sabato 24 settembre 2011

Commento al Vangelo XXVI Dom TO anno A, 25 settembre 2011.

 C’È PROSTITUTA E PROSTITUTA
(cf Mt 21, 28-32)


TESTO

«Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L'ultimo». E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. E' venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli.


COMMENTO

Gesù non ha mai canonizzato nessun mestiere, nemmeno il suo, tanto meno quello della prostituta o dell’esattore di imposte (pubblicano). Se dice ai sommi sacerdoti e agli anziani che i pubblicani e le prostitute gli passeranno avanti è perché, mentre i sommi sacerdoti e gli anziani dicono e non fanno, gli altri invece hanno creduto, hanno riconosciuto il loro vuoto totale, il fatto cioè di essersi venduti totalmente, corpo e anima, al Dio denaro.
Non dimentichiamo 1 Tm 6,10: “L'attaccamento al denaro infatti è la radice di tutti i mali”. Gesù canonizza quindi non una categoria di persone ma quelli che hanno ammesso la vergognosa peccaminosità di ciò che stavano facendo, il vuoto e il nulla in cui stavano navigando.
Un giorno quando ero in Italia una prostituta mi ha detto: “Padre, ogni tanto mi viene a trovare un amico, facciamo qualcosa e poi mi lascia un po’ di soldi”.
Invece qualche tempo fa’ qui a Ouidah ho incontrato una prostituta che mi ha detto: “Padre, fino ad adesso ho fatto la prostituta!”. Una non ha il coraggio di dire pane al pane e vino al vino. L’altra guarda in faccia alla realtà e si lascia guardare da essa.
Chiamare le cose per quello che sono, l’umile ammissione delle proprie brutture ci farà intraprendere un cammino di conversione: solo l’umile riconoscimento del proprio nulla, della propria nudità è punto di partenza per accogliere la salvezza di Cristo.


Oggi, 24 settembre 2011, mancano 55 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI qui in Benin, a Dio piacendo.

sabato 17 settembre 2011

Commento al Vangelo XXV Dom TO anno A, 18 settembre 2011.

Padrone assoluto
(Cf Mt 20, 1-16)



 
TESTO

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Accordatosi con loro per un denaro al giorno, li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano sulla piazza disoccupati e disse loro: Andate anche voi nella mia vigna; quello che è giusto ve lo darò. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno e verso le tre e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi? Gli risposero: Perché nessuno ci ha presi a giornata. Ed egli disse loro: Andate anche voi nella mia vigna. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: Chiama gli operai e dà loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensavano che avrebbero ricevuto di più. Ma anch'essi ricevettero un denaro per ciascuno. Nel ritirarlo però, mormoravano contro il padrone dicendo: Questi ultimi hanno lavorato un'ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse convenuto con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene; ma io voglio dare anche a quest'ultimo quanto a te. Non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono? Così gli ultimi saranno primi, e i primi ultimi».

 

COMMENTO

Due cose sfuggono agli operai dell’alba. La prima è che la generosità del loro datore di lavoro non toglie niente alla loro paga, che corrisponde a quanto era stato pattuito. La seconda è che il padrone della vigna è appunto il padrone assoluto e non deve chiedere il permesso di ciò che fa.
Il pensare degli operai dell’alba è il pensare dell’uomo che dista dal pensare di Dio come la terra dal cielo (ci dice Isaia nella prima lettura). Nelle ristrettezza delle cose umane è ragionevole temere che l’abbondanza data all’altro tolga qualcosa a me; avrei tutto il diritto di lamentarmi se il mio datore di lavoro largheggiasse troppo con i miei colleghi, perché nel lungo termine questa eccessiva generosità impoverirà l’azienda e potrà compromettere i miei futuri stipendi. Inoltre l’azienda del mio padrone, benché giuridicamente resti del mi padrone, è anche mia in quanto io vi lavoro e il suo prosperare e produrre reddito dipende anche da me. Nelle ristrettezza delle cose umane l’economia è la scienza di ciò che per definizione in natura è scarso. Nella grandezza delle cose di Dio alla Grazia non esiste limite né restrizione: la sovrabbondanza elargita al fratello non mi toglie niente. Se il mio fratello è stato ricolmato di doni dall’alto, questo non impedisce che anche io possa ricevere abbondantemente dalle mani del Signore.
Secondariamente la Grazia di Dio è tutta di Dio. L’uomo non vi entra in nessuno modo. La Grazia che ci salva  viene tutta dal Signore Dio; l’uomo non ne è com-propietario nemmeno in minima parte: può solo accoglierla o rifiutarla.
Ecco perché la gelosia non ha ragione di essere. Dobbiamo solo rallegrarci della generosità smisurata di Dio perché … hai visto mai che noi , operai dell’alba, ci ritroviamo ad essere invece operai del tramonto?






