PENULTIMA PUNTATA: LA CROCE
TESTO Mc 14,1-15,47
COMMENTO
L’ingresso di Gesù a Gerusalemme costituisce per noi l’ingresso nella settimana più santa di tutto l’anno liturgico, la settimana santa per eccellenza. Quello che mi colpisce dell’epilogo della vicenda di Gesù di Nazareth non è solamente il passaggio rapido dalle acclamazioni entusiaste della folla al grido crudele “crocifiggilo” del giorno dopo. Lascia ancor più sconcertati la sua progressiva messa in ombra da parte della gente. La sofferenza diviene insopportabile quando è congiunta all’abbandono ma allo stesso tempo la passione di Cristo diviene il punto più alto della com-passione di Dio nei confronti dell’uomo. Dio decide di farsi uomo per soffrire con l’uomo , nella sua stessa natura umana, per aiutarlo a “passare” con Lui da questa vita alla vita eterna. Non per colpa della croce di Cristo ci sono ancora tanti uomini nel mondo che soffrono, ma al contrario per colpa della sofferenza entrata nel mondo col peccato, Dio ha scelto il gesto supremo di compassione della croce.
Giorni fa’ sono entrato in una delle tante prigioni africane. Il detenuto che sono andato a trovare mi ha raccontato di tanti compagni che , a differenza di lui, non hanno soldi per pagarsi una stanzina e che sono costretti a dormire a centinaia in un unico grande salone stendendosi per terra a turno e restando in piedi il resto della notte. Ogni mattina vengono portati via tre quattro detenuti (morti) a causa del caldo, dei problemi di circolazione del sangue, e dello stress.
In tutto questo oceano di dolore, di disperazione e di abbandono dove è Dio? Cosa fa’?
Dio, nella persona di Cristo, sta soffrendo ‘in’ e ‘con’ tutte quelle persone disperate e condotte alla morte.
Ma poi Cristo è risorto!
fra Damiano Angelucci da Fano ( OFM Capp): frate itinerante
venerdì 30 marzo 2012
domenica 25 marzo 2012
Commento al Vangelo V Dom Quaresima anno B 25 marzo 2012.
DALLA STALLA ALLE STELLE...con deviazione sul Calvario
TESTO (Gv 12,20-33)
Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose: «E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo.
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.
Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora!
Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!».
La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Rispose Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori.
Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me».
Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.
COMMENTO
In questo passaggio di Vangelo troviamo l’angoscia dell’orto degli ulivi e la gloria della Trasfigurazione del monte Tabor: Gesù è in preda a un momento di smarrimento ma allo stesso tempo dal Cielo la voce di Dio Padre viene a testimoniare, non a Lui ma ai presenti, che la gloria divina non si è mai staccata da lui , né mai si distaccherà. Ecco perché alla domanda di alcuni greci di vederlo, Gesù risponde con una risposta apparentemente evasiva: infatti Gesù è la rivelazione e la presenza dell’amore di Dio Padre che giungerà al suo culmine nella rivelazione–liberazione della croce. Chi vuole VEDERE Gesù deve seguire andare ai piedi della croce e contemplare il suo essere “l’amore di Dio Padre per noi”. Ecco perché Gesù parla di gloria che nel linguaggio della Bibbia significa piena manifestazione, il risplendere di ciò che una cosa è. Tutto questo è la croce di Gesù: passione, agonia, combattimento, ma anche abisso di amore, donazione, altruismo perfetto, la croce dall’alto della quale Gesù attira tutti a sé.
Perché tutti in fondo capiscono che l’amore che può redimere è l’amore di chi è venuto a dare solamente, senza niente chiedere. In fondo è proprio questo che colpisce di tutta la vicenda di Gesù, quel suo morire con dignità, non nascondendo la Verità ma svelando l’immensità del suo cuore squarciato.
