UN OGGI, UN ANNO, UN TEMPO DI GRAZIA
TESTO ( Lc 1, 1-4; 4, 14-21 )
Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, 2 come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola, 3 è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall'origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, 4 perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate.
14 Gesù, nella potenza dello Spirito, se ne tornò in Galilea; e la sua fama si sparse per tutta la regione. 15 E insegnava nelle loro sinagoghe, glorificato da tutti.
16 Si recò a Nazaret, dov'era stato allevato e, com'era solito, entrò in giorno di sabato nella sinagoga. Alzatosi per leggere, 17 gli fu dato il libro del profeta Isaia. Aperto il libro, trovò quel passo dov'era scritto:
18 «Lo Spirito del Signore è sopra di me,
perciò mi ha unto per evangelizzare i poveri;
mi ha mandato per annunciare la liberazione ai prigionieri
e il ricupero della vista ai ciechi;
per rimettere in libertà gli oppressi,
19 per proclamare l'anno di grazia del Signore».
20 Poi, chiuso il libro e resolo all'inserviente, si mise a sedere; e gli occhi di tutti nella sinagoga erano fissi su di lui.
21 Egli prese a dir loro: «Oggi, si è adempiuta questa Scrittura, che voi udite».
COMMENTO
Marie Pauline è una mamma reclusa nella prigione di Cotonou (Benin) da ormai due anni e nel prossimo mese di aprile, salvo sorprese, finirà di scontare la sua pena e potrà tornare dai suoi bambini. Marie Pauline non vi troverà però suo marito, padre dei suoi due bambini, perché poco dopo l’inizio della detenzione lui ha smesso di andarla a trovare, dicendo che lei lo aveva deluso e che non potevano più ritenersi legati da alcun vincolo; il marito di Marie Pauline da due anni a questa parte ha di fatto un’altra donna.
La vista ai ciechi, la liberazione dei prigionieri, la riabilitazione degli oppressi, queste sono tutte cose che anche gli uomini possono procurare. Ma il tempo della grazia, della misericordia, del perdono, solo il Signore Dio può farlo nascere nel cuore dell’uomo. Marie Pauline ad aprile uscirà da quell’inferno di prigione dove non si può che sperare qualcosa di meglio dato che sarebbe difficile anche solo immaginare un inferno peggiore di quello.
Tuttavia Marie Pauline non uscirà dell’inferno del rancore se non accoglierà la Grazia di Gesù Cristo. Per lei si deve realizzare l’oggi della parola del Signore che è venuto a inaugurare l’unica liberazione che nessun uomo può dare: quella del cuore. Perdonare per sentirsi perdonati.
Anche noi uomini liberi che ci sentiamo troppo facilmente padroni dei nostri destini, non avvertiamo quanti freni bloccano le nostre speranze, i nostri sogni, quanti legami ci impediscono di sognare e attenderci una grazia che si inaugura qui, adesso, nell’oggi del mio incontro con Gesù, l’unico uomo capace di darci la beatitudine quaggiù e il suo compimento Lassù. Ci sentiamo liberi e non siamo nemmeno capaci di credere che la felicità è possibile.
fra Damiano Angelucci da Fano ( OFM Capp): frate itinerante
sabato 26 gennaio 2013
sabato 19 gennaio 2013
Commento al Vangelo II Dom TO anno C, 20 gennaio 2013
PERCHE’ LA FESTA CONTINUI
TESTO ( Gv 2, 1 – 11 )
1 Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c'era la madre di Gesù. 2 E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. 3 Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». 4 Gesù le disse: «Che c'è fra me e te, o donna? L'ora mia non è ancora venuta». 5 Sua madre disse ai servitori: 6 C'erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. 7 Gesù disse loro: «Riempite d'acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all'orlo. 8 Poi disse loro: «Adesso attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. 9 Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l'acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: 10 «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora».
11 Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.
