COSE VECCHIE CON CUORE NUOVO
TESTO ( Gv 13, 31-33. 34-35 )
31 Quando egli fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell'uomo è glorificato e Dio è glorificato in lui. 32 Se Dio è glorificato in lui, Dio lo glorificherà anche in se stesso e lo glorificherà presto.
33 Figlioli, è per poco che sono ancora con voi. Voi mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: "Dove vado io, voi non potete venire", così lo dico ora a voi. […]
34 Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. 35 Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».
COMMENTO
Due gruppi di termini scorrono in questo testo come due rotaie parallele di un unico binario che, pur di significato diverso, vengono da, e conducono a, uno stesso cuore: l’essenza di Dio. Il primo gruppo è gloria e glorificare; il secondo è amore e amare. Dio è l’indicibile , il tre volte santo la cui gloria ricopre i cieli e la terra; egli è anche l’amore per essenza. San Giovanni nella sua prima lettera ce lo ricorda: Dio è amore ( 1 Gv 4,8 )
Tutto questo ci ha rivelato Gesù di Nazareth. Gesù ha manifestato la grandezza, la potenza e la maestà di Dio dall’alto della croce, la capacità di offrire la vita e di riprenderla dall’abisso della morte; nello stesso gesto ha manifestato il suo amore, l’amore di un Dio che per donarsi in sacrificio per l’uomo assume una vita umana per offrircela in riscatto del nostro peccato.
Chi vuole incamminarsi verso il Signore devo percorrere questo binario: la gloria di Dio e l’amore.
Chi ama manifesta e testimonia la gloria di Dio. Chi ama come Gesù ha amato , accettando di amare fino alla croce, dà gloria a Dio. Noi non possiamo andare nel seno della Trinità nel senso pieno come Gesù, ma possiamo renderlo presente quaggiù, cioè glorificarlo, amandoci con lo stesso amore che lui per primo ci ha dato e dimostrato.
fra Damiano Angelucci da Fano ( OFM Capp): frate itinerante
sabato 27 aprile 2013
sabato 20 aprile 2013
Commento al Vangelo IV Dom di Pasqua. 21 aprile 2013
ASSETATI DI VERITA’
TESTO ( Gv 10, 27-30 )
In quel tempo Gesù disse: “27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono; 28 e io do loro la vita eterna e non periranno mai e nessuno le rapirà dalla mia mano. 29 Il Padre mio che me le ha date è più grande di tutti; e nessuno può rapirle dalla mano del Padre. 30 Io e il Padre siamo uno”.
COMMENTO
Ci sono delle pecore che non appartengono al gregge di Gesù? Delle pecore che non ascoltano la sua voce? Sembrerebbe di si: sono quelle che non vengono dalla verità, cioè che non cercano la verità perché non ascoltano questo intimo richiamo che risuona nella coscienza di ogni uomo.
Nel poco tempo che ho vissuto in Bénin mi è sembrato fin troppo evidente che il Vangelo non si è propagato tanto per la forza dei missionari o per la loro santità, anche se ve ne sono stati, quanto per la sua corrispondenza con ciò di cui abbiamo tutti bisogno: la verità , la bellezza, il bene. Tutte cose che solo Gesù ha saputo rivelarci e portare a noi uomini da parte di Dio Padre. “Tu hai parole di vita eterna, da chi andremo?” Coloro che hanno mantenuto il cuore puro non potevano sbagliare: era Gesù e lui solo che poteva saziare il loro desiderio di Assoluto, e lo hanno seguito. I farisei, meno preoccupati della verità , e molto più del loro prestigio di casta, non lo potevano riconoscere.
venerdì 12 aprile 2013
Commento al Vangelo III Domenica di Pasqua, 14 aprile 2013.
ACCESSO RISERVATO AL PERSONALE
TESTO ( Gv 21, 1-19 )
Dopo queste cose, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli presso il mar di Tiberiade; e si manifestò in questa maniera.
2 Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli erano insieme. 3 Simon Pietro disse loro: «Vado a pescare». Essi gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Uscirono e salirono sulla barca; e quella notte non presero nulla. 4 Quando già era mattina, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli però non sapevano che era Gesù. 5 Allora Gesù disse loro: «Figlioli, avete del pesce?» Gli risposero: «No». 6 Ed egli disse loro: «Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete». Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero di pesci. 7 Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!» Simon Pietro, udito che era il Signore, si cinse la veste, perché era nudo, e si gettò in mare. 8 Ma gli altri discepoli vennero con la barca, perché non erano molto distanti da terra (circa duecento cubiti), trascinando la rete con i pesci.