Verrebbe da pensare che non è il caso di sottolineare troppo il volto sofferente del Cristo per invogliare gli uomini a interessarsi di lui, ma guarda caso in quasi tutte le parrocchie beninesi la cosa più evidente è la riproduzione del monte Calvario all’ingresso del cortile parrocchiale, con una statua del Crocefisso vistosamente sanguinante. Potrà sembrare un gusto macabro, retaggio di una cultura incentrata su riti sacrificali e a volte di sacrifici anche umani, ma ciò risponde piuttosto, a mio avviso, a quell’intimo desiderio del cuore umano di toccare con mano un amore veramente puro e disinteressato, un amore che dona tutto se stesso pur di abbassarsi al più piccolo tra i piccoli per poi innalzarlo. “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire”.
TESTO (Gv 12,20-33)
Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose: «E' giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo.
In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà.
Ora l'anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest'ora? Ma per questo sono giunto a quest'ora!
Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L'ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!».
La folla che era presente e aveva udito diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Rispose Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori.
Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me».
Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire.
COMMENTO
In questo passaggio di Vangelo troviamo l’angoscia dell’orto degli ulivi e la gloria della Trasfigurazione del monte Tabor: Gesù è in preda a un momento di smarrimento ma allo stesso tempo dal Cielo la voce di Dio Padre viene a testimoniare, non a Lui ma ai presenti, che la gloria divina non si è mai staccata da lui , né mai si distaccherà. Ecco perché alla domanda di alcuni greci di vederlo, Gesù risponde con una risposta apparentemente evasiva: infatti Gesù è la rivelazione e la presenza dell’amore di Dio Padre che giungerà al suo culmine nella rivelazione–liberazione della croce. Chi vuole VEDERE Gesù deve seguire andare ai piedi della croce e contemplare il suo essere “l’amore di Dio Padre per noi”. Ecco perché Gesù parla di gloria che nel linguaggio della Bibbia significa piena manifestazione, il risplendere di ciò che una cosa è. Tutto questo è la croce di Gesù: passione, agonia, combattimento, ma anche abisso di amore, donazione, altruismo perfetto, la croce dall’alto della quale Gesù attira tutti a sé.
Perché tutti in fondo capiscono che l’amore che può redimere è l’amore di chi è venuto a dare solamente, senza niente chiedere. In fondo è proprio questo che colpisce di tutta la vicenda di Gesù, quel suo morire con dignità, non nascondendo la Verità ma svelando l’immensità del suo cuore squarciato.
Verrebbe da pensare che non è il caso di sottolineare troppo il volto sofferente del Cristo per invogliare gli uomini a interessarsi di lui, ma guarda caso in quasi tutte le parrocchie beninesi la cosa più evidente è la riproduzione del monte Calvario all’ingresso del cortile parrocchiale, con una statua del Crocefisso vistosamente sanguinante. Potrà sembrare un gusto macabro, retaggio di una cultura incentrata su riti sacrificali e a volte di sacrifici anche umani, ma ciò risponde piuttosto, a mio avviso, a quell’intimo desiderio del cuore umano di toccare con mano un amore veramente puro e disinteressato, un amore che dona tutto se stesso pur di abbassarsi al più piccolo tra i piccoli per poi innalzarlo. “Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me. Questo diceva per indicare di qual morte doveva morire”.
domenica 18 marzo 2012
Commento al Vangelo IV Dom Quaresima anno B 18 marzo 2012.
ALLA LUCE DI CRISTO
TESTO (Gv 3,14-21)
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.
Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie.
Chiunque infatti fa il male, odia la luce e non viene alla luce perché non siano svelate le sue opere.
Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio.
COMMENTO
Chi opera il male può non esserne cosciente, ma quando ne ha consapevolezza fa di tutto per restare nell’oscurità. Ho già avuto modo di raccontare che qui in Benin il sistema di sicurezza più comune usato dalla gente per proteggersi dai ladri notturni è la luce. I ladri normalmente qui vengono di notte perché hanno paura della luce. ( In Camerun da dove sono appena rientrato i banditi tuttavia non hanno paura neppure della luce e già due – tre volte hanno fatto irruzione nei nostri conventi pistole alla mano … che se è vero che in quelle zone montagnose è un mezzo paradiso terrestre quanto a clima , bellezza della natura e assenza di malaria, io preferisco tenermi il caldo, l’umidità e le zanzare del Benin!)
