domenica 29 gennaio 2012

Commento al Vangelo IV Domenica TO Anno B 29 gennaio 2012.

TUTTA COLPA DEL DIAVOLO?

TESTO  (Mc 1,21-28)


 Andarono a Cafarnao e, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. Ed erano stupiti del suo insegnamento, perché insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi.
 Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: «Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio». E Gesù lo sgridò: «Taci! Esci da quell'uomo». E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui. Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!». La sua fama si diffuse subito dovunque nei dintorni della Galilea.


COMMENTO

Se qualche volta prima di venire qui in Bénin mi sono stupito nel constatare che molti cristiani non credono nell’esistenza del maligno e delle sue azioni, adesso al contrario mi trovo spesso costretto a cercare di convincere i fratelli cristiani che non possiamo e non dobbiamo dargli troppa importanza, altrimenti diventa un alibi. Una malattia può venire interpretata come la vendetta dello spirito di un defunto, un incidente stradale come una punizione di uno spirito maligno e quando tutto va bene si va’ a fare la consultazione da ‘qualcuno’ per conoscere l’avvenire o si va da ‘qualcun altro’ per proteggersi dall’invidia degli altri. Molti vivono dunque sotto la cappa della paura, del fatalismo, di un timore di Dio che non è senso di rispetto della Maestà divina ma paura del male che se ne può ricevere.
Ho letto su una rivista francofona di uno strano processo in Arabia Saudita a carico di due uomini accusati di gravi atti di violenza. La difesa di uno dei due ha presentato una dettagliata perizia psichiatrica in cui si certificava che egli non era nel pieno uso delle sue normali facoltà, e tuttavia è stato condannato a diversi anni di carcere. La difesa del secondo ha dichiarato che al momento dei crimini contestati l’uomo in questione era posseduto da un demonio e che quindi il crimine non era riconducibile a lui ma al demonio; quest’uomo è stato assolto!
La soluzione è interessante, soprattutto perché offre una bella scappatoia per tirarsi fuori da qualche  impiccio, ma al tempo stesso è avvilente riguardo al riconoscimento della libertà e della dignità dell’uomo. Il Signore Gesù, ci dice il Vangelo di oggi, ci ha liberati dal potere di satana che per altro ha riconosciuto la sua potenza e la sua identità messianica: «Che c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio».  L’uomo che invece non riconosce tale potenza resta in balia delle sue paure, delle sue superstizioni, resta schiavo del male sotto le sue diverse manifestazioni.
Entrando nella Sinagoga di Cafarnao il Signore insegna come uno che ha autorità, perché la sua autorità gli viene da Dio stesso e con la sua autorità scaccia lo spirito impuro.  Da questo momento in poi l’uomo non ha più alibi, perché nella persona di Cristo ha trovato il liberatore, la forza di Dio onnipotente, il Santo di Dio.  
Non possiamo e non dobbiamo temere niente e nessuno, ma solo noi stessi e l’uso malsano della nostra libertà di coscienza. La potenza di Gesù è sempre in azione, la sua parola è sempre una parola autorevole che dissolve ogni desiderio e tentazione di male, così come il calore del sole dissolve la neve. Come a Cafarnao, così in ogni luogo e ogni giorno, specialmente in ogni celebrazione liturgica, Gesù interviene nelle nostre assemblee e ci parla con autorità. E quella parola ci libera.
Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”. (Eb 4,12)

venerdì 20 gennaio 2012

Commento al Vangelo III Domenica TO Anno B 22 gennaio 2012.

