Figli di chi ?
(cf Gv 14, 15-21)
Testo
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti. Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi. Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama. Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui».
Commento
Figli di chi? E’ una domanda che ci potrebbe far tornare indietro nel tempo, ad altre epoche della storia quando la famiglia, il lignaggio, la parentela e la classe sociale contavano più della persona e del valore realmente dimostrato. Anche qui in Bénin la paternità identifica in maniera chiarissima la persona. Molti cognomi finiscono con il suffisso “vi” che significa “figlio di” e allora non è infrequente sentire cognomi come Akakpovi (figlio di Akakpo), Adjovi (figlio di Adjo), Lokovi (figlio di Loko).
Oltre a questo la paternità identifica anche colui che genera: devo confessare che ancora non conosco il nome del signore e della signora che vengono a darci una mano per lavorare la terra del convento qui a Ouidah. Da tutti sono conosciuti come Papà Claude e Maman Claude, cioè il papà e la mamma di Claude, che sarebbe il primogenito dei loro cinque figli: l’essere padre o madre di qualcuno identifica dunque anche i genitori. Per questo quando delle ragazze italiane vengono qui rimangono un po’ stupite del fatto che la prima domanda che la gente pone loro non è se sono sposate o fidanzate, ma se hanno figli e quanti.
La paternità di Dio non è privilegio esclusivo di qualcuno ma un dono gratuito per ogni uomo, anche per quelli che purtroppo non arriveranno mai ad ascoltare queste stupende parole di Gesù: “Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”. Questa paternità non si esaurisce nell’atto creativo di un momento, come se Egli fosse quel grande orologiaio di cui qualcuno ha parlato, che costruisce una sveglia e dopo averla caricata aspetta passivamente che s’arresti. Se si vuole restare nell’esempio, dovremmo piuttosto dire che se il Signore è un orologiaio, i suoi orologi vanno tutti a corrente elettrica e continuano a funzionare perché Lui non lascia un solo attimo senza corrente elettrica la sua bottega planetaria. La creazione è un atto d’amore infinito che ci genera e ri-genera attimo per attimo.
La paternità di Dio che si manifesta nella creazione e ancor più nella seconda creazione, cioè la redenzione operata da suo Figlio unigenito Gesù Cristo, è un atto d’amore senza fine, un respiro che non si esaurirà più, neppure alla fine del mondo: fin tanto che Lui è Dio, noi resteremo sempre figli suoi. La promessa di Gesù è degna di fede: ”Non vi lascerò orfani, ritornerò da voi”. Proprio Gesù è colui che ristabilisce i “collegamenti” interrotti, colui che dal Padre è venuto per amore e al Padre ritorna per ristabilire da parte dell’uomo l’accoglienza a questo paterno amore, un’accoglienza perduta col peccato di Adamo e i peccati a seguire; una paternità quindi che non ci è stata mai tolta, ma che l’uomo da un certo momento in poi ha escluso dal panorama delle sue scelte. Gesù è venuto per mostrarci il volto misericordioso del Padre e ritorna al Padre per mostrare a Lui il volto accogliente e pentito di una umanità rinnovata, purificata e riconciliata.
Nell’attesa del suo ritorno Gesù implora per noi dal Padre la più bella consolazione, il dono dell’amore stesso. Nel Vangelo di Domenica scorsa Gesù si è definito la via, la verità, la vita: dunque lo spirito di verità è il suo stesso spirito, il suo stesso soffio d’amore, un soffio che lo ha sospinto verso di noi e che nel momento della sua morte rimetterà nelle mani del Padre. (“Padre nelle tue mani consegno il mio spirito” - Lc 23,45 -). Il grande Consolatore è un amore inossidabile, è l’amore divino, è la terza persona della Trinità, è l’amore “andata e ritorno”; il mondo non lo conosce perché non ha riconosciuto in Gesù l’inviato del Padre; il mondo che cerca se stesso non può comprendere il linguaggio del dono e della gratuità usato da Gesù.
E noi, sotto quale paternità ci vogliamo mettere? Vogliamo vivere di questo amore o di qualcosa d’altro? Se fossimo coscienti che siamo stati fatti per saziarci dell’amore di Dio, come potremmo pensare di trovare dei sostitutivi a un amore così immenso? Quale altra consolazione il nostro cuore potrà trovare per rimpiazzare ciò che viene da Dio, che è immenso, infinito, sublime e che è Dio stesso? San Francesco inizia proprio così il Cantico di Frate Sole: “Altissimo, Onnipotente, Bon Signore, tue so’le laude , la Gloria l’Onore et omne benedictione. A te solo se konfanno o Altissimo, et nullo homo è digno te mentovare”.
Sotto quale paternità ci vogliamo mettere?
Un’altra immagine mi viene in mente a partire dagli usi locali beninesi. Quando c’è la morte di un papà (o più raramente di una mamma) tutti i vari figli provvedono innanzitutto a far conservare il corpo in una cella frigorifera all’obitorio. Nel frattempo i figli delle varie mogli si rintracciano e organizzano il ricevimento e le celebrazioni varie. La cosa significativa è che i figli e nipoti del defunto si raggruppano a seconda della moglie da cui provengono e quelli che discendono dalla stessa madre preparano per il giorno del funerale un abito dello stesso colore e tipo, in maniera tale da identificarsi chiaramente. Questo mi fa’ riflettere sul fatto che anche noi dobbiamo scegliere un “habitus”, un comportamento che identifichi la nostra figliolanza. Per noi obbedire ai comandamenti di Gesù significa infatti scegliere di rientrare nel solco della sua figliolanza divina, scegliere il suo stesso itinerario, vivere la sua Grazia e della sua Grazia, cioè del suo amore. “Cristo Gesù patì per voi, lasciandovi un esempio, affinché ne seguiate le orme” – 1 Pt 2,21-.
Scegliere il peccato sarebbe invece come scegliere di restare al buio quando fuori splende il sole, rifiutare di godere i benefici della paternità di Dio che non vuole imporsi per forza a nessuno! Ancora San Francesco, questa volta in fondo al Cantico di Frate Sole, dice: “Laudato sii mio Signore per sora nostra morte corporale, dalla quale nullo homo vivente può scappare. Guai a quelli che muoiono nei peccati mortali, beati quelli che ella troverà nelle tue volontà, che’ la seconda morte non gli farà male!”
Oggi, 27 maggio 2011, mancano 175 giorni all’arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin.
fra Damiano Angelucci da Fano ( OFM Capp): frate itinerante
venerdì 27 maggio 2011
sabato 21 maggio 2011
Commento al Vangelo V Dom Pasqua 22 mag 2011
Incontro a mezza strada
(cf Gv 14,1-12)
Testo :
1 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.
2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto;
3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io.
4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?».6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?
10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere.
11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.
