La seconda nascita del figlio di Dio
TESTO (Gv 1,1-5. 9-14)
In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
COMMENTO
Chissà quante volte abbiamo sentito introdurre il Padre Nostro durante la S. Messa con queste parole: “Il Signore ci ha donato il suo Spirito, con la fiducia e la libertà dei figli diciamo … “
Il breve monito ci ricorda la vera e propria rinascita dall'alto che si rinnova ogni volta che per le mani del sacerdote viene offerto a Dio Padre il sacrificio di Cristo Gesù, presente nel pane e vino appena consacrati. Il Battesimo che ci rende un medesimo essere con Cristo (cfr CCC 2565) una volte per tutte, e l’Eucaristia che a lui ci incorpora in modo sempre più profondo, realizzano quello che Giovanni annuncia proprio nelle prime righe del suo Vangelo: “A quanti però l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”.
La rigenerazione come figli di Dio non è opera nostra, ma è anzitutto frutto della Grazia divina che giunge alle nostre vite tramite quei prolungamenti dell’umanità di Cristo che sono i segni sacramentali. Questi segni ci trasmettono in modo efficace e reale la sua salvezza, il suo amore, la sua stessa vita, il suo spirito che prega in noi e in nostro favore Dio Padre chiedendo quello che neanche noi sapremmo o oseremmo chiedere; si realizza proprio ciò che Gesù voleva indicare a Nicodèmo in quel celebre dialogo notturno, raccontato due capitoli più tardi: “se uno non rinasce dall’alto non può vedere il regno di Dio”.
Si dice spesso vedere per credere, ma è ancor più vero il contrario: credere per vedere. Credere nel suo nome, appunto, per vedere cose veramente nuove sorgere nella nostra povera esistenza di mendicanti di Dio, per vedere la luce di Cristo rischiarare il nostro cammino verso un’esistenza più piena, più vivibile, o semplicemente più umana.
In questa prima Domenica dell’anno ci potrebbe far bene riassaporare la celebre espressione di San Paolo “Se uno è in Cristo è una creatura nuova, le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” ( 2 Cor 5,17 ).
Buon anno e buona rinascita a tutti!
UNO STUPORE CHE STUPISCE
TESTO ( Lc 2,22-40)
22 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, 23 come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore»; 24 e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi.
Vi era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; quest'uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d'Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui; 26 e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. 27 Egli, mosso dallo Spirito, andò nel tempio; e, come i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge, 28 lo prese in braccio, e benedisse Dio, dicendo: 29 «Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo,secondo la tua parola; 30 perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,31 che hai preparata dinanzi a tutti i popoli 32 per essere luce da illuminare le gentie gloria del tuo popolo Israele».33 Il padre e la madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che si dicevano di lui. 34 E Simeone li benedisse, dicendo a Maria, madre di lui: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione 35 (e a te stessa una spada trafiggerà l'anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati». 36 Vi era anche Anna, profetessa, figlia di Fanuel, della tribù di Aser. Era molto avanti negli anni: dopo essere vissuta con il marito sette anni dalla sua verginità, era rimasta vedova e aveva raggiunto gli ottantaquattro anni. 37 Non si allontanava mai dal tempio e serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quella stessa ora, anche lei lodava Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme. 39 Com'ebbero adempiuto tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città. 40 E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui.
COMMENTO
Una famiglia del tutto speciale ma anche molto normale; Maria e Giuseppe sono due genitori così umani da non essere risparmiati dalla fatica di capire e approfondire ciò che Dio stava operando in essi e in particolare tramite il loro figlio Gesù. Una famiglia normale perché come tutte le famiglie di questo mondo sono custodi di un mistero, in senso stretto una realtà umana che rivela qualcosa di divino, che sfugge ai sensi della nostra intelligenza.
La loro normalità addirittura ci deve stupire perché a loro volta Giuseppe e Maria si stupiscono di ciò che Simeone dice di Gesù. “Egli è luce per illuminare le genti e gloria del popolo di Israele”.
Eppure Maria aveva ricevuto qualche spiegazione dall’angelo Gabriele, e la parente Elisabetta l’aveva salutata come la madre del suo Signore. Ma anche Giuseppe, ci dice il vangelo di Matteo, aveva ricevuto in sogno delle istruzioni abbastanza dettagliate su ciò che quel bambino avrebbe realizzato. Proprio qui la straordinarietà della famiglia di Nazareth: la presenza di Dio che accetta il lento e progressivo sviluppo della crescita umana, e due genitori che non danno nulla per scontato e crescono nella grande scuola del silenzio, della custodia umile delle parole del Signore.