9 Appena scesero a terra, videro là della brace e del pesce messovi su, e del pane. 10 Gesù disse loro: «Portate qua dei pesci che avete preso ora». 11 Simon Pietro allora salì sulla barca e tirò a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci; e benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò. 12 Gesù disse loro: «Venite a far colazione». E nessuno dei discepoli osava chiedergli: «Chi sei?» Sapendo che era il Signore. 13 Gesù venne, prese il pane e lo diede loro; e così anche il pesce.
14 Questa era già la terza volta che Gesù si manifestava ai suoi discepoli, dopo esser risuscitato dai morti.
15 Quand'ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16 Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». 17 Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore. 18 In verità, in verità ti dico che quand'eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti». 19 Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: «Seguimi».
COMMENTO
L’obbedienza di Pietro (“pasci le mie pecorelle!”) dopo la pesca miracolosa è il frutto del riconoscimento del Cristo risorto. Lui è veramente il Signore, perché mostrandosi per la terza volta dopo la morte di croce ha reso evidente che lui e lui solo è il Signore: della morte e della vita, e di tutto ciò che esiste.
L’obbedienza dei sette pescatori all’invito:“gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete” quando ancora “non si erano accorti che era Gesù” è un’obbedienza diversa: potremmo dire intuitiva. Ci potremmo chiedere perché questi pescatori, dopo una notte insonne tanto faticosa quanto infruttuosa, prestano ascolto a questo sconosciuto che dalla riva del lago li esorta a riprovare ancora, gettando la rete in una direzione precisa? Non troviamo una spiegazione logica se non forse questa: quei sette uomini sentivano nelle loro viscere che quella parola era autorevole, che quella parola aveva una forza e un potere più forte degli sforzi di un’intera notte. Nel loro cuore era avvenuto quel riconoscimento che non era ancora avvenuto nella sfera cosciente della loro mente.
Possiamo pensare che quei cuori, nella sincerità della loro ricerca, erano già capaci di intuire la presenza del Signore pur senza averne una piena consapevolezza.
Le parole di Gesù hanno suscitato un’obbedienza pronta perché le sue parole trovano sempre accesso, per chi non ha chiusure pregiudiziali, in quell’ambito intimo e profondo dell’uomo dove risuona solo ciò che è strettamente personale, dove può entrare solo chi sa parlare cuore a cuore.
TESTO ( Gv 21, 1-19 )
Dopo queste cose, Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli presso il mar di Tiberiade; e si manifestò in questa maniera.
2 Simon Pietro, Tommaso detto Didimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e due altri dei suoi discepoli erano insieme. 3 Simon Pietro disse loro: «Vado a pescare». Essi gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Uscirono e salirono sulla barca; e quella notte non presero nulla. 4 Quando già era mattina, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli però non sapevano che era Gesù. 5 Allora Gesù disse loro: «Figlioli, avete del pesce?» Gli risposero: «No». 6 Ed egli disse loro: «Gettate la rete dal lato destro della barca e ne troverete». Essi dunque la gettarono, e non potevano più tirarla su per il gran numero di pesci. 7 Allora il discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!» Simon Pietro, udito che era il Signore, si cinse la veste, perché era nudo, e si gettò in mare. 8 Ma gli altri discepoli vennero con la barca, perché non erano molto distanti da terra (circa duecento cubiti), trascinando la rete con i pesci.
9 Appena scesero a terra, videro là della brace e del pesce messovi su, e del pane. 10 Gesù disse loro: «Portate qua dei pesci che avete preso ora». 11 Simon Pietro allora salì sulla barca e tirò a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci; e benché ce ne fossero tanti, la rete non si strappò. 12 Gesù disse loro: «Venite a far colazione». E nessuno dei discepoli osava chiedergli: «Chi sei?» Sapendo che era il Signore. 13 Gesù venne, prese il pane e lo diede loro; e così anche il pesce.