COMMENTO
Gioie effimere e assai brevi quelle che non passano per la porta stretta del giogo di Cristo! Perché il giogo di Cristo è dolce e il suo peso è leggero. Maria, la madre di Gesù, ci da la ricetta più semplice e più immediata per far prolungare la festa della nostra vita, la festa di un incontro nuziale con un Dio amore che ci vuole legare a Lui: «Qualsiasi cosa vi dica , fatela».
Tanto semplice da non crederci. Ed è così che imbocchiamo le nostre scorciatoie di euforie passeggere, di gratificazioni meramente umane e col fiato corto, ingannati da coloro che continuano a contrabbandarci il piacere come sinonimo di gioia. Che inganno mortale!
Qui non ci sono discorsi sapienti o logiche di potere da attuare; la sola porta di una vita degna di questo nome è Cristo, ed è il suo vino l’unico ingrediente veramente fondamentale perché essa sia bella, profondamente felice, nonostante le lacrime dei momenti difficili e di angoscia. Lui è l’unico che dall’alto della cattedra della croce ci insegna a cambiare l’acqua in vino: “Padre, se vuoi, allontana da ma questo calice! tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.
TESTO ( Gv 2, 1 – 11 )
1 Tre giorni dopo, ci fu una festa nuziale in Cana di Galilea, e c'era la madre di Gesù. 2 E Gesù pure fu invitato con i suoi discepoli alle nozze. 3 Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». 4 Gesù le disse: «Che c'è fra me e te, o donna? L'ora mia non è ancora venuta». 5 Sua madre disse ai servitori: 6 C'erano là sei recipienti di pietra, del tipo adoperato per la purificazione dei Giudei, i quali contenevano ciascuno due o tre misure. 7 Gesù disse loro: «Riempite d'acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all'orlo. 8 Poi disse loro: «Adesso attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. 9 Quando il maestro di tavola ebbe assaggiato l'acqua che era diventata vino (egli non ne conosceva la provenienza, ma la sapevano bene i servitori che avevano attinto l'acqua), chiamò lo sposo e gli disse: 10 «Ognuno serve prima il vino buono; e quando si è bevuto abbondantemente, il meno buono; tu, invece, hai tenuto il vino buono fino ad ora».
11 Gesù fece questo primo dei suoi segni miracolosi in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.
COMMENTO
Gioie effimere e assai brevi quelle che non passano per la porta stretta del giogo di Cristo! Perché il giogo di Cristo è dolce e il suo peso è leggero. Maria, la madre di Gesù, ci da la ricetta più semplice e più immediata per far prolungare la festa della nostra vita, la festa di un incontro nuziale con un Dio amore che ci vuole legare a Lui: «Qualsiasi cosa vi dica , fatela».
Tanto semplice da non crederci. Ed è così che imbocchiamo le nostre scorciatoie di euforie passeggere, di gratificazioni meramente umane e col fiato corto, ingannati da coloro che continuano a contrabbandarci il piacere come sinonimo di gioia. Che inganno mortale!
Qui non ci sono discorsi sapienti o logiche di potere da attuare; la sola porta di una vita degna di questo nome è Cristo, ed è il suo vino l’unico ingrediente veramente fondamentale perché essa sia bella, profondamente felice, nonostante le lacrime dei momenti difficili e di angoscia. Lui è l’unico che dall’alto della cattedra della croce ci insegna a cambiare l’acqua in vino: “Padre, se vuoi, allontana da ma questo calice! tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà”.
giovedì 10 gennaio 2013
Commento al Vangelo Battesimo del Signore. Domenica 13 gennaio 2013.
LA BELLEZZA DI UN FIGLIO
TESTO (Lc 3,15-16.21-22)
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
COMMENTO
Il compiacimento di Dio si manifesta nella persona di Gesù di Nazareth, perché in questo uomo Dio ritrova tutti i caratteri dell’uomo perfetto creato da Lui e a somiglianza di Lui all’inizio dei tempi.
Per Gesù questa voce rappresenta come la consegna di un mandato, la certezza della vicinanza del Padre celeste lungo tutta la missione che si appresta a compiere. Per noi quella voce è un invito ad andare anzitutto verso Cristo per ritrovare l’amore perduto, l’amicizia divina che noi uomini abbiamo calpestato e disprezzato.