SEGUITEMI , VI FARÓ UN TEST D’AMMISSIONE

TESTO (Mc 1,14-20)

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:
 «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».
 Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

COMMENTO

 “ Venite , vi farò diventare pescatori di uomini ”. Sto pensando al modo differente con cui il Signore pronuncia questo invito in contesti differenti. Nelle diocesi delle Marche dove ho vissuto qualche anno della mia attività pastorale, la chiamata alla sequela di Gesù non appare qualcosa di invitante o attraente, tutt’altro, e per trovare qualche giovane disposto a accogliere su di se l’idea di una vocazione di speciale consacrazione si ha un bel lavoro da fare: quanto meno lo devi prima convincere che il mondo non mantiene tutte le promesse che sembra fare, e che la radicalità evangelica di chi lascia tutto per il Regno di Dio non castra l’uomo ma lo apre ad orizzonti di eternità.
 Qui nel sud del Benin, invece, per entrare in seminario bisogna superare un test d’ammissione. Ogni parroco presenta al vescovo i giovani aspiranti che lui ritiene idonei e poi la cernita viene fatta su scala nazionale sulla base di un test di cultura generale e di cultura religiosa, e quelli che non passano non hanno che a ripresentarsi l’anno successivo. Sembrerà assurdo ma anche in una modalità così barbina e così poco spirituale, c’è sempre la mano del Signore che chiama, che si serve degli errori umani, delle sviste ( e della buona volontà dei più ) per pronunciare ancora oggi: “Venite , vi farò diventare pescatori di uomini”.
Penso a quelle ragazze del nord del Benin che entrano nelle sola congregazione religiosa presente nel raggio di 50 chilometri dal loro villaggio; ci si potrebbe domandare:vera vocazione o mancanza di alternative? Ma anche per loro il Signore pronuncia lo stesso invito, con la stessa libertà e la stessa amorevolezza. Anche per loro tutto ciò che è  contesto sociale, storico, culturale ed ecclesiale diviene nelle mani di Dio mediazione di una chiamata irrevocabile; se si ha la fede e dunque la capacità di guardare la propria storia con gli occhi di Dio, tutto diviene presenza e voce di Colui che interpella e chiama: “Venite , vi farò diventare pescatori di uomini”.
“Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”. (Lc 18,8)

venerdì 13 gennaio 2012

Commento al Vangelo II Domenica TO Anno B 15 gennaio 2012.

L’INVITO E LA RISPOSTA

TESTO (Gv 1,35-42)

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!».37 E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.38 Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?».39 Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro.41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)»42 e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».

COMMENTO
Il giorno di Natale dell’anno appena trascorso ho avuto l’immensa gioia di amministrare per la prima volta qui in Bénin il sacramento del Battesimo a tre bambini nel corso della Messa celebrata in una Parrocchia. La cosa che mi ha un po’sorpreso , ma non troppo, è che c’erano le rispettive mamme, i padrini/madrine di battesimo ma per nessuno dei tre era presente il padre. Conosco sufficientemente bene la situazione locale e quindi non mi sono scandalizzato, tuttavia le condizioni minimali per battezzare erano presenti e cioè la presenza di qualcuno che si prendesse carico della fede dei battezzati. La Chiesa per amministrare i sacramenti esige la fede, ma non necessariamente la fede di chi il sacramento lo deve ricevere, e pertanto è la comunità cristiana che si incarica di guidare e accompagnare il cammino di questi piccoli attraverso qualche adulto che se ne prenda carico. Quelle tre mamme, si spera anche le madrine, dovranno essere una luce di riferimento per i loro bambini, dovranno essere come la voce di Giovanni Battista che ad ogni momento, soprattutto negli svincoli fondamentali della vita, ammonirà: “ Il tuo Salvatore è Lui, è Gesù di Nazareth, non ce ne sono altri. È lui l’agnello di Dio, cioè è lui che Dio Padre ci ha inviato per espiare tutti i nostri peccati”.
Ognuno di noi, se cristiano, ha beneficiato di questa carità educativa e tuttavia, seguendo il racconto del vangelo di questa Domenica, ci accorgiamo che per completare l’edificio della fede manca ancora qualcosa: manca il si di un’esperienza personale. I discepoli del Battista accolgono l’invito del loro maestro, si recano presso Gesù e questi a sua volta li invita a seguirlo: “venite e vedrete”… e quel giorno si fermarono presso di lui.
Una testimonianza forte e coerente è quasi sempre necessaria per arrivare alla scoperta della persona del Cristo e tuttavia essa non è sufficiente: a partire da questa ciascuno è chiamato a non contare più sul sentito dire e sul vissuto di un altro ma a fare un’esperienza in diretta, sulla propria vita. Vivere liberamente la grazia dei sacramenti, accostarsi quotidianamente alla Sacra Scrittura, scoprire il volto del Crocifisso sul volto di chi ci tende la mano, ecco gli appuntamenti fondamentali dove il Signore ci chiede di seguirlo per andare a vedere dove abita. 

