembre 2018

Commento al Vangelo di Domenica 16 settembre 2018, XXIV anno B



Per me e non per gli altri


TESTO (Mc 8,27-35)

In quel tempo, Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: «La gente, chi dice che io sia?». Ed essi gli risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa e altri uno dei profeti». 
Ed egli domandava loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro gli rispose: «Tu sei il Cristo». E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno.
E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto, ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. 
Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: «Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini».
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà».


COMMENTO

Quante volte facciamo cose o viviamo esperienze attratti dal gusto di poterle raccontare, di poter dire che abbiamo visto qualcosa di sensazionale, che in quella data occasione noi c’eravamo. 
Ho notato tante volte in certi luoghi d’arte o di attrazione turistica che la preoccupazione più grande di fare dei selfie o foto di gruppo anziché fermarsi nella contemplazione di quella bellezza.
Viviamo in una moda più centrata sull’esternazione e sulla divulgazione che sulla ricerca della profondità e del senso di ciò che facciamo.

Gesù chiede un itinerario diverso, cerca una relazione personale. Da quello che dicono gli altri su di lui vuole arrivare a quello che ognuno di noi pensa di lui, in un rapporto a “tu per tu”.
Nella voce di Pietro che parla a nome dei discepoli c’è simbolicamente la voce di tutta la Chiesa che da duemila anni continua a dire: “Tu sei il Cristo”.
Siamo certi che questa voce chiara, vera e guidata dallo Spirito Santo, non verrà mai meno, anche se forse sarà sempre più ridotta nei numeri e nell’estensione geografica. Sappiamo che fino alla fine dei tempi la voce di Pietro continuerà a risuonare in qualche sparuto angolo della terra. “Tu sei il Cristo”.

In quella voce ci sarà anche la nostra vita? Questo dipenderà dalla nostra capacità di accettare la sfida della relazione diretta col Mistero, con quella domanda che giace nel cuore di ciascuno: “Chi sono io per te?”
Nessuno la sente in modo fisico in questi termini, ma il richiamo ad una vita felice, piena, ricca di senso, porta in sé la domanda del Dio fatto uomo venuto per riportarci alla radice della vita.

Qualsiasi esperienza, incontro, o vicenda potrebbe portarci a questa domanda, se non ci lasciassimo sempre prendere dalla preoccupazione di cosa raccontare o di cosa poter fotografare o trattenere per poi pubblicarlo a beneficio di cosiddetti amici virtuali.