Oggi, sabato 17 settembre 2011, mancano 62 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI qui in Benin. A Dio piacendo.

sabato 10 settembre 2011

Commento al Vangelo XXIV Dom TO anno A, 10 settembre 2011.

Libertà vo’ cercando
(Cf Mt 18, 21-35)

TESTO

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.
 A proposito, il regno dei cieli è simile a un re che volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo supplicava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello».

COMMENTO

Cosa significhi perdonare 70 volte 7 non è questione di matematica ; senza che nessuno si affatichi oltre modo, il risultato è  490. Ma il Signore non voleva dire che bisogna contare fino a 490 prima di dare sfogo alla vendetta. Il messaggio è che bisogna perdonare all’infinito, così come il Signore ci perdona all’infinito, e che l’unica chiave per uscire dalla prigione del rancore è il perdono. Anche in questo caso devo dichiarare la mia impressione dell’assoluta uguaglianza del cuore umano a tutte le latitudini: quaggiù in Bénin sento spesso le stesse tristi storie di persone che non riescono a perdonare che sentivo in Italia. Forse cambia la maniera di dare libero sfogo al rancore e all’odio: da noi quando si vuole rendere del male a qualcuno si va dall’avvocato per intentare una causa; quaggiù spesso si va dal fattucchiere per fare un maleficio ( qui si chiamano gri-gri). Chi non riesce a perdonare soffre molto, molto di più di colui che non viene perdonato e che potrebbe neppure sapere di essere oggetto di rancore.
L’elemento strano e innaturale della parabola è rivelativo: come può un creditore condonare e poi pentirsi di aver condonato e tornare a esigere il regolamento del suo debito? Proprio qui sta il punto: quel padrone che ci viene a riacchiappare per le orecchie quando non siamo capaci di condonare i nostri cento denari ai nostri debitori, è proprio la nostra coscienza. Se non siamo capaci di rimettere i debiti ai nostri debitori, non potremo mai sentirci perdonati da Dio; ci sentiremo sempre intrappolati nei nostri peccati. Se non crediamo alla bellezza e alla forza liberante della misericordia  resteremo sempre lì con le nostre catene, prigionieri di noi stessi. Quel 70 volte 7 può essere riferito anche ad un solo episodio, ad un solo evento terribile che è stato uno schiaffo insopportabile al solo ripensarci. Ogni volta che ci ripensiamo e che ripensiamo a chi ci ha offeso, il nostro cuore chiede di essere liberato e chiede alla nostra volontà di perdonare. E se 70 volte 7 ripenso alla stessa persona che mi ha umiliato, 70 volte 7 la mia coscienza chiede libertà, amnistia e implora alla nostra libera volontà di perdonare , almeno nel desiderio, cioè dal cuore.


Oggi, sabato 10 settembre 2011, mancano 69 giorni all’arrivo di Papa Benedetto XVI qui in Bénin. A Dio piacendo.

sabato 3 settembre 2011

Commento al Vangelo XXIII Dom TO anno A, 3 settembre 2011.

La forza della comunione
(cf Mt 18, 15 – 20)


TESTO 

Se il tuo fratello commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all'assemblea; e se non ascolterà neanche l'assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano. In verità vi dico: tutto quello che legherete sopra la terra sarà legato anche in cielo e tutto quello che scioglierete sopra la terra sarà sciolto anche in cielo. In verità vi dico ancora: se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro».