Commento al Vangelo di Domenica 8 gennaio 2012. Epifania

A OGNUNO LA SUA STELLA

TESTO
(Mt 2,1-12)

Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
 E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele.
 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo». Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese.

COMMENTO

Il Messia Gesù non è venuto solo per chi l’aspettava ma anche per tutti gli uomini di buona volontà che in ogni epoca sono alla ricerca della verità, della giustizia, della bellezza, della pace e di tutti quei valori che sono universalmente considerati buoni e desiderabili. I magi sono l’immagine di un’umanità pulita, intellettualmente onesta e che è alla ricerca dell’Assoluto.
I saggi giudei al contrario, cioè gli scribi e i sacerdoti, sapevano che il Messia doveva nascere a Betlemme ma non l’hanno accettato e più tardi riusciranno a fare ciò che a Erode non è riuscito.
Il Signore offre a ciascun uomo una strada per incontrarlo, che ovviamente non è la stessa per tutti. I magi hanno visto sorgere una stella e si sono messi in cammino con i loro doni, senza lasciarsi condizionare dalla lunghezza del viaggio, e continuando a cercare informazioni tra la gente di Gerusalemme.
Che ognuno di noi abbia il coraggio e l’umiltà di seguire la sua stella! Nel corso della vita ognuno di noi ha avuto delle intuizioni particolari, ha incontrato delle persone straordinarie e se fossimo onesti, tutti dovremmo riconoscere che in un dato momento della vita il Signore ci ha attraversato la strada. Che ognuno di noi possa ritrovare la sua stella, che ognuno di noi possa ritornare fino al punto dove il Signore gli ha toccato il cuore: che ognuno possa ritrovare la strada per Betlemme.

sabato 31 dicembre 2011

Commento al Vangelo di Domenica 1 gennaio 2012.

CREDENTI  O  CREDULONI?
(Lc 2,16-21)

TESTO

 Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.
 Quando furon passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall'angelo prima di essere concepito nel grembo della madre.

COMMENTO

Una volta un Vescovo italiano diceva che quando si smette di essere credenti, si diventa creduloni. La distinzione mi sembra molto pertinente e non è fondata sul disprezzo per tutto ciò che non rientra nel “credo” cristiano; piuttosto sulla concretezza e sulla ricchezza di segni che i testimoni di Cristo hanno sperimentato e vissuto. Nel Vangelo di oggi ne abbiamo qualche esempio: Maria precedentemente aveva ricevuto da Dio un messaggio sconvolgente,  invitata a credere che sarebbe diventata la Madre dell’Altissimo, la Madre del Figlio di Dio. La sua fede tuttavia non è cieca, ma pienamente umana cioè ragionevole, perché il Signore che ci ha dato l’intelligenza non può chiederci di oscurarla, ma solo di orientarla alla ricerca della Verità. L’angelo offre un segno per farle comprendere che tutto è possibile a Dio. “Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile” Lc 1,36. E Maria crede, ma giustamente parte in viaggio, va’ da Elisabetta, constata la verità delle parole dell’angelo, e continua il suo cammino di fede. E poi la nascita del bambino Gesù, senza essersi unita a Giuseppe .
 Alla grotta di Betlemme, Maria riceve poi un altro annuncio, quello dei pastori che “… dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore”. Ancora una volta Maria usa il suo discernimento per tessere insieme tutti questi avvenimenti e le parole udite, per scendere nella profondità di ciò che sta vivendo.
Anche i pastori ricevono un annuncio e un invito ad andare a verificare e a toccare di persona. Si fidano perché sono uomini semplici, puliti e senza pregiudizi, e anche perché sanno che possono verificare ciò che è stato detto loro: “troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”; i pastori vanno e vedono quello che era stato loro annunciato e “ poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro.”
A volte mi stupisco di come la fede cristiana abbia potuto attecchire, tutto sommato, abbastanza profondamente in tanti contesti di povertà e di miseria, come qui Bénin ad esempio. Mi stupisco perché le sette sovente predicano il successo economico, l’emancipazione sociale; le religioni tradizionali garantiscono l’immunità da tutti i mali terreni e celesti; i musulmani propongono cinque precetti di base per la pace eterna. Noi cristiani invece predichiamo la Croce! E ciò nonostante c’è qualcuno disposto ad abbracciarla, forse con motivazioni da purificare, ma con un SI a un Dio crocifisso. Chi glielo fa’ fare? Credo che colui che è puro e onesto non può non accorgersi che la Parola del Signore è luce, che scalda il cuore, che mantiene quello che dice, perché non propone facili successi  ma la concretezza di un Salvatore, uomo come noi, sofferente come noi, e glorioso come lo saremo noi un giorno. Tempo fa’ una signora di qui mi ha detto che prima frequentava una chiesa protestante ma poi si è accorta che le mancava quel pane spezzato sull’altare dei cattolici, quel Pane segno d’Amore perfetto e puro, quel Pane divino, segno e presenza di Dio. Fede o creduloneria? Anche lei un giorno è partita verso una chiesa e tornando, ha  glorificato e lodato Dio per tutto quello che aveva udito e visto, come gli era stato detto.
Maria ci insegna la vera fede: serbare tutte queste cose nel cuore, meditare, fare silenzio, ascoltare la Parola e guardare oltre le apparenze le cose che mi passano attorno.