Tratteniamo e custodiamo anche noi qualcosa da questa meraviglia di famglia di Nazareth: da primo direi la pazienza di Dio, egli non solo fa aspettare tutta una vita il pio Simeone, perché sa di ricompensarlo abbondantemente, ma la stessa pazienza Egli la usa con noi perché aspetta e accetta il nostro cammino, fatto di molte cadute, che porta all’incontro con la piena verità della sua persona. Pensate! un cammino che anche la Vergine Maria, pur preservata da ogni macchia di peccato ha dovuto fare.
Secondo, la capacità di porre domande alla storia quotidiana, di leggere gli eventi con curiosità, di sapersi stupire delle tante piccole novità che germogliano nelle nostre famiglie. Mai nulla deve essere scontato nelle nostre case, e sempre ogni giorno i nostri occhi possono e devono vedere le opere di Dio incarnarsi nelle nostre relazioni familiari, tanto ripetitive quanto cariche di mistero. Occhi nuovi frutto di un cuore puro. Ha detto Gesù: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”
NOTTE DI NATALE
L’UOMO DELLA PORTA ACCANTO
TESTO ( Lc 2, 1-14 )
1 In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l'impero. 2 Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città.
4 Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide, 5 per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta.
6 Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; 7 ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.
8 In quella stessa regione c'erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. 9 E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. 10 L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: 11 "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. 12 E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia"».
13 E a un tratto vi fu con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!»
COMMENTO
Usi e costumi del tempo di Gesù ci chiariscono ancora meglio i dettagli pratici della nascita di Gesù. Ogni famiglia giudea doveva avere una casa patriarcale in cui tutti i figli e discendenti potevano saltuariamente radunarsi insieme. Il censimento ordinato da Quirinio poteva essere una di queste occasioni. Ma la casa, o l’albergo, come viene definito, era talmente stipato che Maria e Giuseppe dovettero accontentarsi di appoggiarsi in un fianco della casa, presumibilmente dove erano gli animali, dato che si parla di una mangiatoia. Capiamo che il buon Giuseppe della casa di Davide non doveva certo essere uno dei membri più eminenti e in vista del suo casato, eppure su lui e la sua sposa, e non su altri, doveva cadere la scelta dell’Altissimo per abbassarsi fino a noi, fino alla bassezza della nostra povera umanità.
Questo scenario basterebbe a capire la grandezza del nostro Salvatore Gesù di Nazareth. Lui ha scelto gesti semplici e persone umili per operare cose immense ed eterne. Bastò questo scenario per commuovere il cuore di Francesco d’Assisi. Francesco a Greccio in quella notte di Natale , dove secondo la tradizione creò il primo presepe della storia, non aveva statuette e neppure una statua del bambinello, ma solo paglia e un bue e un asino, che secondo una tradizione extra evangelica dovevano essere presenti al momento della nascita. A Francesco bastò rivedere con i suoi occhi la semplicità, la povertà di quel quadro familiare così privo di ogni esteriorità , ma così carico di immensa piccolezza, che alla proclamazione del Vangelo del Natale, poté rivedere con gli occhi del cuore il bambino Gesù. E le fonti francescane ci dicono che di fatto in quella notte di Greccio Gesù nacque di nuovo nel cuore di molti uomini presenti che da tempo si erano allontanati da Dio.
Buon Natale a tutti e un’attenzione! Gesù potrebbe nascere qualche metro fuori dalla vostra porta di casa.
IL “DI PIÙ” DELLE PROMESSE DI DIO
TESTO ( Lc 1,26-38 )
26 Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. 28 L'angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». 29 Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. 30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. 33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». 34 Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» 35 L'angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà dell'ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. 36 Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; 37 poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». 38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l'angelo la lasciò.
COMMENTO
Nell'adempimento della promessa di donarci un Salvatore e un Messia, sembra calpestata la promessa di matrimonio di una coppia di bravi giovani. La cosa in fondo non sarebbe poi così scandalosa: se tutta l’umanità può finalmente accogliere il Messia e ricevere il condono totale e definitivo di tutti i propri peccati, non è tollerabile che ci siano una o al massimo due persone che si sacrificano per tutti?