COMMENTO

 
Il Signore si fida enormemente dei suoi discepoli e si affida alla loro mediazione a tal punto da legare le cose del Cielo a quelle della terra. Mentre Gesù ci fa’ pregare dicendo  “sia fatta la tua volontà come in cielo, così in terra” ( … cioè che la storia umana possa coincidere con i progetti di Dio), Lui da parte sua ci assicura che le decisioni disciplinari della comunità dei suoi discepoli quaggiù, saranno sempre ratificate tali e quali nella Comunità divina di lassù.
Come possa fidarsi e affidarsi così tanto a una comunità di uomini è spiegabile solo a partire dalla presenza di Cristo risorto in mezzo a questa comunità. La Chiesa non verrà mai meno fino alla fine del mondo proprio perché essa è il corpo di Cristo (vivo) presente nella storia del mondo di ogni tempo.
Domenica scorsa nelle due messe che ho celebrato ho posto all’assemblea delle domande un po’ trabocchetto. Siccome si parlava del mandato di Cristo a Pietro ( “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” ) l’ho preso un po’ alla larga e ho chiesto se conoscevano il nome del capo del Benin; tutti hanno correttamente risposto che si chiama Thomas Yayi Boni. Ho chiesto se qualcuno conosceva il nome del capo della Francia; anche in questo caso molti hanno risposto che si chiama Nicolas Sarkozy. Perfino alla domanda sul nome del capo dell’Italia qualcuno ha detto che si chiama Monsieur Berlusconì ( ma chi l’ha detto che all’estero, dell’Italia, si conoscono solo le cose brutte!) .  Ma alla domanda sul capo della Chiesa Cattolica tutti hanno risposto a colpo sicuro che si chiama Benedetto XVI. A dire il vero tutti tranne una ragazzina di 12 anni che ha detto che il capo della Chiesa è Gesù. Per fortuna l’innocenza dei fanciulli! Infatti il nostro capo è Cristo, perché Cristo è vivo, dato che è risorto. Proprio Lui continua a essere presente nel fedele che con senso di responsabilità si prende la briga di correggere la colpa del fratello. Proprio Lui si rende presente quando due si mettono d’accordo per domandare qualcosa al Padre celeste e infatti l’unico a cui Dio non può rifiutare niente è proprio suo Figlio. Di fronte alla potenza della comunione dei discepoli di Cristo, un cristiano dovrebbe sentirsi sempre “il fiato” sul collo ed essere responsabile di tanti fratelli che si perdono. Siamone certi: quando nella Chiesa vengono alla luce gravi scandali, sicuramente c’è uno che ha sbagliato ma ce ne sono almeno dieci che hanno taciuto, e che invece di essere state pietre sono state solo fango.


Oggi, sabato 3 settembre 2011, mancano 76 giorni all’arrivo di Papa Benedetto XVI qui in Bénin. A Dio piacendo.

sabato 27 agosto 2011

Commento al Vangelo XXII Dom TO anno A, 28 agosto 2011.

SEGUIRE CRISTO, ... DOVE?


TESTO (cf Mt 16, 21-26)

21 Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno.22 Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo: «Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai».23 Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
24 Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua.
25 Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.26 Qual vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? O che cosa l'uomo potrà dare in cambio della propria anima?