14 Questa era già la terza volta che Gesù si manifestava ai suoi discepoli, dopo esser risuscitato dai morti.
15 Quand'ebbero fatto colazione, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone di Giovanni, mi ami più di questi?» Egli rispose: «Sì, Signore, tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16 Gli disse di nuovo, una seconda volta: «Simone di Giovanni, mi ami?» Egli rispose: «Sì, Signore; tu sai che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pastura le mie pecore». 17 Gli disse la terza volta: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene?» Pietro fu rattristato che egli avesse detto la terza volta: «Mi vuoi bene?» E gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa; tu conosci che ti voglio bene». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore. 18 In verità, in verità ti dico che quand'eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti». 19 Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio. E, dopo aver parlato così, gli disse: «Seguimi».
COMMENTO
L’obbedienza di Pietro (“pasci le mie pecorelle!”) dopo la pesca miracolosa è il frutto del riconoscimento del Cristo risorto. Lui è veramente il Signore, perché mostrandosi per la terza volta dopo la morte di croce ha reso evidente che lui e lui solo è il Signore: della morte e della vita, e di tutto ciò che esiste.
L’obbedienza dei sette pescatori all’invito:“gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete” quando ancora “non si erano accorti che era Gesù” è un’obbedienza diversa: potremmo dire intuitiva. Ci potremmo chiedere perché questi pescatori, dopo una notte insonne tanto faticosa quanto infruttuosa, prestano ascolto a questo sconosciuto che dalla riva del lago li esorta a riprovare ancora, gettando la rete in una direzione precisa? Non troviamo una spiegazione logica se non forse questa: quei sette uomini sentivano nelle loro viscere che quella parola era autorevole, che quella parola aveva una forza e un potere più forte degli sforzi di un’intera notte. Nel loro cuore era avvenuto quel riconoscimento che non era ancora avvenuto nella sfera cosciente della loro mente.
Possiamo pensare che quei cuori, nella sincerità della loro ricerca, erano già capaci di intuire la presenza del Signore pur senza averne una piena consapevolezza.
Le parole di Gesù hanno suscitato un’obbedienza pronta perché le sue parole trovano sempre accesso, per chi non ha chiusure pregiudiziali, in quell’ambito intimo e profondo dell’uomo dove risuona solo ciò che è strettamente personale, dove può entrare solo chi sa parlare cuore a cuore.
sabato 6 aprile 2013
Commento al Vangelo II Domenica di Pasqua. 7 aprile 2013
Il risorto crocifisso
TESTO ( Gv 20, 19-31 )
19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 20 E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. 21 Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi». 22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».
24 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
26 Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!» 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»
30 Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; 31 ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.
COMMENTO
Il risorto resta il crocifisso. Non si potrebbe neppure in questa settimana pasquale per eccellenza lasciare in ombra che il mistero del Risorto resta comunque il mistero del Cristo crocefisso e risorto. Le prove migliori che Gesù offre al “cercatore di prove” Tommaso restano le sue piaghe. L’evento della passione morte resurrezione di Gesù di Nazareth è un fatto storico, monolitico, che solamente nella sua integralità emana la luce del Cielo , della potenza e dell’eternità di Dio.
TESTO ( Gv 20, 19-31 )
19 La sera di quello stesso giorno, che era il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, Gesù venne e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 20 E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. 21 Allora Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre mi ha mandato, anch'io mando voi». 22 Detto questo, soffiò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo. 23 A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati; a chi li riterrete, saranno ritenuti».
24 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
26 Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» 27 Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!» 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!»
30 Or Gesù fece in presenza dei discepoli molti altri segni miracolosi, che non sono scritti in questo libro; 31 ma questi sono stati scritti, affinché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e, affinché, credendo, abbiate vita nel suo nome.
COMMENTO
Il risorto resta il crocifisso. Non si potrebbe neppure in questa settimana pasquale per eccellenza lasciare in ombra che il mistero del Risorto resta comunque il mistero del Cristo crocefisso e risorto. Le prove migliori che Gesù offre al “cercatore di prove” Tommaso restano le sue piaghe. L’evento della passione morte resurrezione di Gesù di Nazareth è un fatto storico, monolitico, che solamente nella sua integralità emana la luce del Cielo , della potenza e dell’eternità di Dio.
Croce e resurrezione da soli sarebbero due eventi straordinari , certamente miracolosi, soprattutto il secondo, ma non sarebbero Mistero cioè un evento con una portata e un significato divino, recante in sé la rivelazione definitiva, completa e perenne di Dio stesso.