In realtà anche per Maria e Giuseppe la promessa di matrimonio si è realizzata e questo in una pienezza al di là e al di sopra delle loro stesse aspettative. Il modo che usa Dio nel mantenere le sue promesse di felicità è talmente più grande, stupefacente e imprevedibile di quello umano che in effetti l’attuazione pratica sembra più una disgrazia che una Grazia.
Maria la piena di Grazia in un primo momento si sente privata della sua promessa, e il povero Giuseppe con lei; tuttavia nell'affidamento totale alla Parola di Dio, tutti e due diventano i genitori del Figlio di Dio , non nel senso che lo generano loro ma nel senso che lo custodiscono, e Maria in particolare è capace di rinunciare così radicalmente a se stessa che nel donarci il Salvatore salva se stessa e fa della sua vita un capolavoro di bellezza, di gioia, di stupore.
Dice San Paolo: “ … a colui che può, mediante la potenza che opera in noi, fare infinitamente di più di quel che domandiamo o pensiamo, a lui sia la gloria nella chiesa, e in Cristo Gesù, per tutte le età, nei secoli dei secoli. Amen. ( Ef 3,20-21 )
Accostiamoci alla festa del Natale pensando a tutte le promesse di felicità che la vita non ha mantenuto, pensiamo a tutte le delusioni, ai veri o presunti fallimenti, perché anche in questi si può celare un annuncio di una gioia diversa, nuova, sconvolgente, inimmaginabile. Gesù, lui sì, si è sacrificato per noi per cambiare il senso dei nostri fallimenti e delle nostre cadute. Dunque: Buona rinascita nella speranza a tutti. Vi auguro un Natale che abbia già il sapore della risurrezione.
“CHI SEI TU, E CHI SONO IO?”
TESTO ( Gv 1,6-8. 19-28 )
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
E questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Chi sei tu?». Egli confessò e non negò, e confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Che cosa dunque? Sei Elia?». Rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?». Rispose: «No». Gli dissero dunque: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, come disse il profeta Isaia».
Essi erano stati mandati da parte dei farisei. Lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque battezzi se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo con acqua, ma in mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, uno che viene dopo di me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio del sandalo». Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.
COMMENTO
Un giorno San Francesco d’Assisi rivolse al Signore questa preghiera: “O mio Dio, chi sei Tu, e chi sono io?” La risposta alla prima domanda determina la risposta alla seconda. Se non conosciamo il vero volto di Dio, anche noi diventiamo degli sconosciuti a noi stessi e perdiamo il senso della nostra origine e quindi del nostro destino e della nostra missione.
Giovanni Battista aveva una chiarissima consapevolezza del suo essere solo la “voce” di Colui che era la Parola, la coscienza di avere la missione di preparare la strada, di essere testimonianza della luce vera. Giovanni il battezzatore è veramente un grande perché sa di essere piccolo rispetto a Colui per il quale sta spendendo la sua vita. L’umiltà la conosce e la può spiegare solo chi coglie la grandezza di Dio. L’umiltà è si il risultato di un cammino di ascesi e di mortificazione, a condizione però che a monte vi sia un’esperienza di Dio che tocchi il cuore e che faccia decidere per Lui.
Il Papa Benedetto XVI, all'occasione di un incontro per i religiosi e i sacerdoti, disse che la più bella virtù che dobbiamo vivere è la trasparenza, la pulizia; ci ha portato l’esempio del cristallo che nella sua limpidezza lascia vedere e lascia passare la luce. L’umiltà non è silenzio (o comunque non sempre), ma annuncio di una verità che salva e che si rivela in pienezza nella persona di Gesù di Nazareth e di cui tutti siamo chiamati ad essere trasparente manifestazione.
BEATI GLI INSONNI
TESTO (Mc 13, 33-37)
State attenti, vegliate, perché non sapete quando sarà il momento preciso. E' come uno che è partito per un viaggio dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vigilare. Vigilate dunque, poiché non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino, perché non giunga all'improvviso, trovandovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: Vegliate!».
COMMENTO
Non si sa più se la percepiamo o no come una bella notizia, ma in ogni caso il Signore un giorno tornerà. Non si può fare il conto alla rovescia ma l’oggetto dell’attesa è certo, più certo di ogni altro avvenimento della storia. Non ci resta che vegliare.