Gesù ce lo ricorda: chi fa’ il male cerca di restare nelle tenebre. In tutta coscienza chi fa’ il male avrà sempre la sensazione di non essere totalmente a posto con la propria coscienza, perché ciascuno nasce alla luce del mondo con iscritta nel proprio cuore la legge di Dio.
Il male diventa un circolo vizioso dove tutto si giustifica e tutto diventa bene dove tutto si può fare; una cella di una prigione senza porte né finestre, dove tuttavia c’è una e una sola via d’uscita: l’amore misericordioso di Dio rivelato in Cristo crocifisso.
La croce di Gesù è l’unica guarigione contro ogni male. Quello fisico, perché nella peggiore delle ipotesi il male fisico porta alla morte ma dalla morte si risorge; quello morale, perché solo il Signore ci libera veramente dal peso dei nostri peccati e dal rimorso di essi; quello spirituale, perché solo il Signore innalzato sulla croce ci fa sentire la vicinanza di Dio in ogni frangente della nostra vita.
La debolezza di Gesù crocifisso è più potente della potenza degli uomini, e più saggia della saggezza umana, come ci diceva la seconda lettura di Domenica scorsa.
Mi colpì moltissimo, i primi giorni qui in Benin, la testimonianza dei miei confratelli riguardo la diffusissima pratica della stregoneria. Quando gli stregoni o i fattucchieri vengono interpellati per fare un maleficio contro un prete cattolico, essi si rifiutano di farlo perché dicono che il Dio dei preti è più potente dei loro spiriti. Carissimi fratelli in Cristo, perché temere ancora? Siamo in una botte di ferro. Di chi dobbiamo ancora avere paura?
venerdì 9 marzo 2012
Commento al Vangelo III Dom Quaresima Anno B, 11 marzo 2012
COMMENTO Testo: cf Gv 2,13-25
Carissimi amici internauti, mi trovo momentaneamente a Bambui, dipartimento di Bamenda, nella regione anglofona del Camerun, senza troppo tempo a disposizione per utlizzare un computer.
Vorrei cogliere una frase significativa del Vangelo di Domenica prossima: Gesu' rispose: distruggete questo tempio, e in tre giorni lo ricostruiro'. L'evangelista Giovanni ci spiega lui stesso che Gesu' stava facendo allusione al tempio del suo corpo. Gesu' sapeva bene che pur messo a morte, il terzo giorno sarebbe risuscitato e che il suo corpo sarebbe diventato il nuovo e definitivo tempio, l'unico. Il tempio di Gerusalemme, luogo sacro per il culto della religione ebracia, non avrebbe piu' avuto senso.
Il corpo di Gesu' risorto e vivo si trova in maniera visibile ovunque si trovi un uomo che abbia ricevuto il battesimo cristiano: la dove c'e' un cristiano, li' c'e' il corpo di Cristo perche' laddove c'e' un cristiano, li' c'e' la Chiesa - vero corpo sacramentale di Cristo risorto - e quindi la presenza di Dio.
Gesu' e' stato ucciso, ma la sua presenza di risorto attraverso il suo Spirito e' dappertutto. Anche qui in Camerun, come in Benin, come in Italia, come in tutto il mondo, ci sono uomini che si lasciano abitare da questa presenza.
Non ci si puo' sbarazzare facilmente di Cristo!
Ma il pericolo piu' grande per la Chiesa non sono coloro che vogliono distruggerla da fuori perseguitando ancora oggi il corpo del Cristo risorto. Il pericolo vero e' costituito dall'infedelta' di noi battezzati, dalla debolezza della nostra testimonianza. Le sette proliferano sulle macerie di una Chiesa che non e' piu' capace di essere il volto trasfigurato di Cristo risorto.