Commento:
Basterebbe un colpo d’occhio superficiale da turista per capire che qui in Bénin Dio è importante e oggetto di molte aspettative; cosa ci sia poi sotto questo nome, o cosa si intenda e come lo si concepisca è tutto un altro discorso; ad esempio la nomenclatura dei locali ( bar, ristoranti, lavanderie etc.): “Jésus le bon Pasteur" (Gesù Buon Pastore), “Le Seigneur est le Sauver" (Il Signore è salvatore), “La puissance de Dieu" (La potenza di Dio); oppure le scritte appiccicate dietro ai camion o nelle vetture in generale: “Dieu s’en charge” (ci pensa Dio), “ne t’inquiete pas, Dieu s’en occupe” (non ti inquietare, se ne occupa Dio), “Mawu na blo” (Dio farà, in fon); “Dieu est le Toutpuissant” (Dio è l’Onnipotente), “Le Seigneur est au travail” (il Signore è al lavoro).
Una fiducia illimitata sembra giacere sotto la pelle dei nostri fratelli beninesi e d’altronde è il Signore stesso che ci invita ad avere fede e a non avere il cuore turbato: “vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”. Scorrendo il brano di questa Domenica ci si accorge poi che la fede non è solo attesa ma anche un cammino e che per arrivare alla casa del Padre bisogna passare tramite Gesù stesso. Su questo cammino ci sono delle cose da fare, non è una semplice passeggiata, ci sono delle opere da compiere che saranno addirittura più grandi di quelle fatte da Gesù stesso.
Il tutto potrebbe essere riassunto dicendo che mentre Gesù ci viene incontro, noi dobbiamo andare incontro a Lui. Tutto quello che era necessario per salvarci Gesù l’ha già fatto; nel tempo presente il nostro compito è di accogliere e assumere su di noi questo destino di salvezza camminando verso Lui e vivendo nell’osservanza dei suoi comandamenti. Gesù è il nostro cammino ma nello stesso tempo è anche il nostro punto d’arrivo, la nostra destinazione, il “luogo” e la persona dove possiamo trovare la casa del Padre, cioè casa nostra. La fede è un cammino lungo il quale la vita di Cristo deve divenire pian piano anche la nostra, un cammino lungo il quale apprendere tutta la verità di ciò che sono.
Sarà bene ricordare che se Gesù è la via per tornare “a casa”, si tratta sempre e comunque di una “via crucis”. Come San Paolo dobbiamo dire (cf Col 1,24) “completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo”. L’esperienza di Gesù deve diventare anche mia esperienza personale e la sola cosa che “manca” alla realizzazione della mia salvezza è il mio “si” incondizionato alla sua volontà, un “si” detto con tutta la mia vita, anche nel dolore e nello sconforto, sapendo che dove c’è la croce sovrabbondano le consolazioni del Signore: la croce accolta per amore di Dio è l'unico luogo dove si può pregustare qui in terra la gioia del Paradiso.
P. Pio da Pietrelcina è stato un uomo che ha sofferto moltissimo, eppure lui stesso diceva che sperimentava tali e tante consolazioni da parte del Signore che a volte si sentiva quasi sulla soglia del Paradiso.
Oggi, 21 maggio 2011, mancano 181 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin
(cf Gv 14,1-12)
Testo :
1 «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.
2 Nella casa del Padre mio vi sono molti posti. Se no, ve l'avrei detto. Io vado a prepararvi un posto;
3 quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io.
4 E del luogo dove io vado, voi conoscete la via».
5 Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?».6 Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
7 Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
8 Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?
10 Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere.
11 Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
12 In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre.
Commento:
Basterebbe un colpo d’occhio superficiale da turista per capire che qui in Bénin Dio è importante e oggetto di molte aspettative; cosa ci sia poi sotto questo nome, o cosa si intenda e come lo si concepisca è tutto un altro discorso; ad esempio la nomenclatura dei locali ( bar, ristoranti, lavanderie etc.): “Jésus le bon Pasteur" (Gesù Buon Pastore), “Le Seigneur est le Sauver" (Il Signore è salvatore), “La puissance de Dieu" (La potenza di Dio); oppure le scritte appiccicate dietro ai camion o nelle vetture in generale: “Dieu s’en charge” (ci pensa Dio), “ne t’inquiete pas, Dieu s’en occupe” (non ti inquietare, se ne occupa Dio), “Mawu na blo” (Dio farà, in fon); “Dieu est le Toutpuissant” (Dio è l’Onnipotente), “Le Seigneur est au travail” (il Signore è al lavoro).
Una fiducia illimitata sembra giacere sotto la pelle dei nostri fratelli beninesi e d’altronde è il Signore stesso che ci invita ad avere fede e a non avere il cuore turbato: “vado a prepararvi un posto; quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io”. Scorrendo il brano di questa Domenica ci si accorge poi che la fede non è solo attesa ma anche un cammino e che per arrivare alla casa del Padre bisogna passare tramite Gesù stesso. Su questo cammino ci sono delle cose da fare, non è una semplice passeggiata, ci sono delle opere da compiere che saranno addirittura più grandi di quelle fatte da Gesù stesso.
Il tutto potrebbe essere riassunto dicendo che mentre Gesù ci viene incontro, noi dobbiamo andare incontro a Lui. Tutto quello che era necessario per salvarci Gesù l’ha già fatto; nel tempo presente il nostro compito è di accogliere e assumere su di noi questo destino di salvezza camminando verso Lui e vivendo nell’osservanza dei suoi comandamenti. Gesù è il nostro cammino ma nello stesso tempo è anche il nostro punto d’arrivo, la nostra destinazione, il “luogo” e la persona dove possiamo trovare la casa del Padre, cioè casa nostra. La fede è un cammino lungo il quale la vita di Cristo deve divenire pian piano anche la nostra, un cammino lungo il quale apprendere tutta la verità di ciò che sono.
Sarà bene ricordare che se Gesù è la via per tornare “a casa”, si tratta sempre e comunque di una “via crucis”. Come San Paolo dobbiamo dire (cf Col 1,24) “completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo”. L’esperienza di Gesù deve diventare anche mia esperienza personale e la sola cosa che “manca” alla realizzazione della mia salvezza è il mio “si” incondizionato alla sua volontà, un “si” detto con tutta la mia vita, anche nel dolore e nello sconforto, sapendo che dove c’è la croce sovrabbondano le consolazioni del Signore: la croce accolta per amore di Dio è l'unico luogo dove si può pregustare qui in terra la gioia del Paradiso.
P. Pio da Pietrelcina è stato un uomo che ha sofferto moltissimo, eppure lui stesso diceva che sperimentava tali e tante consolazioni da parte del Signore che a volte si sentiva quasi sulla soglia del Paradiso.
