martedì 30 dicembre 2025

A proposito di ecologia integrale ...

Ho avuto il piacere di registrare un podcast presso il Segretariato delle Missioni estere di Recanati (Frati Cappuccini Marche). Allego qui il link per chi lo volesse vedere. Auguri per un santo 2026:

 https://www.youtube.com/watch?v=uoZgMRwSOoE&list=PLOkui3YS3vtLLzUxyQVp4Sl0Q3Br3ijDQ

martedì 23 dicembre 2025

Il salvatore del Salvatore

 

 Commento al Vangelo della I Domenica dopo Natale – 28 dicembre 2025



+ Dal Vangelo secondo Matteo (2,13-15. 19-23)


I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e resta là finché non ti avvertirò: Erode infatti vuole cercare il bambino per ucciderlo».
Egli si alzò, nella notte, prese il bambino e sua madre e si rifugiò in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio».
Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino».
Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».


Commento

 Certamente non si presenta molto bene uno che dovrebbe essere il Salvatore dell’umanità che abbia a sua volta bisogno, lui per primo, di un salvatore - lo scriviamo certamente con la ‘s’ minuscola , Giuseppe nella fattispecie - per sottrarlo all’invidia velenosa e omicida di Erode. Noi leggiamo questa storia, come tutta la storia sacra con la certezza che il Signore non può e non poteva non portare a termine il suo disegno di redenzione.

Ma in quel frangente c’era una famiglia appena sbocciata con un neonato riguardo al quale erano avvenuti già molti segni. Nel brano di oggi emerge ovviamente la figura di Giuseppe. Egli appare in una tonalità a dir poco, di estrema discrezione; un uomo di profondo silenzio, ma forse proprio per questo riesce ad ascoltare in profondità le prospettive del piano di Dio, su lui, sulla sua famiglia, e sul bambino Gesù appena nato.

 Il suo discernimento sulle decisioni urgenti da prendere sembra essere regolato da sogni: se ne menzionano qui ben 3 dei quattro che ricevette. Essi dicono non tanto di un’attività onirica molto sviluppata, quanto di una estrema sensibilità e recettività a quella voce interiore che il Signore ha fatto risuonare in lui e che fa risuonare nella coscienza di ciascuno di noi. Il sogno nella Bibbia è molto spesso il simbolo non dell’irrazionale ma dell’oltre-razionale, cioè della capacità di fiutare e di intuire la via del bene al di là degli elementi oggettivi a disposizione.

Oggi celebriamo la festa della Santa famiglia di Nazaret. Attorno alla umano-divina presenza del bambino Gesù, si stagliano due capolavori di Santità che risultano – non adombrati – ma irradiati da tale  presenza. Maria ha accolto nella fede il Verbo di Dio; ora Giuseppe lo custodisce e lo protegge perché egli sia manifestato al mondo. Così possano, anche nella semplicità di ogni famiglia, fiorire le virtù della fede nel Signore, della mitezza unite alla forza e al coraggio della speranza in nome della quale abbiamo vissuto l’anno giubilare che si sta chiudendo. 

giovedì 18 dicembre 2025

Non temere di prendere con te ciò che viene dallo Spirito

 

 Commento al Vangelo della IV Domenica di Avvento, anno A – 21 dicembre 2025


+ Dal Vangelo secondo Matteo (1,18-24)

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa “Dio con noi”.
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

 

Commento

 L’evangelista Matteo ci racconta l’annunciazione della maternità di Maria sul versante di Giuseppe. Si tratta anche qui di un angelo - questa volta non è Gabriele - che appare in sogno a Giuseppe il quale stava già pensando di optare per la soluzione migliore nei confronti della sua sposa: ripudiarla in segreto senza esporla ad una pubblica condanna.

 La parola decisiva pronunciata dall’angelo del Signore è questa: “Non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo”. Il senso di questo è che l’iniziativa di Dio non toglie in nessun modo spazio al ruolo di Giuseppe, e tanto meno a quello di Maria. Noi forse siamo portati a pensare che dove c’è maggiore presenza di Dio, c’è meno spazio per l’uomo; invece è vero piuttosto il contrario: dare centralità all’azione del Signore, ricentra anche la nostra vita, le restituisce un peso, una sostanza. Giuseppe non deve temere la concorrenza dello Spirito di Dio perché se gli sottrae la paternità biologica di quel bambino straordinario, nello stesso tempo gli affida una paternità nuova, universale, che dalla Pasqua di Gesù si irradierà su tutti gli uomini della terra. Non a caso, e molto opportunamente San Giuseppe l’8 dicembre 1870 fu proclamato da Papa Pio IX (decreto Quemadmodum Deus), ‘patrono della Chiesa cattolica’.

 San Giuseppe non è l’uomo dei sogni, ma l’uomo radicato nella realtà del piano di salvezza di Dio, nel quale assume un ruolo centrale, pur nella sua assoluta discrezione. Quanto stride e contrasta la sua personalità con quella di Erode che temendo, invece, la concorrenza di Dio non solo perde la sua pace ma azzera la vita di tanti piccoli innocenti e per lui l’inno liturgico di Epifania proclamerà: “Perché temi Erode il Signore che viene? Non toglie i regni umani, chi dà il regno dei cieli”.