Vivere in Cristo allora significa riappropriarsi dei tratti della sua umanità, della sua umiltà di servo obbediente, della sua disponibilità a dare la vita, della sua Grazia che riceviamo attraverso i Sacramenti e la preghiera, della sua carità che arde di passione per l’uomo, soprattutto per gli ultimi e i diseredati, per gli esodati di tutte le epoche; per recuperare lo sguardo compiaciuto e amorevole di un Padre che potrà tornare a dire: “ecco ritrovato finalmente il mio figlio che si era perduto, che era fuggito di casa, che si era sfigurato e nel quale torno a riconoscere i tratti del mio Figlio che ho amato da sempre.
TESTO (Lc 3,15-16.21-22)
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco.
Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».
COMMENTO
Il compiacimento di Dio si manifesta nella persona di Gesù di Nazareth, perché in questo uomo Dio ritrova tutti i caratteri dell’uomo perfetto creato da Lui e a somiglianza di Lui all’inizio dei tempi.
Per Gesù questa voce rappresenta come la consegna di un mandato, la certezza della vicinanza del Padre celeste lungo tutta la missione che si appresta a compiere. Per noi quella voce è un invito ad andare anzitutto verso Cristo per ritrovare l’amore perduto, l’amicizia divina che noi uomini abbiamo calpestato e disprezzato.
Vivere in Cristo allora significa riappropriarsi dei tratti della sua umanità, della sua umiltà di servo obbediente, della sua disponibilità a dare la vita, della sua Grazia che riceviamo attraverso i Sacramenti e la preghiera, della sua carità che arde di passione per l’uomo, soprattutto per gli ultimi e i diseredati, per gli esodati di tutte le epoche; per recuperare lo sguardo compiaciuto e amorevole di un Padre che potrà tornare a dire: “ecco ritrovato finalmente il mio figlio che si era perduto, che era fuggito di casa, che si era sfigurato e nel quale torno a riconoscere i tratti del mio Figlio che ho amato da sempre.
sabato 5 gennaio 2013
Commento al Vangelo dell'Epifania. Domenica 6 gennaio 2013
LUCCIOLE E LANTERNE
TESTO ( Mt 2, 1-12 )
1 Gesù
era nato in Betlemme di Giudea, all'epoca del re Erode. Dei magi d'Oriente
arrivarono a Gerusalemme, dicendo: 2 «Dov'è il re dei Giudei che è
nato? Poiché noi abbiamo visto la sua stella in Oriente e siamo venuti per
adorarlo».
3 Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. 4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere. 5 Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:
6 "E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda;
perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele"».
7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; 8 e, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch'io vada ad adorarlo».
9 Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov'era il bambino, vi si fermò sopra. 10 Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. 12 Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un'altra via.
3 Udito questo, il re Erode fu turbato, e tutta Gerusalemme con lui. 4 Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informò da loro dove il Cristo doveva nascere. 5 Essi gli dissero: «In Betlemme di Giudea; poiché così è stato scritto per mezzo del profeta:
6 "E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei affatto la minima fra le città principali di Giuda;
perché da te uscirà un principe, che pascerà il mio popolo Israele"».
7 Allora Erode, chiamati di nascosto i magi, s'informò esattamente da loro del tempo in cui la stella era apparsa; 8 e, mandandoli a Betlemme, disse loro: «Andate e chiedete informazioni precise sul bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, affinché anch'io vada ad adorarlo».
9 Essi dunque, udito il re, partirono; e la stella, che avevano vista in Oriente, andava davanti a loro finché, giunta al luogo dov'era il bambino, vi si fermò sopra. 10 Quando videro la stella, si rallegrarono di grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria, sua madre; prostratisi, lo adorarono; e, aperti i loro tesori, gli offrirono dei doni: oro, incenso e mirra. 12 Poi, avvertiti in sogno di non ripassare da Erode, tornarono al loro paese per un'altra via.