sabato 24 dicembre 2011

Commento al Vangelo di Natale 2011.


IL PRESEPE DI OUIDAH

TESTO ( Lc 2,1-14 )
  In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.
C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».

COMMENTO

Nella nostra cappella di Ouidah fra Antonio e fra Alessandro hanno ambientato il presepe nel villaggio lacustre di Ganvié, un villaggio beninese non lontano da qui e situato in mezzo all’omonima laguna, fatto tutto di palafitte. Mi sembra simbolico: anticamente gli uomini andavano ad abitare nelle palafitte sia per proteggersi dagli animali terrestri e sia perché non trovavano un luogo ospitale nella terra ferma. Giuseppe e Maria non hanno trovato alloggio nella “sala comune” della famiglia di Giuseppe a Betlemme, e allora si sono dovuti accontentare di appoggiarsi “fuori”, in una piccola insenatura del muro esterno usata come stalla. Il Signore del mondo che ha creato tutto e ci ha dato ospitalità nel suo creato, non ha trovato accoglienza presso le sue creature; Lui che aveva il diritto di essere riconosciuto il Padre di tutto e di tutti non è stato accolto dai suoi figli; il Signore Gesù ha così pagato il conto dell’albergo per tutti. Da quando un uomo innocente come Gesù ha accettato di essere messo ai margini della storia, tutti gli emarginati della storia hanno diritto di essere reintegrati e perdonati: Gesù ha pagato il conto per tutti loro.
Si potrebbe fare un presepe un po’ meno poetico ma più provocante dove le statuette abbiano il volto di tutte le persone più indesiderate e scomode che conosciamo, cosicché l’incanto della stalla di Betlemme sia mitigato dalla consapevolezza che forse ci sono tante persone che volentieri manderemmo ad alloggiare in una stalla, tra la puzza degli animali.
Se Gesù non lo accogliamo così, insieme a tutti quelli che abbiamo escluso e mandato ad alloggiare “fuori di casa”, Lui resterà un estraneo, un personaggio della storia, da ammirare certo, ma che non entra nella mia storia, nella mia vita di tutti i giorni . Prima di stupirci di come sia stato possibile lasciare fuori di casa una ragazza incinta con il suo sposo, stupiamoci di come sia stato possibile serbare un qualche rancore per tanto tempo per certe offese ricevute, presunte o veramente tali.  
Per chi ha voglia di ri-nascere ecco la Bella Notizia di questa notte: "Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore".
La gioia! Viviamo anzitutto noi la gioia di essere stati gli esclusi reintegrati, i peccatori che sono stati accolti nel cuore misericordioso del Signore, le creature che sono state ricreate dal loro Creatore.

sabato 17 dicembre 2011

Commento al Vangelo IV Dom Avvento anno B, 18 dicembre 2011.