Résumé en français
Se rencontrer à mi-chemin ! Jésus nous l’a promis : il est parti nous préparer un siège, une place, il n’y a rien à craindre. Notre confiance en Jésus doit être ferme et absolue : il reviendra nous chercher, « à nouveau je viendrai et je vous prendrai près de moi ». De l’autre côté Jésus nous dit que Lui, il est le chemin et que « nul ne vient au Père que par moi » ; c’est pas suffisant d’attendre la pluie qui tombe du ciel, c'est-à-dire d’attendre sans rien faire le retour du Seigneur. Entre-temps il nous faut parcourir notre chemin et notre chemin pour le retour à la maison du Père est seulement un : le Christ Jésus. Il s’agit d’accueillir sa vérité, la vérité de ses commandements, il s’agit d’accueillir sa vie, la vie de la Grâce divine qui nous est donnée par Lui, il s’agit de témoigner de Lui à travers non œuvres.
Nous ne pouvons pas oublier, par ailleurs, que si Jésus est le chemin, ce chemin-ci sera forcement un « chemin de croix ». Encore une fois Jésus est là pour nous dire « que votre cœur ne se trouble pas ». Celui qui accueille la croix par amour de Dieu fera en même temps l’expérience de ses innombrables consolations. La seul possibilité qui nous est donnée d’avoir d’ici-bas un avant-gout de la joie du Paradis, c’est « d’embrasser» la croix de Jésus! Jésus reviendra nous chercher mais, en ce moment-là, est-ce qu’Il nous trouvera en marche ?
Oggi, 21 maggio 2011, mancano 181 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin
venerdì 13 maggio 2011
Commento al Vangelo IV Dom Pasqua 15 mag 2011
C'è Porta e Porta
(cf Gv 10,1-10)
Testo
1 «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante.2 Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore.3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.4 E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Commento:
Oggi, 13 maggio 2011, mancano 189 giorni all’arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin.
(cf Gv 10,1-10)
Testo
1 «In verità, in verità vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore per la porta, ma vi sale da un'altra parte, è un ladro e un brigante.2 Chi invece entra per la porta, è il pastore delle pecore.3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori.4 E quando ha condotto fuori tutte le sue pecore, cammina innanzi a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce.5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».6 Questa similitudine disse loro Gesù; ma essi non capirono che cosa significava ciò che diceva loro.
7 Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle pecore.
8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati.
9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo.
10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.
Commento:
Qui a Ouidah, a 10 – 12 Km dal nostro convento , sono stati posti in riva all’Oceano due monumenti commemorativi che potrebbero riassumere i due eventi più significativi della storia del Bénin (ex regno del Dahomey). Il primo per ordine di importanza e di celebrità si chiama “La porte du non retour” (la porta del non ritorno). Al di la’ della discutibile bellezza, questa specie di arco di cemento vuole ricordare che in quel punto della spiaggia, dal 1780 al 1848 (anno di abolizione dello schiavismo portoghese) furono imbarcati nelle navi negriere direzione Brasile, qualcosa come 3 milioni e mezzo di uomini e donne, fatti schiavi dai re delle tribù nemiche e venduti ai commercianti portoghesi per qualche coccio di vetro, qualche pistola o qualche cannone. La metà del “carico” moriva in viaggio e veniva gettato in mare, ma il margine di guadagno era talmente alto che ne valeva comunque la pena, per i commercianti ovviamente. Il monumento è stato chiamato porta del non ritorno perché coloro che sono stati imbarcati incatenati in quel punto della spiaggia, generalmente non sono più tornati.
Un po’ più in la’, 2 – 300 metri circa, più recentemente è stato posto sulla spiaggia un altro monumento: “La porte de l’Evangelisation” (la porta dell’evangelizzazione): esso commemora l’arrivo dei primi missionari cristiani il 18 aprile 1861. Proprio per celebrare il 150° anniversario dell’evangelizzazione del Bénin, il Papa Benedetto XVI verrà qui in Bénin il 18 novembre prossimo. Due monumenti, due “porte”, due avvenimenti, ma soprattutto due modi di entrare in relazione con l’uomo, con un popolo, con dei fratelli in Cristo, anche se non se ne è coscienti.
Il Vangelo di oggi ci dice che c’è una sola porta per accedere al recinto delle pecore e di fatto una delle due porte sulla spiaggia di Ouidah è una “non porta”, è il simbolo di chi è partito ma soprattutto di chi è venuto per rubare, uccidere e umiliare, di tutto coloro che sono venuti “prima” di Cristo. La porta dell’evangelizzazione è la porta attraverso la quale è passato Cristo nella persona dei suoi discepoli, arrivati 1800 anni dopo. A dir il vero già nel 1600 arrivarono dei missionari cappuccini e anche loro passarono per la porta dell’evangelizzazione, cioè passarono attraverso la vera e sola porta dell'ovile, perché quei popoli ricevessero la vita, e la vita in abbondanza, cioè per l’eternità. Dopo una settimana ne morirono una metà e l’altra metà fu costretta a ripartire dopo poco, decretando così il "fallimento" di quel primo viaggio missionario; erano venuti per donare e non per rubare. La loro voce tuttavia ancora parla e annuncia la Parola di salvezza, cioè la parola della croce redentrice. Sulle loro orme altri cappuccini arrivarono qui in Bénin a partire dal 1987, questa volta dalle Marche: di questi fra Michele Peirano dopo due anni è ritornato al Padre, fra Vittore è rientrato in Italia per seri motivi di salute, fra Giansante è rientrato in Italia due anni fa' per epatite B fulminante e oggi ricorre il 2° anniversario del suo trapianto di fegato.
Noi conosciamo bene, dunque, la forma che deve avere quell’unica porta d’accesso al recinto del gregge, la porta alla quale Gesù stesso si paragona: è la forma della croce. I farisei cercavano gloria l’uno dall’altro, cercavano di fare a tutti i costi proseliti (e Gesù dice che poi trovatone uno, erano capaci di renderlo pure peggio di loro) ma lo facevano più per affermare il loro prestigio che per la gloria di Dio. Chi è venuto dopo Gesù e in nome di Gesù, non è venuto per “rubare” ma per donare, meglio ancora, per donarsi e dare la propria vita, scegliendo di passare per la porta della croce.
Il segno più sicuro di credibilità di colui che pretende essere pastore degli altri è il sacrificio di sé, sull’esempio di Gesù. Chi non accetta di perdere qualcosa, chi non accetta di rischiare un po’ della sua vita, di perdersi per gli altri, rende palese la ricerca di fini personali e egoistici, la ricerca dell’auto-affermazione, la meschina ambizione di dire a se stesso e far dire agli altri: “… ma guardate quante pecore nel mio recinto!!! Sono o non sono un buon pastore!?”
Colui che si dona invece vuole solo che gli altri abbiano la vita, e la vita in abbondanza. cosicché ognuno “… entrerà, uscirà e troverà pascolo”. San Paolo direbbe: “Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia” (2 Cor1,24). Che ognuno scelga la sua porta, ma quella che permette di accedere al cuore degli uomini è solo una: Cristo Gesù.