Buona continuazione di conversione.
Carissimi amici internauti, mi trovo momentaneamente a Bambui, dipartimento di Bamenda, nella regione anglofona del Camerun, senza troppo tempo a disposizione per utlizzare un computer.
Vorrei cogliere una frase significativa del Vangelo di Domenica prossima: Gesu' rispose: distruggete questo tempio, e in tre giorni lo ricostruiro'. L'evangelista Giovanni ci spiega lui stesso che Gesu' stava facendo allusione al tempio del suo corpo. Gesu' sapeva bene che pur messo a morte, il terzo giorno sarebbe risuscitato e che il suo corpo sarebbe diventato il nuovo e definitivo tempio, l'unico. Il tempio di Gerusalemme, luogo sacro per il culto della religione ebracia, non avrebbe piu' avuto senso.
Il corpo di Gesu' risorto e vivo si trova in maniera visibile ovunque si trovi un uomo che abbia ricevuto il battesimo cristiano: la dove c'e' un cristiano, li' c'e' il corpo di Cristo perche' laddove c'e' un cristiano, li' c'e' la Chiesa - vero corpo sacramentale di Cristo risorto - e quindi la presenza di Dio.
Gesu' e' stato ucciso, ma la sua presenza di risorto attraverso il suo Spirito e' dappertutto. Anche qui in Camerun, come in Benin, come in Italia, come in tutto il mondo, ci sono uomini che si lasciano abitare da questa presenza.
Non ci si puo' sbarazzare facilmente di Cristo!
Ma il pericolo piu' grande per la Chiesa non sono coloro che vogliono distruggerla da fuori perseguitando ancora oggi il corpo del Cristo risorto. Il pericolo vero e' costituito dall'infedelta' di noi battezzati, dalla debolezza della nostra testimonianza. Le sette proliferano sulle macerie di una Chiesa che non e' piu' capace di essere il volto trasfigurato di Cristo risorto.
Buona continuazione di conversione.
domenica 4 marzo 2012
Commento al Vangelo II Dom Quaresima anno B 4 marzo 2012.
TRASFIGURATI O SFIGURATI
TESTO (Mc 9,2-10)
2 Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro3 e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.4 E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù.5 Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!».6 Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.7 Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!».8 E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.
9 Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti.10 Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.
COMMENTO
La liturgia della Parola di queste prime due domeniche di Quaresima, come ogni anno, ci fa’ saltare da un capo all’altro dell’itinerario penitenziale: dalle tentazioni di Gesù nel deserto all’esperienza della sua gloria divina, dalla spoliazione delle sue prerogative divine al risplendere della sua inaccessibile luce sul monte Tabor.
La lotta e la vittoria contro le seduzioni del male conducono alla piena manifestazione della bellezza divina sul volto del Cristo.
Tuttavia ogni avvenimento della vita di Gesù deve guidare la nostra esistenza quotidiana e condurci alla seguente domanda: “come posso mettere in pratica questa Parola, come posso incarnarla nella mia vita? Posso anche io essere trasfigurato ?”
Ciò che risplende sul volto di Gesù, e cioè la sua vita divina, il suo essere figlio di Dio, è stato un giorno depositato e seminato anche nella nostra umanità. Non solo siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio ma abbiamo ricevuto nel nostro cuore lo Spirito del Figlio che grida in noi “Abba’ Padre!” ( cf. Rm 8). Ciò che Gesù è per natura, Figlio, noi lo siamo per Grazia. Anche noi siamo figli di Dio, in Cristo.
L’insegnamento da recepire è che dobbiamo accettare la croce sulle nostre spalle, saperla portare ogni giorno in comunione con Gesù, senza troppi lamenti e imprecazioni; quando avremo incominciato seriamente a capire e a vivere la croce di Gesù, di tanto in tanto il Signore non mancherà di farci salire su qualche Tabor e allora tutto ciò che ci fa soffrire sarà trasfigurato in dolcezza e pace.