Ecco la nostra pace, la pace che non è la pace che promette il mondo che non va al di là dell’effimera speranza dell’assenza di conflitti. La pace che il crocefisso-risorto annuncia, ancor prima di augurarla, è Lui stesso, Colui che ha attraversato indenne l’odio e la morte: indenne perché confidando nell’amore del Padre ha rimesso a questi il suo destino e ha creduto , a ragione, di poter sconfiggere la morte con l’amore e l’odio con il perdono.
domenica 31 marzo 2013
Commento al Vangelo di Pasqua. 31 marzo 2013
LA STRADA DELLA FEDE
TESTO ( Gv 20, 1-10)
1 Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. 2 Allora corse verso Simon Pietro e l'altro discepolo che Gesù amava e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'abbiano messo».
3 Pietro e l'altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. 4 I due correvano assieme, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; 5 e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, 7 e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l'altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. 9 Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli dunque se ne tornarono a casa.
COMMENTO
TESTO ( Gv 20, 1-10)
1 Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. 2 Allora corse verso Simon Pietro e l'altro discepolo che Gesù amava e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'abbiano messo».
3 Pietro e l'altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. 4 I due correvano assieme, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; 5 e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, 7 e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l'altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. 9 Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. 10 I discepoli dunque se ne tornarono a casa.
COMMENTO
E’ grazie alla fede di questi discepoli che noi celebriamo la Pasqua di Cristo. Come delle ondate successive di un’umanità che cerca di approdare alla terra ferma della Verità e della Vita, questi tre padri nella fede si avvicinano progressivamente alla comprensione della Buona Novella.
Maria di Magdala si ferma di fronte alla pietra rotolata, il discepolo che Gesù amava va più avanti fino all’ingresso del sepolcro e senza entrarvi vi scorge le fasce per terra, Pietro vi entra e vede non solo le fasce ma anche il sudario svuotato e in luogo a parte. Ognuno va un po’ più lontano di chi lo precede come se quei passi fossero delle tracce su cui proseguire per andare più lontano.
E’ così che quel discepolo che Gesù amava e che si arrestò all’entrata fu come rassicurato dall’ardire di Pietro entrato nel sepolcro, e vide , e credette. Ognuno dei tre è sostegno della fede per gli altri due. Maria di Magdala accende la miccia, Pietro varca il sepolcro, l’altro discepolo crede.
La fede non è un evento solitario ma un cammino che esige comunione con dei compagni di cordata dove ognuno abbia l’ardire di andare più lontano dell’altro per aprire sempre più in profondità la strada che conduce all’incontro Gesù risorto.
sabato 23 marzo 2013
Commento del Vangelo Domenica delle Palme, 24 marzo 2013
ACCESSO RISERVATO AL PERSONALE DI SERVIZIO
TESTO (Lc 19,28-40)
28 Dette queste cose, Gesù andava avanti, salendo a Gerusalemme.
29 Come fu vicino a Betfage e a Betania, presso il monte detto degli Ulivi, mandò due discepoli, dicendo: 30 «Andate nella borgata di fronte, nella quale, entrando, troverete un puledro legato, su cui non è mai salito nessuno; slegatelo e conducetelo qui da me. 31 Se qualcuno vi domanda perché lo slegate, direte così: "Il Signore ne ha bisogno"».
32 E quelli che erano stati mandati partirono e trovarono tutto come egli aveva detto loro. 33 Mentre essi slegavano il puledro, i suoi padroni dissero loro: «Perché slegate il puledro?» 34 Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». 35 E lo condussero a Gesù; e, gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36 Mentre egli avanzava stendevano i loro mantelli sulla via. 37 Quando fu vicino alla città, alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli, con gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano viste, 38 dicendo: «Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi!»
39 Alcuni farisei, tra la folla, gli dissero: «Maestro, sgrida i tuoi discepoli!» 40 Ma egli rispose: «Vi dico che se costoro tacciono, le pietre grideranno».
COMMENTO
Un mio confratello ebbe un’idea molto originale riguardo l’immaginetta-ricordo da lasciare ad amici e parenti nel giorno della sua professione religiosa perpetua, cioè definitiva.
Nell’immaginetta vi era raffigurato un asinello e sotto la citazione del versetto di Lc 19,34 :
“Il Signore ne ha bisogno”.
L’asinello (secondo la versione di Marco) o il puledro (secondo la versione di Luca) sono delle umili cavalcature scelte dalla dinastia davidica per significare le umili origini pastorali del re Davide, capostipite dei re d’Israele.
