giovedì 27 febbraio 2014

Commento al Vangelo VIII Domenica TO anno A. 2 marzo 2014




Abolito il part-time per Regno dei Cieli



TESTO ( cf Mt 6,24-34 )

24 Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a mammona.
25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un'ora sola alla sua vita? 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32 Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena. 


COMMENTO

Quando Gesù chiede di servire chiede di donare tutto, di essere dono totale, di impiegare tutte le nostre forze e risorse umano-spirituali. Non si tratta di fare "cose", di compiere dei servizi, perché se così fosse potremmo ben fare cose a beneficio di più "padroni", come già per altro facciamo: poniamo dei gesti a beneficio della famiglia e di me stesso ( il lavoro ), a favore dello Stato (imposte) , a favore di associazioni di cui siamo membri, a favore di amici. Gesù ci chiede di mettere una sola cosa al di sopra di tutto. Ecco perché non ci si può mettere a servizio di più di un  padrone in contemporanea, perché se già questi fossero due non potremmo che donare il 50% a ognuno.

La cosa interessante è che Gesù oppone in maniera antitetica rispetto al "servizio" di Dio proprio il "servizio" del denaro (mammona !). Non lo ha mai fatto, in maniera cosi categorica e netta, per nessun altra realtà creata, se ricordo bene. Gesù non ha mai detto : "non potete servire Dio e il vostro desiderio di sapienza!", per quanto sappiamo bene la pericolosità dell'orgoglio del conoscere. Gesù non ha mai detto: "non potete servire Dio e la vostra sensualità", per quanto sappiamo bene la pericolosità di questa. Contro il pericolo del denaro Gesù ci mette in guardia con sacro ardore. E' proprio il caso di dire che quanto ci allontana da Dio l'attaccamento ai soldi …" Dio solo lo sa!" E san Paolo ci rincara la dosa quando dice: "La radice di tutti i mali è l'amore del denaro". (1 Tm 6,10). Chi può dargli torto!

Gesù non ci chiede di disinteressarci dalle realtà terrene,  di smettere di lavorare o di smettere di produrre; Gesù ci chiede di non affannarci dietro a queste cose … perché ci perdiamo l'anima!
Ci invita a guardare in alto. Chi cerca il regno di Dio e la sua giustizia, mettendolo al primo posto, è obbligato moralmente a occuparsi anche della dignità propria e dei suoi fratelli. Chi cerca e mette al primo posto il denaro, non saprà mai staccare né occhi né cuore da per terra; fisserà sempre quei 4–5 palmi di terra davanti alla punta dei piedi … quei 4-5 palmi di terra ( e qualcosa in più) sotto i quali prima poi dovrà un giorno essere sepolto e dove si terminerà per sempre la sua triste avventura. "Quanto è difficile per un ricco entrare nel regno dei cieli; è più facile ...( Mt 19,21-26).

Facciamo entrare un po' di amor di Dio nella nostra vita, sarà Lui a farci sentire l'inutilità di tante cose, sarà Lui a farci vivere giorno per giorno senza ansia per il domani, a vivere liberi come gli uccelli del cielo , e belli ed eleganti come i gigli del campo. A Dio tutto è possibile! 

venerdì 21 febbraio 2014

Commento al Vangelo VII Domenica Tempo Ordinario anno A. 23 febbraio 2014



La vetta (del discorso) della montagna


TESTO ( Cf Mt 5,38-48 )

38 Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; 39 ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; 40 e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. 41 E se uno ti costringerà a fare un miglio, tu fanne con lui due. 42 Da' a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle.
43 Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; 44 ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, 45 perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. 46 Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? 47 E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste


COMMENTO

Non sarà un caso se il Signore ci ha detto di chiedere al Padre " rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori ". Non sarà un caso , visto che il perdono è qualcosa di divino; solo una forza sovrumana sembra rendere possibile di amare il nemico, colui che ci vuole del male.

Come può Gesù essere così esigente? Come può chiederci qualcosa di così tanto nobile, alto, ma anche tanto difficile, come già detto apparentemente al di là delle forze umane? Come può Gesù arrivare a domandarci di essere perfetti  " come il Padre vostro che è nei cieli " ?