Anche a noi un angelo del Signore – ne sono certo – in questo tempo di avvicinamento al Natale sta sussurrando: “Perché temi di accogliere il Signore Gesù nella tua vita? Non toglie nulla alla tua vita colui che è venuto a salvarla per l’eternità?” Dunque, cari amici e care amiche, buona fine d’Avvento e buon Natale di speranza.

giovedì 11 dicembre 2025

Grandi perché piccoli

 

 Commento al Vangelo della III Domenica di Avvento, anno A – 14 dicembre 2025


+ Dal Vangelo secondo Matteo (11,2-11)

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». 
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via”.
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».

 

Commento

 Non osiamo nemmeno immaginare quale potrebbe essere stata l’ipotetica risposta di un falso messia, di uno che avesse voluto dare fumo negli occhi al povero Giovanni Battista, che era già in carcere in procinto di essere ucciso.

Gesù non va troppo lontano con la sua risposta, ma resta alla parola delle profezie, in particolare a quella di Isaia (cap 35) che opportunamente viene proclamata nella I lettura della liturgia odierna. Risentiamola: “si apriranno gli occhi dei ciechi e si schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo” (Is 35,5ss). Così facendo Gesù offre la conferma più eloquente al suo battistrada, e allo stesso tempo dichiara il carattere simbolico e non definitivo dei segni compiuti. Le guarigioni e i miracoli da lui compiuti non sono il fine della sua venuta, ma semplicemente l’indicazione verso il Fine della sua missione: il ripristino dell’amicizia di Dio nel cuore di tutti gli uomini. Per far questo Gesù verrà sì con un giudizio definitivo, come annunciato da Giovanni (di cui abbiamo ascoltato le parole forti domenica scorsa) ma un giudizio di misericordia e di compassione verso tutti i peccatori, gli sfiduciati e i disperati.

Anche le parole di Gesù sulla vera grandezza di Giovanni ci spingono a passare dalla superficialità dei segni alla profondità della realtà. Non dobbiamo fermarci alla grandiosità dei gesti con cui alcuni santi o profeti, come il Battista, appunto, hanno saputo compiere, ma dobbiamo passare alla contemplazione dell’esperienza di Dio che quegli uomini hanno saputo fare. Proprio nel cuore di ogni uomo avviene l’incontro col Signore; quello poi che il Signore potrà operare tramite l’umanità di quelli appartiene solo alla sua imprevedibile e divina fantasia.

giovedì 4 dicembre 2025

Il Signore aspetta il nostro ritorno

  

Commento al Vangelo della I domenica di Avvento, anno A – 6 dicembre 2025


Dal Vangelo secondo Matteo (3,1-12)

In quei giorni, venne Giovanni il Battista e predicava nel deserto della Giudea dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!». Egli, infatti, è colui del quale aveva parlato il profeta Isaìa quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!».
E lui, Giovanni, portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano cavallette e miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutta la zona lungo il Giordano accorrevano a lui e si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente? Fate dunque un frutto degno della conversione, e non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!”. Perché io vi dico che da queste pietre Dio può suscitare figli ad Abramo. Già la scure è posta alla radice degli alberi; perciò, ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo nell’acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più forte di me e io non sono degno di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala e pulirà la sua aia e raccoglierà il suo frumento nel granaio, ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».


Commento

 Neppure Gesù con i farisei andava troppo per il sottile: un giorno – stando sempre al vangelo di Matteo – disse loro: “Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi?” (Mt 12,34); e un’altra volta: “Razza di vipere, come potete sfuggire al fuoco della Geenna?” (Mt 23,33). Potremmo dedurre che Giovanni il Battista è stato precursore di Gesù anche in questo: nel modo di ammonire i farisei, attenti – almeno nelle intenzioni – osservatori della legge ebraica. Rigidità pericolosissima, perché portava tali uomini alla presunzione di poter meritare la salvezza eterna, e non considerarla un puro dono della benevolenza, della Grazia di Dio; un dono da custodire, non da comprare. Capite subito quanto è tutt’ora attuale questa tentazione per noi cristiani di oggi.

A quei farisei che vengono a lui per farsi battezzare, confessando i loro peccati, Giovanni rivolge una domanda solo apparentemente retorica: “Chi vi ha fatto credere di poter sfuggire all’ira imminente?” Sarebbe a dire: perché siete venuti qui? Cercate di prendere coscienza di Colui che vi chiama alla salvezza e che in qualche modo parla e ha parlato al vostro cuore, tanto da condurvi al desiderio di conversione.”

L’animosità di Giovanni Battista, come quella di Gesù, compresa la durezza del gergo, non sono tanto un atto di disprezzo, quanto una messa in guardia dal pericolo che i farisei di tutti tempi corrono: quello della presunzione, il peggior veleno della vita spirituale, ben più pericoloso del veleno delle vipere che offende solo la vita biologica. Lasciamoci toccare anche noi da questo ammonimento. Certo, gradiremmo parole un po’ più dolci e accomodanti, ma non dovremmo forse essere grati a un amico medico che ci dice la verità su una nostra malattia? O forse preferiremmo che ci venga detto che basta una Tachipirina per curare un tumore maligno? Questo tempo di Avvento, se da una parte è tempo di attesa da parte degli uomini del ritorno del Signore, dall’altra, segna l’attesa da parte del Signore del ritorno dell’uomo alla sua misericordia, alla sua Grazia.