Un po’ più in la’, 2 – 300 metri circa, più recentemente è stato posto sulla spiaggia un altro monumento: “La porte de l’Evangelisation” (la porta dell’evangelizzazione): esso commemora l’arrivo dei primi missionari cristiani il 18 aprile 1861. Proprio per celebrare il 150° anniversario dell’evangelizzazione del Bénin, il Papa Benedetto XVI verrà qui in Bénin il 18 novembre prossimo. Due monumenti, due “porte”, due avvenimenti, ma soprattutto due modi di entrare in relazione con l’uomo, con un popolo, con dei fratelli in Cristo, anche se non se ne è coscienti.
Il Vangelo di oggi ci dice che c’è una sola porta per accedere al recinto delle pecore e di fatto una delle due porte sulla spiaggia di Ouidah è una “non porta”, è il simbolo di chi è partito ma soprattutto di chi è venuto per rubare, uccidere e umiliare, di tutto coloro che sono venuti “prima” di Cristo. La porta dell’evangelizzazione è la porta attraverso la quale è passato Cristo nella persona dei suoi discepoli, arrivati 1800 anni dopo. A dir il vero già nel 1600 arrivarono dei missionari cappuccini e anche loro passarono per la porta dell’evangelizzazione, cioè passarono attraverso la vera e sola porta dell'ovile, perché quei popoli ricevessero la vita, e la vita in abbondanza, cioè per l’eternità. Dopo una settimana ne morirono una metà e l’altra metà fu costretta a ripartire dopo poco, decretando così il "fallimento" di quel primo viaggio missionario; erano venuti per donare e non per rubare. La loro voce tuttavia ancora parla e annuncia la Parola di salvezza, cioè la parola della croce redentrice. Sulle loro orme altri cappuccini arrivarono qui in Bénin a partire dal 1987, questa volta dalle Marche: di questi fra Michele Peirano dopo due anni è ritornato al Padre, fra Vittore è rientrato in Italia per seri motivi di salute, fra Giansante è rientrato in Italia due anni fa' per epatite B fulminante e oggi ricorre il 2° anniversario del suo trapianto di fegato.
Noi conosciamo bene, dunque, la forma che deve avere quell’unica porta d’accesso al recinto del gregge, la porta alla quale Gesù stesso si paragona: è la forma della croce. I farisei cercavano gloria l’uno dall’altro, cercavano di fare a tutti i costi proseliti (e Gesù dice che poi trovatone uno, erano capaci di renderlo pure peggio di loro) ma lo facevano più per affermare il loro prestigio che per la gloria di Dio. Chi è venuto dopo Gesù e in nome di Gesù, non è venuto per “rubare” ma per donare, meglio ancora, per donarsi e dare la propria vita, scegliendo di passare per la porta della croce.
Il segno più sicuro di credibilità di colui che pretende essere pastore degli altri è il sacrificio di sé, sull’esempio di Gesù. Chi non accetta di perdere qualcosa, chi non accetta di rischiare un po’ della sua vita, di perdersi per gli altri, rende palese la ricerca di fini personali e egoistici, la ricerca dell’auto-affermazione, la meschina ambizione di dire a se stesso e far dire agli altri: “… ma guardate quante pecore nel mio recinto!!! Sono o non sono un buon pastore!?”
Colui che si dona invece vuole solo che gli altri abbiano la vita, e la vita in abbondanza. cosicché ognuno “… entrerà, uscirà e troverà pascolo”. San Paolo direbbe: “Noi non intendiamo far da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia” (2 Cor1,24). Che ognuno scelga la sua porta, ma quella che permette di accedere al cuore degli uomini è solo una: Cristo Gesù.
Oggi, 13 maggio 2011, mancano 189 giorni all’arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin.
sabato 7 maggio 2011
Commento al Vangelo III Dom Pasqua 8 maggio 2011
DISCRETAMENTE VICINI
(cfr Lc 24,13-35)
TESTO
13 Et voici que, ce même jour, deux d'entre eux faisaient route vers un village du nom d'Emmaüs, distant de Jérusalem de 60 stades, 14 et ils conversaient entre eux de tout ce qui était arrivé. 15 Et il advint, comme ils conversaient et discutaient ensemble, que Jésus en personne s'approcha, et il faisait route avec eux; 16 mais leurs yeux étaient empêchés de le reconnaître. 17 Il Leur dit: "Quels sont donc ces propos que vous échangez en marchant?" Et ils s'arrêtèrent, le visage sombre.
18 Prenant la parole, l'un d'eux, nommé Cléophas, lui dit: "Tu es bien le seul habitant de Jérusalem à ignorer ce qui y est arrivé ces jours-ci" -- 19 "Quoi donc?" Leur dit-il. Ils lui dirent: "Ce qui concerne Jésus le Nazarénien, qui s'est montré un prophète puissant en oeuvres et en paroles devant Dieu et devant tout le peuple, 20 comment nos grands prêtres et nos chefs l'ont livré pour être condamné à mort et l'ont crucifié. 21 Nous espérions, nous, que c'était lui qui allait délivrer Israël; mais avec tout cela, voilà le troisième jour depuis que ces choses sont arrivées! 22 Quelques femmes qui sont des nôtres nous ont, il est vrai, stupéfiés. S'étant rendues de grand matin au tombeau 23 et n'ayant pas trouvé son corps, elles sont revenues nous dire qu'elles ont même eu la vision d'anges qui le disent vivant. 24 Quelques-uns des nôtres sont allés au tombeau et ont trouvé les choses tout comme les femmes avaient dit; mais lui, ils ne l'ont pas vu!"
25 Alors il leur dit: "O coeurs sans intelligence, lents à croire à tout ce qu'ont annoncé les Prophètes! 26 Ne fallait-il pas que le Christ endurât ces souffrances pour entrer dans sa gloire?" 27 Et, commençant par Moïse et parcourant tous les Prophètes, il leur interpréta dans toutes les Ecritures ce qui le concernait.
28 Quand ils furent près du village où ils se rendaient, il fit semblant d'aller plus loin. 29 Mais ils le pressèrent en disant: "Reste avec nous, car le soir tombe et le jour déjà touche à son terme." Il entra donc pour rester avec eux. 30 Et il advint, comme il était à table avec eux, qu'il prit le pain, dit la bénédiction, puis le rompit et le leur donna. 31 Leurs yeux s'ouvrirent et ils le reconnurent... mais il avait disparu de devant eux. 32 Et ils se dirent l'un à l'autre: "Notre coeur n'était-il pas tout brûlant au-dedans de nous, quand il nous parlait en chemin, quand il nous expliquait les Ecritures?"
33 A cette heure même, ils partirent et s'en retournèrent à Jérusalem. Ils trouvèrent réunis les Onze et leurs compagnons, 34 qui dirent: "C'est bien vrai! le Seigneur est ressuscité et il est apparu à Simon!" 35 Et eux de raconter ce qui s'était passé en chemin, et comment ils l'avaient reconnu à la fraction du pain.
