giovedì 27 aprile 2023

Una porta a forma di croce

Commento al vangelo della IV domenica di Pasqua, anno A – 30 aprile 2023


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (10,1-10)

In quel tempo, Gesù disse:
«In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore.
Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».
Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.
Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».

Commento

 Oggi è la cosiddetta domenica del Buon pastore, perché in questo capitolo 10 del vangelo di Giovanni, Gesù si presenta come un pastore che offre la vita per le sue pecorelle. Ma prima ancora di fare questo paragone egli si presenta, anzitutto, come la porta del recinto dove le pecore sono custodite: dice infatti: “chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore”.
Ciò significa per tutti noi pastori della Chiesa, ma anche per tutti voi genitori o educatori cristiani, che se vogliamo avere un minimo di autorevolezza su coloro che ci sono affidati dovremmo parimenti con-formare la nostra umanità a quella di Cristo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la vita;  Il vero pastore delle pecore è capace di entrare per la porta stretta del recinto, che ha la forma della croce, la forma di colui che per definizione è il crocifisso: Gesù.
Diffidiamo, a nostra volta, da tutti coloro che sono affetti da vari sintomi di narcisismo spirituale, cioè che si compiacciono di sé stessi, che non sono capaci di auto-ironia, né di gratuità e disinteresse nel mettersi a disposizione degli altri, e che si sentono insostituibili padri spirituali, a volte quasi “patriarchi”.
Chi accede al gregge per la porta giusta, Cristo, e quindi con le sue stesse disposizioni non sarà mai geloso delle sue pecorelle, ma anzi, - dice Gesù - “chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori”. Riprendo queste ultime parole: “Le conduce fuori”. Cioè una guida secondo il cuore di Cristo non avrà alcun tipo di possessività o paura di confrontarsi con il mondo, ma pur non appartenendo alla logica mondana saprà dialogare con tutti, e saprà essere sempre dono-per-gli altri senza alcuna sorta di ricatto affettivo. Qualcuno ha detto che l’educatore è come un arco: quanto più è robusto tanto più saprà scagliarle lontano da sé le sue frecce.

giovedì 13 aprile 2023

Dalla vita alla morte, andata e ritorno

 

 Commento al Vangelo della II Domenica di Pasqua – 16 aprile 2023

 

 Dal Vangelo secondo Giovanni (20,19-31)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

 

Commento

 Dalla vita alla morte, andata e ritorno. Il Figlio di Dio si presenta con i segni della passione sul suo corpo, per farsi riconoscere dai suoi, ma anche – ne siamo convinti – per mostrarci che la sua gloriosa risurrezione non ha eliminato la memoria di ciò che ha vissuto per noi, piangendo, soffrendo e morendo. La memoria di tutto il suo calvario è incisa nel suo corpo, come la firma di un artista sulla tela del suo capolavoro.

Certamente, in altri passi del vangelo che raccontano le sue apparizioni da risorto, Gesù si presenta come un uomo qualunque, tanto che ad esempio non viene riconosciuto dai discepoli in cammino verso Emmaus. Sembra appartenergli in modo esclusivo la scelta di come rivelarsi. Là nello spezzare il pane, con la Maddalena nel chiamarla per nome. Qui, in questo episodio, nel mostrare che le sofferenze umane resteranno per sempre impresse nel cuore di Dio, e per ricordarci, finché dura questo mondo – si badi bene – che la presenza di Dio resterà sempre impressa in ogni umana sofferenza.
Per tanti uomini e donne di fede i sofferenti sono stati mediatori di luce! Così per san Francesco d’Assisi il lebbroso, o per la Beata Madre Teresa di Calcutta i suoi poveri. Hanno capito il mistero che c’è in loro, e lì hanno potuto dire anch’essi, come Tommaso: “Mio Signore, mio Dio” (cf. LF 57).