Non temiamo la croce dei pesi quotidiani, e delle cose che non vanno secondo i nostri desideri. San Francesco diceva che breve è la pena ma eterna la Gloria. Impariamo a ringraziare per tutto quello che non và. Impariamo a soffrire per amore. Ben inteso: non dobbiamo cercare la sofferenza, no! Il cristiano non deve amare la sofferenza. Il cristiano deve amare fino a soffrire, come ha fatto Gesù.
TESTO (Mc 9,2-10)
2 Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a loro3 e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche.4 E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù.5 Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!».6 Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.7 Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube: «Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!».8 E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro.
9 Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai morti.10 Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire risuscitare dai morti.
COMMENTO
La liturgia della Parola di queste prime due domeniche di Quaresima, come ogni anno, ci fa’ saltare da un capo all’altro dell’itinerario penitenziale: dalle tentazioni di Gesù nel deserto all’esperienza della sua gloria divina, dalla spoliazione delle sue prerogative divine al risplendere della sua inaccessibile luce sul monte Tabor.
La lotta e la vittoria contro le seduzioni del male conducono alla piena manifestazione della bellezza divina sul volto del Cristo.
Tuttavia ogni avvenimento della vita di Gesù deve guidare la nostra esistenza quotidiana e condurci alla seguente domanda: “come posso mettere in pratica questa Parola, come posso incarnarla nella mia vita? Posso anche io essere trasfigurato ?”
Ciò che risplende sul volto di Gesù, e cioè la sua vita divina, il suo essere figlio di Dio, è stato un giorno depositato e seminato anche nella nostra umanità. Non solo siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio ma abbiamo ricevuto nel nostro cuore lo Spirito del Figlio che grida in noi “Abba’ Padre!” ( cf. Rm 8). Ciò che Gesù è per natura, Figlio, noi lo siamo per Grazia. Anche noi siamo figli di Dio, in Cristo.
L’insegnamento da recepire è che dobbiamo accettare la croce sulle nostre spalle, saperla portare ogni giorno in comunione con Gesù, senza troppi lamenti e imprecazioni; quando avremo incominciato seriamente a capire e a vivere la croce di Gesù, di tanto in tanto il Signore non mancherà di farci salire su qualche Tabor e allora tutto ciò che ci fa soffrire sarà trasfigurato in dolcezza e pace.
Non temiamo la croce dei pesi quotidiani, e delle cose che non vanno secondo i nostri desideri. San Francesco diceva che breve è la pena ma eterna la Gloria. Impariamo a ringraziare per tutto quello che non và. Impariamo a soffrire per amore. Ben inteso: non dobbiamo cercare la sofferenza, no! Il cristiano non deve amare la sofferenza. Il cristiano deve amare fino a soffrire, come ha fatto Gesù.
sabato 25 febbraio 2012
Commento al Vangelo I Dom Quaresima anno B 26 febbraio 2012.
PER LUI, CON LUI E IN LUI
TESTO (Mc 1,12-15)
Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
COMMENTO
Cosa vi colpisce della vita di Gesù, quali sono le parole e i suoi gesti che più attirano la vostra attenzione e che suscitano interesse e il desiderio di conoscerlo meglio?
Se dovessi rispondere a questa domanda direi che la cosa più decisiva e affascinante è il suo atteggiamento verso la sofferenza umana. Mi piace di lui che non cerca di spiegare. Gesù non ha cercato di dare una ragione dei mali del mondo svelando il principio della sofferenza, ma l’ha semplicemente assunta su di sé e ha cominciato la sua esperienza di uomo tra gli uomini, debole tra i deboli. Per questo ha compatito, ha convertito e ha vinto.
Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. ( He 2,18 ).