C'è un'unica possibilità: che qualcosa di divino prenda il comando delle operazioni nel nostro cuore, che una scintilla dell'AMORE arrivi a toccare la nostra vita. Questo qualcosa di divino è Gesù stesso. Gesù risorto ci ha donato il suoi spirito, ci ha lasciato la sua forza , il suo amore, il suo cuore immacolato, ci ha lasciato tutto di sé. Il suo spirito è la sua presenza stessa che anima la nostra vita, i sentimenti, le passioni , i gesti, le parole. Il frutto dello spirito è amore, gioia, pace , pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé ( cf Gal 5 ). E' attraverso il suo Spirito, invocato sul pane e il vino, che possiamo avere addirittura il suo corpo e il suo sangue sull'altare.

Ci troviamo ai vertici della spiritualità e della moralità cristiana. Della spiritualità, perché ci viene richiesto di accogliere nel cuore, fino in fondo, l'anima del Vangelo di Gesù, il lievito del suo messaggio, il senso della sua vita, una vita tutta improntata al dono di sé. Della moralità, perché i nostri comportamenti devono annunciare  e concretizzare ciò che il cuore ha accolto.
L'amore dei nemici e il perdono sono entrambi possibili ma solo se i pensieri e gli atteggiamenti sono animati dalla carità divina.

Il perdono ci avvicina a Gesù, e avvicina Gesù agli uomini del nostro tempo.

Con San Francesco lodiamo il Signore  :
 "Laudato si', mi Signore, per quelli che perdonano per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribulatione.
Beati quelli ke 'l sosterranno in pace,
ka da Te, Altissimo, sirano incoronati".

venerdì 14 febbraio 2014

Commento Vangelo VI Domenica TO anno A. 16 febbraio 2014


Questione di cuore


TESTO ( cf. Mt 5,17-37 )

17 Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. 18 In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla legge, senza che tutto sia compiuto. 19 Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli.
20 Poiché io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
21 Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. 22 Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
23 Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, 24 lascia lì il tuo dono davanti all'altare e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
25 Mettiti presto d'accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l'avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. 26 In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all'ultimo spicciolo!
27 Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; 28 ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.
29 Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. 30 E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
31 Fu pure detto: Chi ripudia la propria moglie, le dia l'atto di ripudio; 32 ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all'adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
33 Avete anche inteso che fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; 34 ma io vi dico: non giurate affatto: né per il cielo, perché è il trono di Dio; 35 né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. 36 Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. 37 Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.

 

COMMENTO

“Domaine litigieux, danger de mort!” (Proprietà contesa, pericolo di morte!)
E' una scritta che ho trovato un giorno sul muro di una casa in Africa. Spesso si trova la dicitura " proprietà contesa" ma questa volta mi ha colpito l'aggiunta  " … pericolo di morte! "

In realtà nell'intenzione di chi ha scritto c'è la volontà di tenere alla larga potenziali intrusi che vogliano prendere le difese di una delle due parti; una sorta di avviso per dire: "non vi immischiate o ci lasciate le penne!". Però in questa frase c'è una saggezza evangelica ispirata dall'alto e che ritroviamo proprio nel brano di questa Domenica.
In fondo è vero: la divisione , la contesa, la lotta, portano sempre alla morte spirituale, alla riduzione della bellezza del vivere, anche di colui che riesce a spuntarla. L'odio genera morte eterna, ma di chi fino all’ultimo lo serba in cuore.

Le parole di Gesù sono un rimprovero severissimo.
Colui che dice all'altro "rinnegato" ne risponderà nel fuoco della Geenna. ( Mt 5, 22 )
Inoltre, non solo Gesù ci chiede prima di avvicinarci al suo altare di preoccuparci di ciò che noi abbiamo contro gli altri, ma di preoccuparci anche di ciò che gli altri hanno contro di noi; in teoria senza alcuna colpa oggettiva da parte nostra.
Dice infatti " Quando presenti la tua offerta all'altare, se lì ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta , davanti l'altare, e va prima a riconciliarti con tuo fratello; poi torna e presenta la tua offerta." ( Mt 5, 23 ).

Il discepolo di Gesù deve essere sempre strumento di comunione , mai di divisione. Il fatto stesso che qualcuno possa soffrire per causa mia , anche se non ho alcuna colpa, mi deve interpellare e spingere a "guadagnare" alla pace il mio fratello, nella misura evidentemente della consapevolezza che ne ho. Certo, posso non essere a conoscenza di tutti quelli che ce l'hanno con me per non so quale motivo. Il Signore ci chiede di creare comunione là dove possiamo. E se il fratello rifiuta il gesto di comunione noi continueremo a pregare per lui.
Qui non si tratta di una purezza rituale , come quella che ricercavano i farisei ( fariseo voleva dire appunto "puro" ) ma di una purità esistenziale, di vita, di cuore. Due domeniche fa' abbiamo sentito: "Beati i puri di cuore perché vedranno Dio!". Si: i puri di cuore vedranno Dio e lo fanno pure vedere agli altri. 

