lunedì 2 febbraio 2026

Chi impara a vedere bene si avvicina all’invisibile

 

Commento al Vangelo della V Domenica del Tempo Ordinario, anno A – 8 febbraio 2026

  
+ Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16)

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Commento

 Mi sembra che questa sia la sola volta che Gesù dice ai suoi discepoli e alle folle che lo avevano seguito, “Voi siete la luce…” Più frequentemente essere luce viene riferito da Gesù alla sua stessa persona.  Pensiamo al Vangelo di Giovanni. Nel Prologo si dice di lui che “veniva nel mondo la luce vera” (1,9), oppure: Al capitolo 8 viene riportata la sua lapidaria affermazione: “Io sono la luce del mondo” (Gv 8,12) oppure, sempre nel Vangelo di Giovanni, dopo la guarigione del cieco nato, egli ribadisce: “Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo” (Gv 9,5). Queste cose possono stare, quindi, insieme? Certo; questa compatibilità è spiegata molto bene da un famoso documento del Concilio Vaticano II, che si chiama – guarda caso – “Luce delle genti” (nell’originale latino: Lumen Gentium).
Al suo inizio, proprio nelle primissime parole di apertura, i padri conciliari affermano: “La luce delle genti è Cristo; e questo santo sinodo, riunito nello Spirito Santo, desidera ardentemente illuminare tutti gli uomini con la luce di Cristo che si riflette sul volto della Chiesa.” (LG 1).

Bene: abbiamo così capito, penso, che l’affermazione di Gesù è temeraria, ma non arbitraria: in qualche modo quelle folle erano già il primo seme di una nascente Chiesa, che diventa luce per il solo merito di riflettere una luce che, attenzione, non è sua, non gli appartiene in proprio, ma la può solo accogliere e manifestare. Proprio così: quegli uomini, affamati di giustizia, di misericordia, più in generale di senso della vita, erano irradiati dalla luce del mondo, che è Gesù, per il solo fatto di essere lì in ascolto di lui.

 Cosa dovremmo fare, allora? Anzitutto, cosa non dovremmo fare! Non distogliere lo sguardo del cuore da Colui che ci parla in mille modi: nel creato, nel fratello e nella sorella che ci passa più vicino, cioè il ‘prossimo’, nelle parole sante del Vangelo e della Scrittura, nel fondo della coscienza. Dovremmo evitare di mettere le toppe agli occhi del cuore, e semplicemente guardare con onestà e calma quello che ci accade ogni giorno. Il poeta Paul Celan diceva: “Chi impara a vedere bene, si avvicina all’invisibile”.