COMMENTO
Un giornalista di Cotonou, fervente cattolico, mi ha espresso un giorno la sua preoccupazione per i tanti battezzati cattolici che passano o ritornano nelle varie sette esistenti. Mi diceva che a suo dire nella Chiesa Cattolica locale, soprattutto qui nel sud del Bénin dove è maggioritaria, tanti ne entrano e tanti ne escono. Non ho il polso della situazione per poter dire se ha ragione oppure no; certo è che comunque non sono pochi quelli che, pur battezzati, non esitano a tornare dai fattucchieri, dagli indovini, o a buttarsi nelle varie denominazioni di gruppi cristiani o se dicenti tali. In questo ambiente la sofferenza fisica, la penuria di mezzi per curarsi, la ricerca di benessere spinge spesso a delle scorciatoie di questo tipo. E’ lecito domandarsi cosa erano venuti a cercare nella Chiesa di Cristo, cosa li ha delusi in seguito, e quale liberazione speravano di trovare. Per noi missionari di Cristo è ancor più urgente e opportuno domandarsi quali mezzi abbiamo impiegato noi, per impersonare quel Gesù risorto che si fa accanto a questi due uomini delusi in cammino verso Emmaus. Gesù ha fatto qualcosa di molto semplice: si è fatto raccontare la storia di quegli ultimi giorni, la storia di quegli straordinari eventi quale essi stessi l’avevano vissuta. Il Vangelo ci dice che i loro occhi non erano stati capaci di riconoscere Gesù, che avevano il volto triste, che fino a qualche momento prima avevano sperato che fosse stato proprio Gesù a liberare Israele. Gesù ascolta pazientemente e poi comincia a spiegare loro tutto ciò che nelle scritture lo riguardava, ed è così che il cuore dei due discepoli inizia a scaldarsi, i loro occhi tornano a vedere, fino alla sera quando lo riconoscono mentre spezza il pane. Credo che questo brano sia meno un rimprovero dell’incredulità dei due discepoli delusi, per quanto Gesù li definisca “cuori senza intelligenza e lenti a credere”, e più un esempio per tutti noi cristiani, chiamati ad essere testimoni di Gesù. La verità ha bisogno di relazione per comunicarsi, ha bisogno di ascolto. Noi frati, preti e cristiani in genere impegnati nell’evangelizzazione, dovremmo imparare a predicare un minuto per ogni 10 minuti di ascolto.
Qui in Bénin, come altrove e come in tutti i luoghi del mondo, immagino, l’annuncio cristiano ha bisogno di passare attraverso una relazione di amicizia, di comunione, di dialogo. La dimensione relazionale è di un’importanza cruciale. In un incontro diocesano di tutti i giovani di Cotonou un giovane è andato al microfono per lamentarsi del fatto che molto spesso non si sentono seguiti, che i loro preti non hanno tempo per loro. Gesù risorto si comunica attraverso una comprensione progressiva di tutto ciò che lo riguarda e tale comprensione può passare solo da cuore a cuore, da una esistenza all’altra, anche attraverso delle domande banali: come quando un ragazzo di qui mi ha chiesto perché nel Vangelo non si dice mai che Gesù si sia messo a ridere.
Résumé en français
L’Evangile de ce troisième dimanche de Pâque, nous donne plusieurs messages mais j’aimerais souligner et mettre en exergue la méthode pastorale de Jésus, c'est-à-dire la manière de susciter dans ses deux disciples la foi en sa résurrection.
Il y a deux disciples déçus qui sont en train de quitter Jérusalem. La suite du récit nous apprend qu’ils ont perdu toute espérance en Jésus de Nazareth. Ils disent : « Nous espérions, nous, que c'était lui qui allait délivrer Israël ». Peut-être que c’est bien à cause de leur tristesse qu’ils n’arrivent même pas à reconnaitre Jésus qui au long du chemin se joint à eux. Jésus ne se révèle pas à eux d’emblé mais il les écoute d’abord, et les interroge même : "Quels sont donc ces propos que vous échangez en marchant?"
C’est seulement après leur récit et après leur avoir reproché leur incrédulité que Jésus « commençant par Moïse et parcourant tous les Prophètes, il leur interpréta dans toutes les Ecritures ce qui le concernait ». Il se dégage là une très belle leçon de théologie pastorale : se joindre à ceux qui sont en chemin et écouter avant d’enseigner. Nous devrions apprendre le style de Jésus. Si voulons témoigner et susciter la foi, il faudrait bien que nous soyons capables de partager les préoccupations, les déceptions et les inquiétudes de nos frères ; comment la foi pourra-t-elle jaillir dans les cœurs de nos contemporains si ceux-ci ne trouvaient pas des compagnons de voyage qui patiemment les accompagneront à la table sainte ? Comment eux pourront-ils reconnaitre Jésus dans le Sacrement de l’autel si personne ne leur interprète la Parole de Dieu ? Et encore, qui voudra nous écouter si nous ne sommes pas les premiers à écouter ?
Oggi, sabato 7 maggio 2011, mancano 195 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin.
(cfr Lc 24,13-35)
TESTO
13 Et voici que, ce même jour, deux d'entre eux faisaient route vers un village du nom d'Emmaüs, distant de Jérusalem de 60 stades, 14 et ils conversaient entre eux de tout ce qui était arrivé. 15 Et il advint, comme ils conversaient et discutaient ensemble, que Jésus en personne s'approcha, et il faisait route avec eux; 16 mais leurs yeux étaient empêchés de le reconnaître. 17 Il Leur dit: "Quels sont donc ces propos que vous échangez en marchant?" Et ils s'arrêtèrent, le visage sombre.
18 Prenant la parole, l'un d'eux, nommé Cléophas, lui dit: "Tu es bien le seul habitant de Jérusalem à ignorer ce qui y est arrivé ces jours-ci" -- 19 "Quoi donc?" Leur dit-il. Ils lui dirent: "Ce qui concerne Jésus le Nazarénien, qui s'est montré un prophète puissant en oeuvres et en paroles devant Dieu et devant tout le peuple, 20 comment nos grands prêtres et nos chefs l'ont livré pour être condamné à mort et l'ont crucifié. 21 Nous espérions, nous, que c'était lui qui allait délivrer Israël; mais avec tout cela, voilà le troisième jour depuis que ces choses sont arrivées! 22 Quelques femmes qui sont des nôtres nous ont, il est vrai, stupéfiés. S'étant rendues de grand matin au tombeau 23 et n'ayant pas trouvé son corps, elles sont revenues nous dire qu'elles ont même eu la vision d'anges qui le disent vivant. 24 Quelques-uns des nôtres sont allés au tombeau et ont trouvé les choses tout comme les femmes avaient dit; mais lui, ils ne l'ont pas vu!"