Cerchiamo la purezza del cuore, la pace con tutti, anche con quelli che ci hanno ferito e deluso.  E' questione di volontà , ma di una volontà che si dirige alla Grazia, perché il perdono, la pace sono doni della Grazia di Dio e senza la Grazia resteremo prigionieri all'infinito del rancore, dalla rabbia e dell'amarezza. Chiediamola insistentemente , con preghiere, digiuni e atti di carità concreti.
La preghiera domanda, la penitenza ottiene, la carità riceve.

mercoledì 5 febbraio 2014

Commento Vangelo V Domenica TO anno A. 9 febbraio 2014



NON TUTTO E’ UTILE 
MA TUTTO HA UN SENSO


TESTO ( Mt 5, 13-16 )

13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, 15 né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.


COMMENTO

Nei testi di grammatica italiana è scritto che il modo indicativo dei verbi afferma l'azione come reale e di fatto; è il modo della certezza, e mostra che chi parla è sicuro di ciò che dice. Dunque è vero : siamo sale della terra! Non c'è da sforzarsi. Non è una conquista del nostro zelo o della nostra disciplina ascetica. Siamo sale per natura, è il caso di dire: per scelta divina. Gesù stava parlando ai suoi discepoli, non a tutti quelli che lo stavano seguendo."Voi siete il sale della terra! ".

Ma il sale può mai perdere il sapore? In natura sembrerebbe di no, ma dalle parole di Gesù sembrerebbe di si. La possibilità c'è: diventare insipidi , insignificanti, dunque perdere tutto. Se il sale non è più salato, lo si potrebbe ancora chiamare così? 

Il sale è necessario al nostro organismo ma ancor più al nostro gusto , al nostro desiderio di dare sapore a ciò che mangiamo. Nessuno andando a ristorante penserà mai a ordinare del sale , ma darà piuttosto per scontato che esso sia presente là dove deve stare. Diciamo che il sale lo si nota piuttosto quando manca.

Per noi perdere il sapore significa perdere il contatto con Colui che ci ha creato " sale " della terra.
Forse ci sfugge che noi siamo continuamente creati e ri-creati in Cristo. Perdere una relazione viva con la nostra matrice, il nostro modello, ci rende in-sipidi, insignificanti, non ci permette più di essere quello che siamo. Perdere il contatto con Cristo , rivelazione umana di Dio amore, ci rende egoisti , chiusi gli uni agli altri, quando invece siamo stati creati per amarci e lasciarci amare.

La "città degli uomini" cerca l'utilità pratica, cerca il fine pratico in ogni cosa. La domanda che si pone dinanzi ad ogni oggetto o azione è : " A cosa serve? Che utilità ha? " E così nella logica terra-terra siamo continuamente chiamati ad andare ad altro: questo serve a quest'altro; quest'altro sarà utile a quest'altra cosa; quest'altra cosa servirà per un'altra cosa ancora, e così via. 
Invece Gesù ci invita a stare , a comprendere il valore di ciò che siamo , a comprendere la dignità e il sapore della nostra esistenza. La mia esistenza così ha sapore, ha valore , ha un senso anche quando non è " utile " a nessuno. Perché ? perché dice e "racconta" che Qualcuno mi ha voluto, che Qualcuno c'è. Qualcuno mi ama. Non tutto allora forse è "utile", ma ogni cosa del creato ha senso perché racconta il suo Creatore , perché ci apre ad una relazione " terra – Cielo ". Il senso ci fa guardare ad altro in senso verticale, l'utilità pratica ci fa guardare ad altro in senso orizzontale. La ricerca di senso, di sapore, apre una relazione terra - Cielo, la ricerca dell'utilità pratica una relazione terra – terra.

mercoledì 29 gennaio 2014

Commento al Vangelo IV Dom TO anno A. 2 febbraio 2014



LA PAZIENZA DELL’UOMO, 
LA PAZIENZA DI DIO


Testo (Lc 2,22-40) FESTA DELLA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

22 Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, 23 come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; 24 e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.
25 Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; 26 lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27 Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28 lo prese tra le braccia e benedisse Dio:
29 «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
30 perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31 preparata da te davanti a tutti i popoli,
32 luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».
33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 34 Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione 35 perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l'anima».
36 C'era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto col marito sette anni dal tempo in cui era ragazza, 37 era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
39 Quando ebbero tutto compiuto secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nazaret. 40 Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui.