Mettiamoci quindi anche noi alla ricerca del costato di Cristo, riconoscendolo nella fragilità di un anziano che vive in casa con noi, o nella casa accanto. E mettiamo anche noi il dito sul segno dei chiodi, lasciandoci coinvolgere nella disavventura di un fratello crocifisso, forse, dai suoi stessi sbagli.
Avremo così anche noi parte alla gioia dei redenti per i quali “ogni lamento si tramuterà in danza, e ogni veste di sacco in abito di gioia” (Salmo 30,12).


domenica 9 aprile 2023

La luce del risorto avanza nella notte

 

 Pasqua del Signore – 9 aprile 2023


+ Dal Vangelo secondo Giovanni (20,1-9)


Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

 

Commento

 Percepiamo sintonia con i discepoli, con la loro fatica a credere a ciò che i loro occhi vedono. Siamo nella notte tra il sabato e quello che da questo momento sarà chiamata da noi cristiani: “Domenica”, cioè “giorno del Signore”. Ogni dettaglio del racconto non viene posto a caso dall’evangelista Giovanni: Maria di Magdala cammina al buio, e il buio non è solo un dato ambientale esterno, ma corrisponde a una tenebra interiore, infatti ella pensa che il corpo sia stato trafugato. Così pure i due discepoli, che addirittura corrono, al progredire della notte e all’avvicinarsi della luce, si avvicinano progressivamente al bagliore della fede che si sprigionava dalla tomba vuota.
Come non capire la loro paura, e il timore ad avvicinarsi a quel mistero! Malgrado il tempo vissuto in compagnia del Maestro, era per loro difficile la comprensione della Scrittura, “che cioè egli doveva risorgere dai morti”. Come resta difficile anche per noi, cristiani di oggi, credere alla risurrezione di Cristo Gesù, nonostante due mila anni di storia e di santità cristiana!
L’evangelista, però, ci suggerisce tra le righe un metodo per rischiarare il nostro cammino: l’ascolto attento e orante della Scrittura, cioè delle testimonianze dei profeti e dei testimoni della risurrezione di Gesù.
Ecco la luce nella notte del dubbio e nell’oscurità della prova: la parola di Dio ci potrà guidare. Gesù ha detto: “Io sono la luce, chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12) e ancora nel prologo dello stesso evangelista leggiamo: “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta” (Gv 1,5).
Ecco chi ci guiderà nel nostro cammino di ricerca: la parola di Dio, la testimonianza di chi ha visto, di chi ha toccato e ha creduto, e per questo sono “beati coloro che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20,29).

domenica 2 aprile 2023

Il punto di arrivo e di rinascita

 

Commento al Vangelo della Domenica delle Palme (breve estratto: Mt 27,45-50), Anno A – 2 aprile 2023 

A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lemà sabactàni?», che significa: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?». Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: «Costui chiama Elia». E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: «Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!». Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.


Commento

Mezzogiorno: è la stessa ora in cui Gesù assetato si rivolge alla donna samaritana per chiederle da bere; è l’ora più luminosa della giornata, ma che questo mezzogiorno racchiude tutto il buio possibile e la cecità del cuore di una vita che rinnega l’amore di Dio; è l’ora degli ultimi istanti separano Gesù dalla morte, quella stessa morte da cui ha riportato indietro l’amico Lazzaro. Tutto il cammino del Messia Gesù passa per la strettoia della croce.

Ma anche tutto il nostro cammino di conversione passa necessariamente per la strettoia dell’accettazione del dolore, del rinnegamento di noi stessi, e del riconoscimento dei nostri sbagli e a volte, delle indelebili conseguenze di essi.

 Si dirà che la morte c’è, che uno l’accetti o che non l’accetti. È vero, ma Gesù ha saputo farne uno strumento di amore, un’occasione di offerta di sé stesso al Padre e alla sua volontà, per esprimere con un linguaggio umano l’amore che da sempre è in Dio.

Gesù cita il titolo del salmo 22 che si conclude con la proclamazione della potenza del Signore. Sembra che Gesù abbia voluto iniziare sulla croce questa preghiera per concluderla nell’altro capo del suo esodo pasquale, nella gloria dei Cieli.

In quest’ultimo grido di Gesù c’è la rabbia di tutti quelli che si sentono realmente abbandonati da Dio, che non nutrono speranza alcuna, e che innalzano il loro lamentano a un Dio di cui non conoscono nulla se non che potrebbe, e “dovrebbe” tirarli fuori dai problemi. Gesù non spiega nulla, Gesù da spazio nel suo cuore e nella sua esistenza concreta a tutti quei lamenti e grida di rabbia. Lui raccoglie e riporta nel cuore del Padre. A Pasqua capiremo che, affidati alla mediazione di Cristo Signore, i nostri lamenti e le nostre recriminazioni saranno tramutati in canti di lode e di benedizione.
   



giovedì 23 marzo 2023

Oltre la soglia

 

 Commento al Vangelo della V Domenica di Quaresima/A – 26 marzo 2023


Dal Vangelo secondo Giovanni (Forma breve: Gv 11, 3-7.17.20-27.33b-45)