COMMENTO
San Paolo afferma che la perfezione di Dio come la
sua potenza e la sua divinità, possono essere contemplate dall'intelligenza di ogni uomo, anche ateo, nelle meraviglie della creazione (cf Rm 1,20).
Quindi un ateo sarebbe comunque inescusabile, perché basterebbe che usasse la
sua intelligenza per rendersi conto dell’esistenza di Dio; altra cosa certo
sarebbe la conoscenza della divinità di Gesù Cristo che esige comunque il salto
della fede, il credere alla sua risurrezione.
Questi magi sono proprio quella piccola porzione di
umanità che, intellettualmente onesta, è alla ricerca di quel Dio ancora a loro
ignoto, ma che sanno o intuiscono poter svelarsi in mezzo al popolo dei Giudei.
Quella luce che si accende in cielo orienta la loro ricerca e si mettono in
cammino con umiltà, ammettendo la possibilità che colui che è degno di
adorazione possa abitare fuori dai confini del loro paese.
Quante luci si sono accese anche nella nostra vita,
quante persone, quanti avvenimenti, situazioni, ci hanno
parlato di Gesù
Salvatore? Forse, contrariamente ai magi, non ci siamo messi in cammino, non
abbiamo avuto la loro stessa umile perseveranza di arrivare fino in fondo, di
non fidarci del sentito dire , delle informazioni raccolte qua e là.
Questi saggi uomini d’oriente ci insegnano l’umiltà
intellettuale che da sola basterebbe a cogliere e ad ammettere l’esistenza di
Dio. Di più: essi ci insegnano che il Signore Gesù non si cela a nessuno, che
chiunque si metta in ascolto della sua coscienza non potrà non arrivare a
Betlemme.
Un esempio un po’ crudo, tratto dalla nostra vita
missionaria in Benin, rende più chiaro ciò che voglio dire. Al nord del Benin ,
nella zona meno emancipata di questo paese, ci sono tribù ancora convinte che i
bambini nati malformati o che presentano determinate anomalie alla nascita sono
portatori del maligno, essendo così considerati degli stregoni, come fossero
appunto sacerdoti di potenze malefiche. Per questo essi vengono uccisi o abbandonati
in mezzo al bosco.
Tuttavia non è raro che delle mamme, più raramente
dei papà, non se la sentano, e portano i loro figli in salvo da chi sanno non
credere a queste cose. Quanti bambini sono stati portati nel nostro convento di
Ina , a 500 km a nord della costa del Benin! Questo vuol dire che è vero ciò
che ci dice anche il documento Gaudium et Spes al n. 16 “Nell'intimo della
coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece
deve obbedire. Questa voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a
fuggire il male, al momento opportuno risuona nell'intimità del cuore: fa
questo, evita quest'altro.”
Che sappiamo lasciarci guidare dalle tante stelle
che il Signore accende nelle nostre coscienze, e che non rimaniamo ciechi ai
richiami delle sue verità! Per non finire a scambiare lucciole per lanterne.
sabato 29 dicembre 2012
II Domenica di Natale. Festa Santa Famiglia, 30 dicembre 2012
PROPRIO UNA SANTA FAMIGLIA
TESTO ( Lc 2, 41 – 52 )
41 I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42 Quando giunse all'età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l'usanza della festa; 43 passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all'insaputa dei genitori; 44 i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo.
46 Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47 e tutti quelli che l'udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte. 48 Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». 49 Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» 50 Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro. 51 Poi discese con loro, andò a Nazaret, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
52 E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.
52 E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.
COMMENTO
Gesù ha accettato non solo la sfida dell’incarnazione, dell’assumere una natura umana completa di anima e corpo , ha accettato anche la sfida dell’infanzia. Dio si è fatto uomo cominciando dal concepimento e poi passando per l’infanzia. Rimarrà una questione sempre aperta quando e come Gesù, crescendo, ha cominciato a razionalizzare la sua identità e la sua missione. L’evangelista Luca ci dice tuttavia quanto ci basta: il fanciullo Gesù già a dodici anni, età alla quale gli ebrei riconoscevano una certa maturità religiosa, sapeva di dover assolvere la sua missione, occupandosi delle cose del Padre suo, ma restava sottomesso ai suoi genitori e “cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini”.