Anche Gesù a cominciare dal deserto ha sofferto la tentazione, il fascino cioè del peccato, del piacere immediato al posto della gioia vera; anche Gesù ha avuto la tentazione di prendere le scorciatoie di un dio-fai-da-te.
Gesù ha sofferto tutto quello che hai sofferto e che stai soffrendo anche tu per aiutarti a uscirne e ritrovare il cammino verso l’unico Dio, il Dio-con-noi. E quando c’è questa disponibilità totale alla volontà di Dio il deserto della tentazione lascia spazio al Nuovo che comincia.
“Stava con le fiere e gli angeli lo servivano”. Ecco l’immagine del nuovo mondo che spunta, un mondo riconciliato dove cielo e terra si toccano di nuovo, ove non c’è più da temere né violenza, né odio, né “bestie feroci” ma dove a partire dalla piena accoglienza delle pulsioni dello Spirito tutto diviene fratello e sorella, come già diceva Francesco d’Assisi.
TESTO (Mc 1,12-15)
Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto e vi rimase quaranta giorni, tentato da satana; stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
COMMENTO
Cosa vi colpisce della vita di Gesù, quali sono le parole e i suoi gesti che più attirano la vostra attenzione e che suscitano interesse e il desiderio di conoscerlo meglio?
Se dovessi rispondere a questa domanda direi che la cosa più decisiva e affascinante è il suo atteggiamento verso la sofferenza umana. Mi piace di lui che non cerca di spiegare. Gesù non ha cercato di dare una ragione dei mali del mondo svelando il principio della sofferenza, ma l’ha semplicemente assunta su di sé e ha cominciato la sua esperienza di uomo tra gli uomini, debole tra i deboli. Per questo ha compatito, ha convertito e ha vinto.
Infatti proprio per essere stato messo alla prova ed avere sofferto personalmente, è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova. ( He 2,18 ).
Anche Gesù a cominciare dal deserto ha sofferto la tentazione, il fascino cioè del peccato, del piacere immediato al posto della gioia vera; anche Gesù ha avuto la tentazione di prendere le scorciatoie di un dio-fai-da-te.
Gesù ha sofferto tutto quello che hai sofferto e che stai soffrendo anche tu per aiutarti a uscirne e ritrovare il cammino verso l’unico Dio, il Dio-con-noi. E quando c’è questa disponibilità totale alla volontà di Dio il deserto della tentazione lascia spazio al Nuovo che comincia.
“Stava con le fiere e gli angeli lo servivano”. Ecco l’immagine del nuovo mondo che spunta, un mondo riconciliato dove cielo e terra si toccano di nuovo, ove non c’è più da temere né violenza, né odio, né “bestie feroci” ma dove a partire dalla piena accoglienza delle pulsioni dello Spirito tutto diviene fratello e sorella, come già diceva Francesco d’Assisi.
sabato 18 febbraio 2012
Commento al Vangelo VII Domenica TO Anno B 19 febbraio 2012.
AFRICA, ALZATI E CAMMINA!
TESTO (Mc 2,1-12)
Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
COMMENTO
Raramente nei Vangeli vediamo Gesù soffermarsi a dare spiegazioni delle sue guarigioni o dei suoi miracoli. Nel celebre capitolo 11 di San Giovanni, Gesù fa un lungo discorso-annuncio sulla pienezza della vita che egli è venuto a ristabilire, dopodiché chiama Lazzaro fuori dalla sua tomba; cosicché le sue parole spiegano e trovano conferma nella realizzazione di quel gesto prodigioso. Nell’episodio di questa Domenica troviamo qualcosa di simile: Gesù annuncia il perdono dei peccati a un paralitico che forse non sperava di tornare a camminare ma che sicuramente non si aspettava di ricevere la dichiarazione del perdono dei suoi peccati.
Eppure il perdono dei peccati, più della guarigione, rivela la vera identità umana ma allo stesso tempo divina di Gesù. Non a caso lo scriba presente alla scena pensa: « Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Lo scriba pensava bene, ma non si era ancora reso conto di trovarsi alla presenza di Dio stesso, fattosi uomo nella persona di Gesù di Nazareth.