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

Commento

 L’evangelista rimarca l’attesa di due giorni di Gesù prima di mettersi in cammino (quindi nel terzo giorno!) verso Betània dove il suo amico Lazzaro era molto malato. D’altronde la non-fretta è motivata anche dalle sue parole:
«Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato».
Da notare come gli interlocutori di Gesù, che rappresentano la mentalità del mondo, guardano sempre al passato, alle cause delle situazioni, a quello che Dio avrebbe potuto fare, e che non ha fatto. Forse qualcuno ricorderà il Vangelo di Domenica scorsa quando di fronte al cieco nato qualcuno chiese: “Ha peccato lui o i suoi genitori?” Gesù in quel contesto rispose: “Né lui ha peccato, né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio” (Gv 9,3). Anche in questo episodio il rimprovero delle sorelle del suo amico appena morto non si fa attendere: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto”. Ma, lo abbiamo già detto, Gesù guarda avanti, al bene che Dio Padre saprà trarre anche da una tale drammatica situazione.
Si, la chiave di volta di questo vangelo è proprio nello sguardo e nel respiro di vita eterna che Dio offre in ogni momento. Anche nella situazione più compromessa, come la morte, Dio manifesta la sua vita, al di là di ogni limitazione temporale o umana. Noi uomini ci preoccupiamo sempre del perché di una certa disgrazia, o del come si poteva evitare, e questo in parte è anche giusto. Fate caso a come ad ogni notizia di disastro sismico, idrologico o ambientale segue sempre l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica (e questo, ripeto, è anche giusto). Quello che non riusciamo ad immaginare e che solo lo sguardo di Cristo risorto ci può offrire, è il progetto di bene che Dio, comunque, porterà a termine. Non siamo capaci, per natura nostra, di affrontare la fine con lo sguardo della Pasqua. Ma questo è proprio ciò che Gesù può comunicarci con la sua presenza. Le attese e le speranze umane non valicano la soglia della tomba di Lazzaro. La Speranza di chi vive nell’amicizia di Cristo Signore, invece, attraversa i cieli, e non si ferma neppure di fronte alla morte.




giovedì 16 marzo 2023

La luce splende nelle tenebre

 

 Commento al Vangelo della IV Domenica di Quaresima/A – 19 marzo 2023



+ Dal Vangelo secondo Giovanni (9,1-41)

In quel tempo, Gesù passando vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo».
Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe», che significa “Inviato”. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, me lo ha spalmato sugli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!». Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui. Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi». Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».
Parola del Signore
 

Commento

 Nella saggezza popolare si dice che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Dopo aver ascoltato questo vangelo potremmo anche dire: “non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere”
I farisei in questione non hanno il torto di conoscere la legge di Mosé, che in sé è una cosa buona, ma di usarla come strumento di potere e prestigio personale. Quell’uomo cieco dalla nascita, invece, che riconosce semplicemente che prima non ci vedeva e dal momento dell’incontro con Gesù e dopo aver fatto ciò che questi gli aveva detto, comincia a vedere, riesce a vivere un incontro vero con Gesù Signore.  

Il non vedente torna a vedere perché col suo cuore puro “vede”, intuisce che può fidarsi di quell’uomo fino ad allora sconosciuto; non per nulla nelle Beatitudini Gesù dice: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio”; i farisei invece rimangono allo scuro perché attaccati alla loro presunzione religiosa, totalmente disconnessi dal loro cuore, cioè da una ricerca sincera del Bene.

Potremmo stabilire un’analogia tra la dimensione fisica e quella spirituale di una persona. Sappiamo bene che per vedere non è sufficiente la salute degli occhi, ma occorre anche una minima presenza di luce. Parimenti nella vita spirituale, non è sufficiente avere ascoltato il Vangelo, incontrato la Chiesa e ricevuto i Sacramenti, ma occorre anche custodire una coscienza pura, desiderosa, in tutta onestà, di scegliere ogni momento il massimo Bene, per me e per gli altri. Ed è proprio questa luce di sincerità che mancava ai farisei e che potrebbe mancare in certe situazioni – Dio non voglia - anche a noi.

Potessimo essere così umili da riconoscere che a volte restiamo ciechi per la convinzione che sono sempre gli altri a sbagliare, per la convinzione che le nostre forme religiose sono le uniche valide, per la convinzione che sono sempre gli altri che si devono adattare a noi, e mai noi agli altri. Perché se così non fosse anche a noi Gesù direbbe. “Siccome dite ‘noi vediamo’ il vostro peccato rimane”.