Tutto questo dovrebbe far molto riflettere, il fatto cioè che il Figlio di Dio fino all’età di circa trent’anni accetti di restare alla scuola di due creature, un padre e una madre. Se Gesù ha riconosciuto e rispettato l’autorità parentale, pur capendo già all’età di dodici anni di essere Figlio di Dio, quanto dovrebbe essere grande il rispetto di un giovane verso chi gli ha trasmesso la vita!
Nell’attuazione pratica della paternità umana vedo due eccessi che si distaccano in sensi diversi dal modello offertoci dalla famiglia di Nazareth. L’eccesso autoritario, che ho visto spesse volte negli strati sociali più tradizionali del Benin: il figlio, peggio la figlia, è quasi proprietà del padre, fino al punto che da questi anche a età inoltrata il figlio deve ottenere il consenso per le scelte fondamentali come sposarsi, farsi prete, intraprendere una certa attività. Sembrerebbe una paternità di proprietà.
L’altro eccesso è quello amicale, che viceversa constato spesso nel contesto italiano: il figlio che non vede nella coppia genitoriale un’autorità (spesso per colpa di quest’ultimi che giocano a fare gli amiconi dei figli!) ma dei consiglieri-sponsor dalle cui direttive sentono di distaccarsi assai velocemente, senza assumersi le correlate responsabilità di autonomia finanziaria, lavorativa e di gestione pratica della propria vita.
Per tutti la paternità-maternità umana è sacramento, in senso lato, della paternità divina: onorare il padre e la madre è comandamento cardine della legge ebraico cristiana. Dall’altra parte il genitore è amministratore e non proprietario assoluto della propria prole; I figli sono anzitutto figli di Dio.
sabato 22 dicembre 2012
Commento Vangelo IV Domenica Avvento anno C, 23 dicembre 2012.
LA CIRCOLARITA’ DELLA GIOIA
TESTO( Lc 1, 39-45 )
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
COMMENTO
Maria di Nazareth è una ragazza vergine, pulita; la presenza di Gesù in lei e attraverso lei traspare fino a far sussultare Giovanni nel grembo della madre Elisabetta. Elisabetta a sua volta è colmata di Spirito Santo e proclama a gran voce la beatitudine di Maria che ha creduto. Infine Maria intonerà il canto più carico di gioia di tutta la Bibbia e che la Chiesa prega tutte le sere ai Vespri: il canto del Magnificat.
E’ la circolarità della gioia, è la presenza di Gesù che provoca l’effetto domino dell’esultanza e della felicità.
Riflettiamo: cosa impedisce a noi di essere veramente felici? Certamente il fatto di non credere nell’adempimento di ciò che il Signore ci dice. Forse non siamo seriamente convinti che far circolare la Parola, la presenza del Signore nella nostra vita è la più vera e più autentica sorgente di felicità!
Prepariamoci al Natale facendo pulizia nei nostri cuori, facendo un po’ di spazio, un po’ di spazio per accogliere il Signore che viene. Se così non faremo il Natale sarà pieno, strapieno … ma strapieno di cose vuote, e deludente.
TESTO( Lc 1, 39-45 )
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
COMMENTO
Maria di Nazareth è una ragazza vergine, pulita; la presenza di Gesù in lei e attraverso lei traspare fino a far sussultare Giovanni nel grembo della madre Elisabetta. Elisabetta a sua volta è colmata di Spirito Santo e proclama a gran voce la beatitudine di Maria che ha creduto. Infine Maria intonerà il canto più carico di gioia di tutta la Bibbia e che la Chiesa prega tutte le sere ai Vespri: il canto del Magnificat.
E’ la circolarità della gioia, è la presenza di Gesù che provoca l’effetto domino dell’esultanza e della felicità.