Commento

In questa IV Domenica del Tempo Ordinario le letture sono tratte dalla liturgia della Festa della Presentazione del Signore che ricorre appunto il 2 febbraio. Il Vangelo ci offre l’episodio di Maria e Giuseppe che , secondo la legge di Mosè, portano il proprio bambino al tempio per offrire in cambio di questo una coppia di animali. La loro fedele osservanza della legge permette l’incontro con due personaggi che con altrettanto zelo religioso aspettavano il “conforto d’Israele” cioè il compimento delle attese messianiche e l’incontro con il Cristo di Dio. 

Simeone esprime la sua gioia prorompendo in quell'inno che la chiesa prega tutti i giorni nella liturgia di Compieta: “Ora lascia o Signore che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza … “ Assomiglia a quei sospiri di soddisfazione e di profonda pace che certi genitori fanno quando vedono i propri figli finalmente sistemati, o a quel sentimento che affiora dopo aver vissuto dei momenti veramente belli, così belli da farti dire che in quel momento potresti anche morire. 

La profetessa Anna addirittura viveva notte e giorno nel tempio. Aveva vissuto da giovane sette anni col suo marito e rimasta vedova, era arrivata a ottanta quattro anni, cioè dodici volte sette. Quel suo matrimonio aveva avuto una sua pienezza, simboleggiata dal numero sette; ma la sua vita in quel momento aveva raggiunto una pienezza moltiplicata, dodici volte sette, una pienezza di pienezza. In quell'anno così ricco di simbologia, tanto che l’evangelista Luca non manca di farlo notare, e in quel luogo così sacro alla religione ebraica, la profetessa Anna loda e benedice Dio accogliendo il nuovo tempio di Israele, Gesù di Nazaret, la realizzazione di ogni desiderio umano.
Simeone e Anna ci insegnano la virtù della speranza, la capacità dell’attesa amorosa dello Sposo divino. 

Papa Francesco ci ha ricordato che con Dio bisogna avere pazienza e saper aspettare che agisca con i suoi modi e i suoi tempi, proprio come ci ricorda Isaia: “perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie - oracolo del Signore. Quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri. (Is 55,8-9) 

In questa paziente attesa del rivelarsi anche nelle nostre storie personali della luce del Signore Gesù, ricordiamoci sempre, tuttavia, che per quanto lungo e faticoso possa essere il cammino della nostra paziente attesa, infinitamente più grande è la pazienza del nostro Padre celeste rispetto alle nostre frequenti cadute.    

sabato 25 gennaio 2014

Commento al Vangelo III Dom TO anno A. 26 gennaio 2014



LA VOCE È IMPRIGIONATA, LA PAROLA È LIBERATA



TESTO  (Mt 4,12-23) 

Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono.
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.


COMMENTO

Riassunto delle puntate precedenti: La luce del Verbo è apparsa nelle tenebre del mondo; Gesù di Nazareth compie l’immersione rituale nelle acque della nostra umanità malata e offuscata dal peccato perché noi possiamo essere immersi nel suo spirito, nelle acque di quell’oceano di pace che è Dio stesso, l’Amore, la comunione divina del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. 

Dal gesto che annuncia e significa, ora Gesù passa all’annuncio tramite le parole e le opere. Non appena la voce che ha gridato nel deserto viene imprigionata, il Verbo-Parola Gesù di Nazaret entra in azione perché si può arrestare la voce ma non il contenuto di salvezza che essa porta. Proprio perché la voce del Battista annuncia la liberazione e la vicinanza del Regno dell’amore di Dio, il tentativo violento e criminale di arrestare il suo corso rende più manifesta la sua potenza, la sua efficacia, il suo messaggio di felicità che dice “beati i perseguitati a causa della giustizia perché di essi è il Regno dei cieli”. Ora entra in azione Gesù. Tace la voce, corre la Parola; si estingue il suono, risuona l’armonia; si addensano le ombre di morte, si leva la luce; Erode occulta la verità ma la forza di essa è inarrestabile e comincia ad agire, a cambiare la vita di chi ne riceve l’annuncio. 

Gesù passa sulle rive del mare di Galilea annunciando la vicinanza del suo regno e invitando alla conversione, al cambiamento delle nostre priorità. Le due coppie di fratelli chiamati da Gesù sono invitati a ridefinire l’obbiettivo della loro vita perché ormai il tempo è breve ed è più urgente che volgano la loro competenza di pescatori al salvataggio degli uomini, più che alla ricerca del cibo materiale. In fondo l’operaio del Regno ha diritto al suo cibo e c’è un pane spirituale che nutre per la vita eterna e di cui l’umanità soffre terribilmente la mancanza; proprio questo cibo può  moltiplicare le forze anche per il reperimento e la condivisione di quello materiale. 