Gesù è venuto proclamare a la Parola di salvezza, la Parola di misericordia e di amore di Dio Padre: questa è la sua principale preoccupazione, anche di fronte alla folla che viene da ogni parte attirata dalla fame di guaritore … “Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola”.
Cercando come sempre di calare il Vangelo nella realtà in cui vivo, non posso non andare con la mente a ciò che ho visto il 18-20 ottobre 2011 qui in Bénin in occasione della visita di Benedetto XVI. Un immagine mi è rimasta fortemente impressa: quella della folla in tripudio quando il Papa ha fatto ingresso nello stadio di Cotonou per celebrare la Santa Messa domenicale. Una folla che per molti aspetti assomigliava alle folle che seguivano Gesù nei suoi spostamenti tra Cafarnao e il lago di Galilea: persone attirate dal fascino di qualcuno di cui hanno sentito parlare in maniera entusiasta e dotato di un carisma tutto particolare; e di fronte alle folle Benedetto XVI, come Gesù 2000 anni fa’, ha annunciato loro la parola e tra le altre cose, presentando l’esortazione sinodale sull’Africa “Africae munus”, ha detto: “Africa, alzati e cammina!”
Forse qualche paralitico si è rialzato, ma di certo molti hanno detto: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
TESTO (Mc 2,1-12)
Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov'egli si trovava e, fatta un'apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».
Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti ordino - disse al paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
COMMENTO
Raramente nei Vangeli vediamo Gesù soffermarsi a dare spiegazioni delle sue guarigioni o dei suoi miracoli. Nel celebre capitolo 11 di San Giovanni, Gesù fa un lungo discorso-annuncio sulla pienezza della vita che egli è venuto a ristabilire, dopodiché chiama Lazzaro fuori dalla sua tomba; cosicché le sue parole spiegano e trovano conferma nella realizzazione di quel gesto prodigioso. Nell’episodio di questa Domenica troviamo qualcosa di simile: Gesù annuncia il perdono dei peccati a un paralitico che forse non sperava di tornare a camminare ma che sicuramente non si aspettava di ricevere la dichiarazione del perdono dei suoi peccati.
Eppure il perdono dei peccati, più della guarigione, rivela la vera identità umana ma allo stesso tempo divina di Gesù. Non a caso lo scriba presente alla scena pensa: « Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?». Lo scriba pensava bene, ma non si era ancora reso conto di trovarsi alla presenza di Dio stesso, fattosi uomo nella persona di Gesù di Nazareth.
Gesù è venuto proclamare a la Parola di salvezza, la Parola di misericordia e di amore di Dio Padre: questa è la sua principale preoccupazione, anche di fronte alla folla che viene da ogni parte attirata dalla fame di guaritore … “Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola”.
Cercando come sempre di calare il Vangelo nella realtà in cui vivo, non posso non andare con la mente a ciò che ho visto il 18-20 ottobre 2011 qui in Bénin in occasione della visita di Benedetto XVI. Un immagine mi è rimasta fortemente impressa: quella della folla in tripudio quando il Papa ha fatto ingresso nello stadio di Cotonou per celebrare la Santa Messa domenicale. Una folla che per molti aspetti assomigliava alle folle che seguivano Gesù nei suoi spostamenti tra Cafarnao e il lago di Galilea: persone attirate dal fascino di qualcuno di cui hanno sentito parlare in maniera entusiasta e dotato di un carisma tutto particolare; e di fronte alle folle Benedetto XVI, come Gesù 2000 anni fa’, ha annunciato loro la parola e tra le altre cose, presentando l’esortazione sinodale sull’Africa “Africae munus”, ha detto: “Africa, alzati e cammina!”
Forse qualche paralitico si è rialzato, ma di certo molti hanno detto: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».
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