Gesù non rigetta questo segno di regalità, perché Egli sa di essere re. Tuttavia porterà fino alle estreme conseguenze il carattere umile della sua stirpe regale donando la sua vita per la salvezza eterna di tutti gli uomini: Cristo regna perché dona la vita, perché chi vuol essere il primo deve essere il servo di tutti, donando la vita a Dio e al prossimo.
Il Signore ha bisogno degli umili e degli ultimi per farsi strada nel mondo. Saremo capaci di essere anche noi tra quei "piccoli" del mondo di cui il Signore ha bisogno ? Per entrare anche noi con Lui per la porta stretta della salvezza che è quella di servizio?
TESTO (Lc 19,28-40)
28 Dette queste cose, Gesù andava avanti, salendo a Gerusalemme.
29 Come fu vicino a Betfage e a Betania, presso il monte detto degli Ulivi, mandò due discepoli, dicendo: 30 «Andate nella borgata di fronte, nella quale, entrando, troverete un puledro legato, su cui non è mai salito nessuno; slegatelo e conducetelo qui da me. 31 Se qualcuno vi domanda perché lo slegate, direte così: "Il Signore ne ha bisogno"».
32 E quelli che erano stati mandati partirono e trovarono tutto come egli aveva detto loro. 33 Mentre essi slegavano il puledro, i suoi padroni dissero loro: «Perché slegate il puledro?» 34 Essi risposero: «Il Signore ne ha bisogno». 35 E lo condussero a Gesù; e, gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. 36 Mentre egli avanzava stendevano i loro mantelli sulla via. 37 Quando fu vicino alla città, alla discesa del monte degli Ulivi, tutta la folla dei discepoli, con gioia, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutte le opere potenti che avevano viste, 38 dicendo: «Benedetto il Re che viene nel nome del Signore; pace in cielo e gloria nei luoghi altissimi!»
39 Alcuni farisei, tra la folla, gli dissero: «Maestro, sgrida i tuoi discepoli!» 40 Ma egli rispose: «Vi dico che se costoro tacciono, le pietre grideranno».
COMMENTO
Un mio confratello ebbe un’idea molto originale riguardo l’immaginetta-ricordo da lasciare ad amici e parenti nel giorno della sua professione religiosa perpetua, cioè definitiva.
Nell’immaginetta vi era raffigurato un asinello e sotto la citazione del versetto di Lc 19,34 :
“Il Signore ne ha bisogno”.
L’asinello (secondo la versione di Marco) o il puledro (secondo la versione di Luca) sono delle umili cavalcature scelte dalla dinastia davidica per significare le umili origini pastorali del re Davide, capostipite dei re d’Israele.
Gesù non rigetta questo segno di regalità, perché Egli sa di essere re. Tuttavia porterà fino alle estreme conseguenze il carattere umile della sua stirpe regale donando la sua vita per la salvezza eterna di tutti gli uomini: Cristo regna perché dona la vita, perché chi vuol essere il primo deve essere il servo di tutti, donando la vita a Dio e al prossimo.
Il Signore ha bisogno degli umili e degli ultimi per farsi strada nel mondo. Saremo capaci di essere anche noi tra quei "piccoli" del mondo di cui il Signore ha bisogno ? Per entrare anche noi con Lui per la porta stretta della salvezza che è quella di servizio?
sabato 16 marzo 2013
Commento Vangelo V Dom Quaresima anno C, 17 marzo '13
PERDONATI, SEMPRE.
RICONCILIATI, DIPENDE.
TESTO ( Gv 8,1-11)
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».
E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore».
E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
COMMENTO
Eppure quella poveretta non ha dato alcun segno di pentimento, anzi è totalmente passiva e vittima della voglia di trovare un pretesto per incastrare Gesù! Neppure dopo il perdono di Gesù e l’invito a non ricadere nel peccato troviamo sulle sue labbra un minimo indizio di ravvedimento.
Ma perché l’evangelista non ci dice se quella donna scoppiò in lacrime di gioia bagnandone i piedi di Gesù, o se la stessa se ne andò triste perché … aveva molti amanti e le costava non peccare più?
Direi semplicemente perché all’evangelista non interessava cogliere e raccontare la reazione della donna ma soprattutto l’atteggiamento di misericordia di Gesù verso i peccatori a prescindere dal loro pentimento.