25 Alors il leur dit: "O coeurs sans intelligence, lents à croire à tout ce qu'ont annoncé les Prophètes! 26 Ne fallait-il pas que le Christ endurât ces souffrances pour entrer dans sa gloire?" 27 Et, commençant par Moïse et parcourant tous les Prophètes, il leur interpréta dans toutes les Ecritures ce qui le concernait.
28 Quand ils furent près du village où ils se rendaient, il fit semblant d'aller plus loin. 29 Mais ils le pressèrent en disant: "Reste avec nous, car le soir tombe et le jour déjà touche à son terme." Il entra donc pour rester avec eux. 30 Et il advint, comme il était à table avec eux, qu'il prit le pain, dit la bénédiction, puis le rompit et le leur donna. 31 Leurs yeux s'ouvrirent et ils le reconnurent... mais il avait disparu de devant eux. 32 Et ils se dirent l'un à l'autre: "Notre coeur n'était-il pas tout brûlant au-dedans de nous, quand il nous parlait en chemin, quand il nous expliquait les Ecritures?"
33 A cette heure même, ils partirent et s'en retournèrent à Jérusalem. Ils trouvèrent réunis les Onze et leurs compagnons, 34 qui dirent: "C'est bien vrai! le Seigneur est ressuscité et il est apparu à Simon!" 35 Et eux de raconter ce qui s'était passé en chemin, et comment ils l'avaient reconnu à la fraction du pain.
COMMENTO
Un giornalista di Cotonou, fervente cattolico, mi ha espresso un giorno la sua preoccupazione per i tanti battezzati cattolici che passano o ritornano nelle varie sette esistenti. Mi diceva che a suo dire nella Chiesa Cattolica locale, soprattutto qui nel sud del Bénin dove è maggioritaria, tanti ne entrano e tanti ne escono. Non ho il polso della situazione per poter dire se ha ragione oppure no; certo è che comunque non sono pochi quelli che, pur battezzati, non esitano a tornare dai fattucchieri, dagli indovini, o a buttarsi nelle varie denominazioni di gruppi cristiani o se dicenti tali. In questo ambiente la sofferenza fisica, la penuria di mezzi per curarsi, la ricerca di benessere spinge spesso a delle scorciatoie di questo tipo. E’ lecito domandarsi cosa erano venuti a cercare nella Chiesa di Cristo, cosa li ha delusi in seguito, e quale liberazione speravano di trovare. Per noi missionari di Cristo è ancor più urgente e opportuno domandarsi quali mezzi abbiamo impiegato noi, per impersonare quel Gesù risorto che si fa accanto a questi due uomini delusi in cammino verso Emmaus. Gesù ha fatto qualcosa di molto semplice: si è fatto raccontare la storia di quegli ultimi giorni, la storia di quegli straordinari eventi quale essi stessi l’avevano vissuta. Il Vangelo ci dice che i loro occhi non erano stati capaci di riconoscere Gesù, che avevano il volto triste, che fino a qualche momento prima avevano sperato che fosse stato proprio Gesù a liberare Israele. Gesù ascolta pazientemente e poi comincia a spiegare loro tutto ciò che nelle scritture lo riguardava, ed è così che il cuore dei due discepoli inizia a scaldarsi, i loro occhi tornano a vedere, fino alla sera quando lo riconoscono mentre spezza il pane. Credo che questo brano sia meno un rimprovero dell’incredulità dei due discepoli delusi, per quanto Gesù li definisca “cuori senza intelligenza e lenti a credere”, e più un esempio per tutti noi cristiani, chiamati ad essere testimoni di Gesù. La verità ha bisogno di relazione per comunicarsi, ha bisogno di ascolto. Noi frati, preti e cristiani in genere impegnati nell’evangelizzazione, dovremmo imparare a predicare un minuto per ogni 10 minuti di ascolto.
Qui in Bénin, come altrove e come in tutti i luoghi del mondo, immagino, l’annuncio cristiano ha bisogno di passare attraverso una relazione di amicizia, di comunione, di dialogo. La dimensione relazionale è di un’importanza cruciale. In un incontro diocesano di tutti i giovani di Cotonou un giovane è andato al microfono per lamentarsi del fatto che molto spesso non si sentono seguiti, che i loro preti non hanno tempo per loro. Gesù risorto si comunica attraverso una comprensione progressiva di tutto ciò che lo riguarda e tale comprensione può passare solo da cuore a cuore, da una esistenza all’altra, anche attraverso delle domande banali: come quando un ragazzo di qui mi ha chiesto perché nel Vangelo non si dice mai che Gesù si sia messo a ridere.
Résumé en français
L’Evangile de ce troisième dimanche de Pâque, nous donne plusieurs messages mais j’aimerais souligner et mettre en exergue la méthode pastorale de Jésus, c'est-à-dire la manière de susciter dans ses deux disciples la foi en sa résurrection.
Il y a deux disciples déçus qui sont en train de quitter Jérusalem. La suite du récit nous apprend qu’ils ont perdu toute espérance en Jésus de Nazareth. Ils disent : « Nous espérions, nous, que c'était lui qui allait délivrer Israël ». Peut-être que c’est bien à cause de leur tristesse qu’ils n’arrivent même pas à reconnaitre Jésus qui au long du chemin se joint à eux. Jésus ne se révèle pas à eux d’emblé mais il les écoute d’abord, et les interroge même : "Quels sont donc ces propos que vous échangez en marchant?"
C’est seulement après leur récit et après leur avoir reproché leur incrédulité que Jésus « commençant par Moïse et parcourant tous les Prophètes, il leur interpréta dans toutes les Ecritures ce qui le concernait ». Il se dégage là une très belle leçon de théologie pastorale : se joindre à ceux qui sont en chemin et écouter avant d’enseigner. Nous devrions apprendre le style de Jésus. Si voulons témoigner et susciter la foi, il faudrait bien que nous soyons capables de partager les préoccupations, les déceptions et les inquiétudes de nos frères ; comment la foi pourra-t-elle jaillir dans les cœurs de nos contemporains si ceux-ci ne trouvaient pas des compagnons de voyage qui patiemment les accompagneront à la table sainte ? Comment eux pourront-ils reconnaitre Jésus dans le Sacrement de l’autel si personne ne leur interprète la Parole de Dieu ? Et encore, qui voudra nous écouter si nous ne sommes pas les premiers à écouter ?
Oggi, sabato 7 maggio 2011, mancano 195 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin.
sabato 30 aprile 2011
Commento al Vangelo II Dom Pasqua 30 apr 2011
Vedere per credere, credere per vedere.
(cf Gv 20,19-31)
Testo
19 Le soir, ce même jour, le premier de la semaine, et les portes étant closes, là où se trouvaient les disciples, par peur des Juifs, Jésus vint et se tint au milieu et il leur dit: "Paix à vous!" 20 Ayant dit cela, il leur montra ses mains et son côté. Les disciples furent remplis de joie à la vue du Seigneur. 21 Il leur dit alors, de nouveau: "Paix à vous!