COMMENTO

Giorni fa’, ancora una volta, come spesso mi è capitato di vedere qui in Bénin, un cadavere sull’asfalto coperto da un panno e con tanta gente attorno in attesa del carro funebre. Quaggiù è facile partire, è questione di un attimo. Una settimana fa’ ho visto una bambina di appena due giorni in una casa di accoglienza per bambini abbandonati gestita dalle suore Missionarie della Carità: è stata portata da una signora che si è vista la figlia ritornare a casa con un fagottino con dentro la povera creatura. La figlia le ha raccontato che mentre giocava una signora le ha dato il fagottino in questione e poi se ne è andata. La sopravvivenza passa attraverso mille peripezie, fin dai primi attimi, di mano in mano. Ecco smascherato il mito dell’uomo che non ha bisogno di nessuno, che non ha bisogno di chiedere mai, che “si è fatto da solo”.
Ma in tutto questo dove è Colui che ha salvato il mondo? Dove è Colui che doveva soffrire per redimerci e che di fatto ha sopportato umiliazione e supplizio per toglierci dalla condanna della morte? Forse la croce, la sua, non è stata sufficiente? Perché ha ancora bisogno della nostra?
Il bisogno è piuttosto nostro. Chi non accoglie il Cristo della croce, non accoglie neppure il Cristo della gloria, dato che il Cristo della Gloria resta un Cristo in croce. La morte già vinta quanto alla sua potenza, resta  presente nei suoi effetti. Cristo ci chiede di seguirlo per andare a condividere con Lui la sua vittoria che resta ed è solo la sua.
Il Cristo è sempre e solo uno, a tal punto che chi non ha compassione dei tanti uomini crocifissi che gli passano attorno, chi non perde la propria vita per riconoscere e seguire Cristo, anche se guadagnasse il mondo intero perderà la propria anima e dunque la vita eterna.
In questo mare di dolore, dunque, dove è il Salvatore del mondo?
E’ in quell’uomo steso sull’asfalto in mezzo a una pozza di sangue.
E’ in quella bambina che passa di mano in mano come fosse un pacco.
Beato chi li com-patisce e li accoglie. Sarà grande nel Regno dei cieli.


Oggi, 27 agosto 2011, mancano 83 giorni all’arrivo di Papa Benedetto XVI qui in Bénin … A Dio piacendo.

sabato 20 agosto 2011

Commento al Vangelo XXI Dom TO anno A, 21 agosto 2011.

PER FORTUNA PIETRO!
(Cf Mt 16, 13-20)

TESTO
13 Essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?».14 Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti».15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?».16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli.18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

COMMENTO
Se non capisci qui in Bénin la provvidenzialità di un unico vicario per tutta la Chiesa di Cristo, non lo capirai in nessun altro luogo della terra. Dico vicario perché, sia chiaro, la Chiesa ha un unico capo indiscusso: Cristo risorto il quale, essendo risorto, è vivo. Essendo vivo, parla. La sola differenza è che parla la lingua dello Spirito di Dio e che quindi c’è bisogno di qualcuno, la cui autorità risalga a Cristo stesso, che traduca autorevolmente questa “lingua” con cui il nostro unico Capo parla a tutti e in svariati modi. Questo qualcuno è indiscutibilmente per tutti i cristiani  Pietro e ( putroppo solo per noi cattolici) tutti i suoi successori, cioè tutti i vescovi di Roma che si sono succeduti nella storia, e che noi chiamiamo normalmente “Papa”.
L’assenza di un’unica autorità visibile nella Chiesa di Cristo provoca divisione, rottura, personalismi, settarismi. Sono ben lontano dal fare un elenco completo di tutte le chiese o sette di ispirazione cristiana presenti qui in Bénin. Oltre alla Chiesa cattolica vi si trova la Chiesa metodista, la Chiesa evangelica, l’Assemblea di Dio, l’Assemblea del 7° giorno, la Chiesa del monte degli olivi, la Chiesa del risveglio africano, la Chiesa del cristianesimo celeste, (ovviamente ) i Testimoni di Geova, la Chiesa del monte Sion, e ne dimentico tanti altri.
Senza il servizio di Pietro ognuno si inventa il suo Cristo e soprattutto fa dire a Cristo quello che vuole. Pietro ha riconosciuto in Gesù il Messia e Gesù ha dichiarato di fronte agli apostoli: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli». E dopo essere risorto gli dirà ancora “Pietro, pasci le mie pecorelle” (cf Gv 21,15-17). Per fortuna che c’è Pietro.


Oggi 20 agosto 2011, mancano 90 giorni all’arrivo di Papa Benedetto XVI qui in Bénin. A Dio piacendo.

sabato 13 agosto 2011

Commento al Vangelo XX Dom TO anno A, 14 agosto 2011.