Ora tutto diventa nuovo, ogni cosa assume un senso nuovo, ogni rapporto umano può essere ridefinito. Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni sono chiamati a vivere il loro essere fratelli in un contesto di nuove relazioni, in cui il cardine è Gesù stesso che ci rende fratelli nella verità, perché ci riporta alla verità della nostra comune figliolanza divina.

Noi discepoli di questo tempo dobbiamo essere fratelli nella ricerca dell’umanità perduta, fratelli come Pietro e Andrea nel comune desiderio di trasmettere la bellezza dell’esperienza del Signore. Dobbiamo essere fratelli anche nel riparare le reti, come Giacomo e Giovanni, perché non accada che le nostre fatiche pastorali non raccolgano alcunché per i troppi buchi nei nostri tessuti ecclesiali, per le troppe smagliature nelle nostre relazioni fraterne. 

Al termine di una settimana di preghiera per l’unità dei cristiani ci gioverebbe ricordare che ogni nostra impresa apostolica è destinata a successi di corto respiro se non affonda radici in esperienze di comunione; le nostre diverse appartenenze associative o movimentistiche ci aiutano a sentirci più Chiesa e a gettare insieme le reti oppure al contrario ci fanno assopire tranquillamente all’interno delle nostre barche?     

giovedì 16 gennaio 2014

Commento al Vangelo II Domenica TO (tempo ordinario) anno A. 19 gennaio 2014



La staffetta della luce


TESTO (Gv 1,29-34)

29 Il giorno dopo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: «Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! 30 Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me. 31 Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua perché egli fosse fatto conoscere a Israele». 32 Giovanni rese testimonianza dicendo: «Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. 33 Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanere lo Spirito è colui che battezza in Spirito Santo. 34 E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio».


COMMENTO

Come all’approssimarsi delle olimpiadi la fiaccola olimpica viene portata da personaggi sempre più noti del mondo sportivo e per ultimo da colui che, più di spicco rispetto agli altri, ha l’onore nel giorno inaugurale di accendere il grande bracere, similmente Giovanni il battezzatore vede arrivare il momento di passare il testimone al vero protagonista, all’ultimo tedoforo, al portatore di quella fiamma che dovrà ardere ed esplodere in tutto il suo bagliore non sul monte Olimpo ma sul Calvario, luogo ben più decisivo e cruciale per i destini umani; perché la coscienza di ogni uomo sia rischiarata, perché siano svelati i pensieri di molti cuori, perché finalmente Cristo realizzi nella sua carne “l’immersione” ( leggi: il battesimo ) nella nostra storia di peccato preannunciata ritualmente nel Battesimo al Giordano.

Questo è stato il desiderio più ardente e tremendo del nostro salvatore, la sua vera passione: accendere il fuoco della carità divina per purificare e infiammare i cuori e che doveva accendersi sulla croce, tanto che lui stessa dirà: “Sono venuto a portare il fuoco sulla terra; e come vorrei che fosse già acceso! C'è un battesimo che devo ricevere; e come sono angosciato, finché non sia compiuto! “ (Lc 12,49-50). 

In questo caso tuttavia l’ultimo portatore e testimone della fiamma, Gesù di Nazaret, è la luce stessa e per questo Giovanni dice di lui: “Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo che mi è passato avanti, perché era prima di me.” Gesù è luce e le tenebre non l’hanno accolta ma non hanno potuto arrestare il suo tragitto e il suo destino apportatore di salvezza. La cometa che ha guidato i magi a Betlemme non si è spenta, ma ha continuato a viaggiare perché è stata guidata dalla Luce che era prima di lei e che doveva guidare il Figlio alla sua piena rivelazione, iniziata nel Giordano, compiuta nella Pasqua, manifestata a tutte le genti nella Pentecoste. 

A noi atleti dello spirito il compito della lotta gioiosa e vittoriosa che si avvale della forza dell’unico vincitore Cristo Gesù, ricordando l’ammonimento di San Paolo: “ Non sapete che nelle corse allo stadio tutti corrono, ma uno solo conquista il premio? Correte anche voi in modo da conquistarlo!  Però ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile.(1 Cor 9,24-25). E dunque, detto in altri termini, accogliendo l’invito alla conversione prima che “i giochi siano fatti”.