Comme le Père m'a envoyé,
moi aussi je vous envoie."
22 Ayant dit cela, il souffla sur eux et leur dit:
"Recevez l'Esprit Saint.
23 Ceux à qui vous remettrez les péchés,
ils leur seront remis;
ceux à qui vous les retiendrez,
ils leur seront retenus."
24 Or Thomas, l'un des Douze, appelé Didyme, n'était pas avec eux, lorsque vint Jésus. 25 Les autres disciples lui dirent donc: "Nous avons vu le Seigneur!" Mais il leur dit: "Si je ne vois pas dans ses mains la marque des clous, si je ne mets pas mon doigt dans la marque des clous, et si je ne mets pas ma main dans son côté, je ne croirai pas." 26 Huit jours après, ses disciples étaient de nouveau à l'intérieur et Thomas avec eux. Jésus vient, les portes étant closes, et il se tint au milieu et dit: "Paix à vous. 27 Puis il dit à Thomas: "Porte ton doigt ici: voici mes mains; avance ta main et mets-la dans mon côté, et ne deviens pas incrédule, mais croyant." 28 Thomas lui répondit: "Mon Seigneur et mon Dieu!" 29 Jésus lui dit:
"Parce que tu me vois, tu crois.
Heureux ceux qui n'ont pas vu et qui ont cru."
30 Jésus a fait sous les yeux de ses disciples encore beaucoup d'autres signes, qui ne sont pas écrits dans ce livre. 31 Ceux-là ont été mis par écrit, pour que vous croyiez que Jésus est le Christ, le Fils de Dieu, et pour qu'en croyant vous ayez la vie en son nom.
Commento
Dopo tre settimane ritroviamo il nostro fratello gemello, Tommaso detto Dìdimo. Didimo significa appunto gemello. Fu lui che di fronte all’insistenza di Gesù di andare a Betania per andare a risvegliare l’amico Lazzaro nonostante il pericolo dei Giudei, disse rassegnato: “andiamo anche noi a morire con lui” (cf Gv 11). Ora lo ritroviamo, anzi lo troviamo assente all’incontro di Gesù con i suoi discepoli, la sera di quel primo giorno della settimana (che d’ora in poi sarà chiamato dai cristiani Domenica) che nelle sue prime luci aveva rivelato il sepolcro vuoto a Maria di Magdala, a Pietro e al discepolo che Gesù amava. Assente quella sera ma protagonista otto giorni dopo (cioè la Domenica successiva) quando Gesù risorto lo invita a constatare, a guardare e a toccare i segni della sua passione, e a non essere più incredulo ma credente.
Questo personaggio ci aiuta a compiere l’itinerario della fede: se nel testo menzionato sopra aveva invitato ciascuno di noi ad andare a morire con Gesù, ora ci chiede di fare la sua stessa professione di fede e dire “Mio Signore, mio Dio”. La sua non è una semplice constatazione, ma un vero atto di fede: a partire dalla sua resurrezione, ha capito l’identità profonda di Gesù: “Mio Signore, mio Dio”. Tommaso vede un uomo tornato in vita dopo la sua morte e il salto della fede lo porta a riconoscere in lui la presenza di Dio stesso, quello che San Paolo dirà anni più tardi: “… Poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (1Col 2,9). Tommaso vedendo Gesù, fa un atto di fede nella sua divinità, ma è anche vero che riconosce il suo Dio in Gesù risorto perché ha creduto.
Tommaso è veramente il fratello gemello di ciascuno di noi. Come ognuno di noi ha scoperto le parole di verità e di vita eterna che uscivano dalla bocca di Gesù e ha deciso di seguirlo fino in fondo. Poi però arriva il buio della sofferenza e quindi del dubbio e quando concretamente Gesù muore, più alcuna speranza sembra realizzabile. Tommaso non solo fugge come gli altri ma addirittura non è nemmeno con gli altri quando Gesù appare la prima volta. Il Signore nella sua misericordia concede a lui un’ulteriore possibilità e questa volta Tommaso non la perde e diventa credente.
La nostra fede si appoggia sulla fede di questo nostro fratello gemello e di tutti gli altri che hanno visto e toccato e mangiato con Gesù risorto. Anche noi un giorno abbiamo fatto la scelta, forse un po’ timida, di seguire Gesù, ma poi per cento mille motivi ci si è persi o nel buio del nostro dolore, o nel torpore della nostra comodità. Attraverso la testimonianza dei suoi discepoli, Gesù concede anche a noi come a Tommaso un’altra possibilità. Quante me ne concederà ancora? Beati noi se confidando nella testimonianza di questi uomini sapremo vedere e toccare Gesù risorto. Dove? Nella memoria celebrata della sua passione-morte-resurrezione (la Santa Messa), nella comunione ecclesiale, nel volto sofferente di chi attende l’ultima e definitiva apparizione di Gesù glorioso alla fine della storia, nella mia personale esperienza di dolore o di ricerca di senso. Sicura è questa parola: “Se noi siamo morti con lui, con lui anche vivremo. Se restiamo saldi, con lui regneremo” (2Tm2,11-12).
Résumé en français
Voir pour croire, croire pour voir.
Après trois semaines nous retrouvons notre ami, l’apôtre Thomas Didyme, le jumeau. En fait, Didyme signifie frère jumeau. Lors de la résurrection de Lazare, face à l’insistance de Jésus de se rendre à Béthanie malgré la menace de mort de la part des chefs Juifs, Thomas dit aux disciples et à nous aussi : « allons nous aussi mourir avec Lui ! » (Jn 11). Il l’a dit en même temps à chacun de nous, car chacun de nous doit se sentir le frère jumeau de Thomas.
Dans le texte évangélique de ce Dimanche aussi notre ami Thomas est tout à fait notre frère Jumeau. Nous aussi, après avoir choisi Jésus et après avoir pris la résolution («la ferme résolution» comme nous le disons dans l’acte de contrition) de le suivre jusqu’à la mort, l’avons abandonné à sa destinée et nous nous sommes cachés. En abandonnant Jésus, Thomas abandonne en même temps la communauté des disciples et c’est ainsi que lors de la première apparition de Jésus, Thomas n’était pas là. Même dans ce cas-là, nous sommes ses frères jumeaux : quand Jésus ne chauffe plus notre cœur nous perdons tout lien avec la communauté ecclésiale.
Mais le Seigneur, riche en miséricorde, offre à Thomas et à chacun de nous une autre possibilité. La semaine suivante Jésus paraissait de nouveau aux siens et lui dit: "Porte ton doigt ici: voici mes mains; avance ta main et mets-la dans mon côté, et ne deviens pas incrédule, mais croyant."