Quando la fede è grande, basta qualche briciola di pane.
(cf Mt 15, 21-28)

TESTO
21 Partito di là, Gesù si diresse verso le parti di Tiro e Sidone.22 Ed ecco una donna Cananèa, che veniva da quelle regioni, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide. Mia figlia è crudelmente tormentata da un demonio».23 Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i discepoli gli si accostarono implorando: «Esaudiscila, vedi come ci grida dietro».24 Ma egli rispose: «Non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele».25 Ma quella venne e si prostrò dinanzi a lui dicendo: «Signore, aiutami!».26 Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli per gettarlo ai cagnolini».27 «E' vero, Signore, disse la donna, ma anche i cagnolini si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».28 Allora Gesù le replicò: «Donna, davvero grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri». E da quell'istante sua figlia fu guarita.

COMMENTO
Due anni fa’ mi trovavo ancora di convento a Cotonou. Una Domenica sera, prima di coricarmi avevo ripreso in mano il Vangelo del giorno, cosa che faccio abbastanza spesso, e che avevo già predicato un paio di volte: era il brano dove Gesù invita alla preghiera fiduciosa: “bussate e vi sarà aperto, cercate e troverete, chiedete e vi sarà dato …”
Nelle omelie avevo cercato di comunicare alla gente che il Signore ci esaudisce al di là e al di sopra delle nostre aspettative immediate, e che Lui vuole farci crescere e che quindi non necessariamente sta lì ad esaudire ogni nostro capriccio o desiderio momentaneo. Affermazioni teologicamente corrette ma sentivo che quell’invito alla preghiera di Gesù aveva in sé anche qualcosa di più semplice, di più immediato, di più “ingenuo”. Cercai di ri comprendere quelle parole con l’atteggiamento del bambino che si sente dire: “chiedimi quello che vuoi,  e te lo concederò”. Provai a chiudere gli occhi e cominciai a immaginare a qualcosa che mi sarebbe piaciuto ricevere in dono, in quello stesso momento, in quella stessa camera del mio convento di Cotonou: “una pizza capricciosa, perché no!”. In tutta semplicità e sincerità in quel momento avrei desiderato mangiare una pizza capricciosa, forse perché era già qualche mese che ero partito dall’Italia, o forse perché, essendo consapevole che il Signore mi aveva esaudito in così tante cose, potevo cominciare a domandargli anche qualcosa di un po’ più futile. Fu un momento di preghiera infantile, ingenua, ma sincera.

Qualche mese dopo, a qualche centinaia di metri dal convento, vidi un esercizio commerciale in corso di rinnovo, tutto pitturato da cima a fondo con i colori della bandiera italiana. L’insegna parlava chiaro “PIZZERIA San Marco”. A completare il tutto, qualche tempo dopo, ci fu la visita qui in Benin di un piccolo gruppo di amici italiani che, stupiti più di me di quel locale, portarono in convento tanta bella pizza veramente italiana: Capricciosa, Quattro stagioni, etc. etc.

Non è che la mia vita da allora sia cambiata più che tanto, ma mi ha fatto riflettere sul modo a volte troppo celebrale con cui mi avvicino a Dio, e sulle infinite possibilità che Lui ha di farci capire che ci segue e che non ci lascia soli.
Ma soprattutto mi sono detto: “se il Signore mi ha esaudito nel capriccioso desiderio di una pizza capricciosa, quanto più potrà esaudirmi nel santo desiderio di una vita Santa?”
Non ci si crederà, ma da quel tempo ho iniziato a chiedere il dono della santità con molta più convinzione e  fede, con la certezza che la santità è anzitutto dono che viene dall’Alto, dalla Grazia, prima ancora di essere sforzo morale e ascetico.
Se un capriccioso desiderio di pizza capricciosa è stato accolto, quanto più  un santo desiderio di vita santa!?


Si Signore, donaci la fede della donna cananea! Ci basta una mollica della Grazia caduta dalla tua mensa celeste, e noi saremo esauditi. Santi subito! E’ possibile. 

Ad ogni piccolo segno della tua benevolenza, cresce il desiderio di incontrarti e di guardarti dritto negli occhi ... e la pizza capricciosa, la possiamo lasciare ad altri.
Nous voulons voir à découvert l’éclat radieux de ton visage
dans l’aujourd’hui de ton appel prépare en nous le face-à-face





Oggi 13 agosto 2011, mancano 97 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI qui in Benin, a Dio piacendo.