Il Signore ci perdona ancor prima che noi ci pentiamo, come il padre misericordioso della parabola di Domenica scorsa che, quando ancora il figlio è lontano e prima che questo chieda perdono, già gli corre incontro. Il Signore non aspetta il nostro pentimento per perdonarci! Quando i farisei e gli scribi gli portano questa adultera, Gesù si mette a scrivere per terra, cosa non si sa, ma di certo ha spostato lo sguardo di tutti i presenti e anche di noi lettori dalla donna alla sabbia; forse un richiamo alla terra, all’essere simili alla terra , cioè umili ( Umile = humus similis , simile alla terra ).
Infatti Gesù non misconosce la gravità del peccato della donna ma chiede a chi si pensa esente da colpa di cominciare a lapidarla.
Ecco che ora il fuoco dell’immagine si sposta sui presunti difensori della morale, e anche noi ci domandiamo mentre vediamo quegli uomini andarsene dove sia quell’uomo che ha peccato con lei e se anche tra loro non ci sia stato un uomo adultero.
Infine Gesù è solo, nel mezzo, con la donna: “Neanch’io ti condanno, vai e non peccare più!”
Gesù non chiede il perché o il come o “quante volte”, ma solamente dichiara la volontà di non condannarla, quindi di perdonarla, perché o si condanna o si assolve.
Tutto qui. Gesù non è venuto a condannare ma a salvarci.
La scena resta aperta. E noi al posto della donna cosa avremmo fatto? Ora il centro dell’attenzione è su ciascuno di noi. Accettiamo questo perdono totalmente gratuito di Dio per riallacciare e riconciliare la nostra vita con Lui , ammettendo le tante cadute ? O preferiamo ignorare, sprecando così tanta Grazia e condannandoci a un eterno quanto doloroso rimorso?
RICONCILIATI, DIPENDE.
TESTO ( Gv 8,1-11)
In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei».
E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore».
E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».
COMMENTO
Eppure quella poveretta non ha dato alcun segno di pentimento, anzi è totalmente passiva e vittima della voglia di trovare un pretesto per incastrare Gesù! Neppure dopo il perdono di Gesù e l’invito a non ricadere nel peccato troviamo sulle sue labbra un minimo indizio di ravvedimento.
Ma perché l’evangelista non ci dice se quella donna scoppiò in lacrime di gioia bagnandone i piedi di Gesù, o se la stessa se ne andò triste perché … aveva molti amanti e le costava non peccare più?
Direi semplicemente perché all’evangelista non interessava cogliere e raccontare la reazione della donna ma soprattutto l’atteggiamento di misericordia di Gesù verso i peccatori a prescindere dal loro pentimento.
Il Signore ci perdona ancor prima che noi ci pentiamo, come il padre misericordioso della parabola di Domenica scorsa che, quando ancora il figlio è lontano e prima che questo chieda perdono, già gli corre incontro. Il Signore non aspetta il nostro pentimento per perdonarci! Quando i farisei e gli scribi gli portano questa adultera, Gesù si mette a scrivere per terra, cosa non si sa, ma di certo ha spostato lo sguardo di tutti i presenti e anche di noi lettori dalla donna alla sabbia; forse un richiamo alla terra, all’essere simili alla terra , cioè umili ( Umile = humus similis , simile alla terra ).
Infatti Gesù non misconosce la gravità del peccato della donna ma chiede a chi si pensa esente da colpa di cominciare a lapidarla.
Ecco che ora il fuoco dell’immagine si sposta sui presunti difensori della morale, e anche noi ci domandiamo mentre vediamo quegli uomini andarsene dove sia quell’uomo che ha peccato con lei e se anche tra loro non ci sia stato un uomo adultero.
Infine Gesù è solo, nel mezzo, con la donna: “Neanch’io ti condanno, vai e non peccare più!”
Gesù non chiede il perché o il come o “quante volte”, ma solamente dichiara la volontà di non condannarla, quindi di perdonarla, perché o si condanna o si assolve.
Tutto qui. Gesù non è venuto a condannare ma a salvarci.
La scena resta aperta. E noi al posto della donna cosa avremmo fatto? Ora il centro dell’attenzione è su ciascuno di noi. Accettiamo questo perdono totalmente gratuito di Dio per riallacciare e riconciliare la nostra vita con Lui , ammettendo le tante cadute ? O preferiamo ignorare, sprecando così tanta Grazia e condannandoci a un eterno quanto doloroso rimorso?
Iscriviti a:
Post (Atom)