Ciascuno ha “il suo posto” e ciascuno deve perseverare nel servizio affidatogli, e noi sappiamo che questa casa che il Padrone affida temporaneamente ai suoi servitori è la casa del Regno di Dio, la casa dove deve regnare l’amore e la pace devono regnare, grazie e tramite noi, che abbiamo lo spirito di Cristo. Ognuno di noi ha l’incarico di vivere e lavorare per il bene di tutti, perché questo ci chiede il Signore: edificare il Regno dell’amore nell'attesa del suo ritorno.
Non si può pensare di essere a servizio di questo Regno pensando solamente al proprio portafoglio e vivendo solo per il lavoro e per la sicurezza economica della propria famiglia. Bisogna uscire dallo schema “lavoro-guadagno-pago-pretendo” per essere discepoli di Cristo, e mettere la nostra vita a servizio degli altri, in modo gratuito.
La vigilanza è un atteggiamento di discernimento continuo tra il bene e il male, perché se c’è il male che fa’ rumore e notizia, c’è anche il male strisciante che si insinua silenziosamente nelle coscienze e che a piccoli passi allontana dall'Amore. A furia di dire “Che male c’è?” si va lontano, ci si chiude in se stessi, ci si addormenta e non ci si indigna più di niente. Il Signore lo dice anche a noi: “vegliate!”
MOMENTI DI GLORIA
TESTO (Mt 25,31-46)
31 Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.32 E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,33 e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.34 Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo.35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato,36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli.42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere;43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.44 Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?45 Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l'avete fatto a me.46 E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».
COMMENTO
La parabola delle dieci vergini , la parabola dei talenti, infine la descrizione del giudizio universale: il Gesù del Vangelo di Matteo mette in serie tre messaggi che sono lì a specificare e circostanziare sempre meglio le sue ultime volontà prima dell’inizio della Passione. Un vero e proprio itinerario di salvezza.
Primo passaggio: Gesù ci invita a vegliare nell’attesa dello sposo perché è lui l’oggetto della nostra speranza e al tempo stesso il soggetto della nostra salvezza.
Secondo: la nostra vigilanza non potrà essere passiva ma operosa e intraprendente desiderio di moltiplicare i doni di Grazia che il Signore ci affida, perché i talenti non sono fatti per essere sotterrati ma per essere donati e quindi incrementati.
Terzo e ultimo passaggio: cosa sono i talenti, cosa vuol dire impiegare i talenti, farli fruttare? Essi sono i semi del Regno di Dio che il Signore ci mette nel cuore, semi d’amore che devono trovare terreno fertile per rendere ore il trenta , ora il cinquanta, ora il cento per uno. Il terreno fertile è il cuore di ciascuno di noi, ma anche il terreno di tanta umanità spesso sofferente, abbandonata, dimenticata. Se saremo capaci di “fare misericordia” come fece Francesco d’Assisi con il lebbroso, allora i talenti d’amore ricevuti gratuitamente ( cioè gratis ) dal Signore faranno frutto nel cuore di quei fratelli che capiranno in modo più che mai eloquente che anche per loro è giunto il Regno di Dio.
Il nuovo umanesimo portato da Cristo non è un fatto anzitutto intellettuale, filosofico, ma primariamente spirituale, un nuovo modo di impostare le relazioni umane, in un’attenzione privilegiata ai più deboli e fragili. In una mentalità e cultura contemporanea centrata sulla massimizzazione del profitto, Gesù ci chiede, facendolo lui per primo, di massimizzare l’attenzione agli ultimi. Solo la pratica di una carità cristiana fattiva e concreta potrà cambiare la mentalità e le culture dei popoli, instaurando già fin d’ora il primato dell’amore, della compassione, cioè il regno dell’amore Dio. Altrimenti anche la chiesa diventa un clan, come dice Papa Francesco, un microclima ecclesiastico in cui senza il respiro dei poveri in cui Gesù è presente, si finisce per morire d’asfissia nelle piccinerie parrocchiali o nelle mafie movimentiste.
Madre Teresa di Calcutta diceva che ogni sera dovremmo farci un esame di coscienza guardandoci il palmo delle mani. Cosa hanno fatto queste mani? Chi hanno servito, a cosa sono servite? Per chi hanno lavorato? Cosa hanno toccato? Come hanno toccato? Mi auguro che la meravigliosa semplicità di questo brano di Vangelo possa essere colta da gesti e momenti altrettanto semplici come quello suggerito da Madre Teresa. Per riflettere e per poi agire.