LASCIAMOLO PASSARE !

TESTO ( Lc 1,26-38) 
Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all'angelo: «Come è possibile? Non conosco uomo». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio. Vedi: anche Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia, ha concepito un figlio e questo è il sesto mese per lei, che tutti dicevano sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto». E l'angelo partì da lei.

COMMENTO


Il Signore non vuole fare con noi più di quello che noi siamo disposti a lasciargli fare. Potrà fare miracoli, prodigi inaspettati ma sempre a condizione che l’uomo riconosca la sua Potenza illimitata e accetti almeno l’idea che nulla a Lui è impossibile. Il Signore sorpassa sempre e va ben al di là dei progetti dell’uomo, ma di un uomo appunto che cammina alla ricerca del Bene e del compimento della volontà di Dio. Nella prima lettura Davide elabora l’idea di costruire una dimora maestosa per il Signore ma il Signore, tramite il profeta Natan, lo “sorpassa” e gli dice: no! Sono io che costruirò per te una dimora e farò di te una grande famiglia (cf 2Sam 7,5-15).
La Vergine Maria, come molte pie israelite, stava camminando verso una dignitosa e benedetta vita coniugale con Giuseppe, al quale era stata già promessa. Ma il Signore anche in questo caso la “sorpassa” e le propone delle Nozze divine. Lo Spirito Santo scenderà su di lei e colui che nascerà sarà il Figlio di Dio.
Facciamo bene quando ci occupiamo del nostro futuro e di quello dei nostri figli, quando elaboriamo progetti per realizzarci come uomini e cristiani, quando nel rispetto di quei comandamenti di Dio insegnatici da bambini, coltiviamo aspettative e sogni. Il Signore in fondo ci chiede anche in questo di preparargli la strada; e tuttavia nelle strade che gli prepariamo dovremmo fare anche la corsia di sorpasso, perché Lui possa sorprenderci come e quando sa fare solo Lui.
Cosa si può annunciare, qui in Bénin, a certi uomini che umanamente parlando non vedono prospettive davanti a loro, e non le vedono perché effettivamente non ne hanno? Si può solo ed unicamente annunciare le imprevedibili meraviglie di Dio. Questo il grande miracolo del Natale, ridestare il senso della Speranza cristiana, l’attesa di qualcosa che supera ogni aspettativa e prospettiva umana.  È questa la grande Speranza che vorrei potesse nascere la notte di Natale nel cuore di Rosa. Rosa è una giovane signora di Cotonou sposata e con due bambini piccoli. Ha fatto una cosa che non doveva fare e adesso è in carcere a Cotonou per scontare una pena di due anni. Le mancano un anno e mezzo, ma suo marito l’ha lasciata, i suoi colleghi di lavoro non vanno più a trovarla e per la sofferenza di vedere i suoi bambini piangere non vorrebbe neppure ricevere la loro visita. Neppure a dirlo, perderà anche il lavoro. Sono andato a trovarla in carcere, ma la sola cosa che le ho potuto dire è che a Dio tutto è possibile, e che non possiamo immaginare il bene che Lui può ricavare dalle situazioni più disastrose. Anche un carcere del terzo mondo può divenire un luogo di speranza.
In vista del prossimo Santo Natale, vorrei suggerire a tutti gli adulti che leggeranno queste righe di ritornare un po’ bambini: riprendete carta e penna e scrivete una lettera a Gesù bambino con tutti i “doni” che vorreste ricevere la mattina del 25, e poi chiudetela e aspettate.
Il Signore vi sorpasserà. Presto o tardi spunterà un giorno, siatene sicuri, in cui vi accorgerete letterina alla mano  che il Signore vi ha sorpassato. Lode e Gloria a Cristo Signore.
“A colui che in tutto ha potere di fare MOLTO PIÚ di quanto possiamo domandare o PENSARE, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.” ( Ef 3, 20-21 ).