Riflettiamo: cosa impedisce a noi di essere veramente felici? Certamente il fatto di non credere nell’adempimento di ciò che il Signore ci dice. Forse non siamo seriamente convinti che far circolare la Parola, la presenza del Signore nella nostra vita è la più vera e più autentica sorgente di felicità!
Prepariamoci al Natale facendo pulizia nei nostri cuori, facendo un po’ di spazio, un po’ di spazio per accogliere il Signore che viene. Se così non faremo il Natale sarà pieno, strapieno … ma strapieno di cose vuote, e deludente.
sabato 15 dicembre 2012
Commento Vangelo III Domenica Avvento anno C: 16 dicembre 2012
NEL FUOCO DELLO SPIRITO
TESTO ( Lc 3, 10 – 18 )
Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
COMMENTO
Spianiamo la via al Signore astenendoci da tutto ciò che non è bene, cercando di condividere con chi è nella privazione; allora la venuta del Signore porterà il fuoco nei nostri cuori e il suo Santo Spirito ci mostrerà percorsi di conversione al momento sconosciuti.
Quando si prova a vivere immersi nel fuoco d’amore di Dio, si sa come si incomincia, non si sa mai dove il Vento ci porterà. Per fortuna.
TESTO ( Lc 3, 10 – 18 )
Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva loro: «Chi ha due tuniche ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: «Maestro, che cosa dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi, che cosa dobbiamo fare?». Rispose loro: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».
Poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Tiene in mano la pala per pulire la sua aia e per raccogliere il frumento nel suo granaio; ma brucerà la paglia con un fuoco inestinguibile».
Con molte altre esortazioni Giovanni evangelizzava il popolo.
COMMENTO
Giovanni il battezzatore ha appena detto al versetto Lc 3,8: fate opere degne di conversione; giustamente dunque alcuni di coloro che lo ascoltavano si posero la domanda su quali fossero le opere degne di conversione: “che cosa dobbiamo fare?” E’ la domanda che ritorna tre volte rivolta al Battista da tre gruppi di persone. E’ la domanda che anche noi dobbiamo porci nell’imminente evento del Natale, la cui grazia si ripresenterà nelle nostre vite tale e quale, se noi avremo raddrizzato i sentieri del Signore e preparato le sue vie.
Cosa dobbiamo fare dunque? A partire da ciò che Giovanni chiede alle folle, ai pubblicani e ai soldati, le opere degne di conversione potrebbero essere sintetizzate in due azioni: condividere e operare la giustizia. Queste sono le condizioni minime per aprire la strada al Salvatore che viene, per permettere che il suo fuoco in cui saremo immersi non sia il fuoco inestinguibile che brucia la pula del grano, ma il fuoco che dal frumento divenuto farina produce il pane buono, quello che dura per la vita eterna.
Giovanni chiede il minimo indispensabile ai suoi ascoltatori, perché non chiede loro di restituire il mal tolto o tutto ciò che hanno estorto in passato; sarà poi il fuoco dello Spirito a guidare i cuori alla perfezione della carità.
Quante situazioni di ingiustizia forse anche noi stiamo vivendo o tollerando. Quanta irriconoscenza nei confronti di chi ci ha tanto amato! Anche questa è un’ingiustizia. Quante piccole disonestà e scorrettezza nelle nostre attività lavorative, sportive o nei rapporti familiari.Giovanni chiede il minimo indispensabile ai suoi ascoltatori, perché non chiede loro di restituire il mal tolto o tutto ciò che hanno estorto in passato; sarà poi il fuoco dello Spirito a guidare i cuori alla perfezione della carità.
Spianiamo la via al Signore astenendoci da tutto ciò che non è bene, cercando di condividere con chi è nella privazione; allora la venuta del Signore porterà il fuoco nei nostri cuori e il suo Santo Spirito ci mostrerà percorsi di conversione al momento sconosciuti.
Quando si prova a vivere immersi nel fuoco d’amore di Dio, si sa come si incomincia, non si sa mai dove il Vento ci porterà. Per fortuna.
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