Merci Seigneur de nous avoir donné l’apôtre Thomas. Nous le ressentons près de nous : Thomas et les autres disciples ont vu et ont cru. Toutefois c’est leur foi et celle de Thomas en particulier, bien que faible, qui lui a permis de voir la divinité de Jésus, qui n’était pas un fait évident et qui donc a exigé de sa part aussi le saut de la foi, et de proclamer « mon Seigneur, mon Dieu ». Grâce à sa foi et à son témoignage nous aussi pouvons croire à la résurrection de Jésus et à sa divinité. En nous appuyant sur le témoignage de tous les apôtres nous pouvons croire à tout ce qui s’est passé à Jérusalem et en Palestine il y a 2000 ans et, par conséquent voir : voir Jésus ressuscité dans l’Eucharistie, voir Jésus ressuscité vivant au milieu de nous en tant que communauté chrétienne, voir Jésus ressuscité sur le visage souffrant de tous ceux qui attendent la rédemption finale.
« Elle est sûre cette parole:
Si nous sommes morts avec lui, avec lui nous vivrons. Si nous tenons ferme, avec lui nous régnerons » (2 Tm 2,10-11).
Oggi, 30 aprile 2011, mancano 202 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin (18 novembre 2011)
(cf Gv 20,19-31)
Testo
19 Le soir, ce même jour, le premier de la semaine, et les portes étant closes, là où se trouvaient les disciples, par peur des Juifs, Jésus vint et se tint au milieu et il leur dit: "Paix à vous!" 20 Ayant dit cela, il leur montra ses mains et son côté. Les disciples furent remplis de joie à la vue du Seigneur. 21 Il leur dit alors, de nouveau: "Paix à vous!
Comme le Père m'a envoyé,
moi aussi je vous envoie."
22 Ayant dit cela, il souffla sur eux et leur dit:
"Recevez l'Esprit Saint.
23 Ceux à qui vous remettrez les péchés,
ils leur seront remis;
ceux à qui vous les retiendrez,
ils leur seront retenus."
24 Or Thomas, l'un des Douze, appelé Didyme, n'était pas avec eux, lorsque vint Jésus. 25 Les autres disciples lui dirent donc: "Nous avons vu le Seigneur!" Mais il leur dit: "Si je ne vois pas dans ses mains la marque des clous, si je ne mets pas mon doigt dans la marque des clous, et si je ne mets pas ma main dans son côté, je ne croirai pas." 26 Huit jours après, ses disciples étaient de nouveau à l'intérieur et Thomas avec eux. Jésus vient, les portes étant closes, et il se tint au milieu et dit: "Paix à vous. 27 Puis il dit à Thomas: "Porte ton doigt ici: voici mes mains; avance ta main et mets-la dans mon côté, et ne deviens pas incrédule, mais croyant." 28 Thomas lui répondit: "Mon Seigneur et mon Dieu!" 29 Jésus lui dit:
"Parce que tu me vois, tu crois.
Heureux ceux qui n'ont pas vu et qui ont cru."
30 Jésus a fait sous les yeux de ses disciples encore beaucoup d'autres signes, qui ne sont pas écrits dans ce livre. 31 Ceux-là ont été mis par écrit, pour que vous croyiez que Jésus est le Christ, le Fils de Dieu, et pour qu'en croyant vous ayez la vie en son nom.
Commento
Dopo tre settimane ritroviamo il nostro fratello gemello, Tommaso detto Dìdimo. Didimo significa appunto gemello. Fu lui che di fronte all’insistenza di Gesù di andare a Betania per andare a risvegliare l’amico Lazzaro nonostante il pericolo dei Giudei, disse rassegnato: “andiamo anche noi a morire con lui” (cf Gv 11). Ora lo ritroviamo, anzi lo troviamo assente all’incontro di Gesù con i suoi discepoli, la sera di quel primo giorno della settimana (che d’ora in poi sarà chiamato dai cristiani Domenica) che nelle sue prime luci aveva rivelato il sepolcro vuoto a Maria di Magdala, a Pietro e al discepolo che Gesù amava. Assente quella sera ma protagonista otto giorni dopo (cioè la Domenica successiva) quando Gesù risorto lo invita a constatare, a guardare e a toccare i segni della sua passione, e a non essere più incredulo ma credente.
Questo personaggio ci aiuta a compiere l’itinerario della fede: se nel testo menzionato sopra aveva invitato ciascuno di noi ad andare a morire con Gesù, ora ci chiede di fare la sua stessa professione di fede e dire “Mio Signore, mio Dio”. La sua non è una semplice constatazione, ma un vero atto di fede: a partire dalla sua resurrezione, ha capito l’identità profonda di Gesù: “Mio Signore, mio Dio”. Tommaso vede un uomo tornato in vita dopo la sua morte e il salto della fede lo porta a riconoscere in lui la presenza di Dio stesso, quello che San Paolo dirà anni più tardi: “… Poiché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità” (1Col 2,9). Tommaso vedendo Gesù, fa un atto di fede nella sua divinità, ma è anche vero che riconosce il suo Dio in Gesù risorto perché ha creduto.
Tommaso è veramente il fratello gemello di ciascuno di noi. Come ognuno di noi ha scoperto le parole di verità e di vita eterna che uscivano dalla bocca di Gesù e ha deciso di seguirlo fino in fondo. Poi però arriva il buio della sofferenza e quindi del dubbio e quando concretamente Gesù muore, più alcuna speranza sembra realizzabile. Tommaso non solo fugge come gli altri ma addirittura non è nemmeno con gli altri quando Gesù appare la prima volta. Il Signore nella sua misericordia concede a lui un’ulteriore possibilità e questa volta Tommaso non la perde e diventa credente.
La nostra fede si appoggia sulla fede di questo nostro fratello gemello e di tutti gli altri che hanno visto e toccato e mangiato con Gesù risorto. Anche noi un giorno abbiamo fatto la scelta, forse un po’ timida, di seguire Gesù, ma poi per cento mille motivi ci si è persi o nel buio del nostro dolore, o nel torpore della nostra comodità. Attraverso la testimonianza dei suoi discepoli, Gesù concede anche a noi come a Tommaso un’altra possibilità. Quante me ne concederà ancora? Beati noi se confidando nella testimonianza di questi uomini sapremo vedere e toccare Gesù risorto. Dove? Nella memoria celebrata della sua passione-morte-resurrezione (la Santa Messa), nella comunione ecclesiale, nel volto sofferente di chi attende l’ultima e definitiva apparizione di Gesù glorioso alla fine della storia, nella mia personale esperienza di dolore o di ricerca di senso. Sicura è questa parola: “Se noi siamo morti con lui, con lui anche vivremo. Se restiamo saldi, con lui regneremo” (2Tm2,11-12).
Résumé en français
Voir pour croire, croire pour voir.
Après trois semaines nous retrouvons notre ami, l’apôtre Thomas Didyme, le jumeau. En fait, Didyme signifie frère jumeau. Lors de la résurrection de Lazare, face à l’insistance de Jésus de se rendre à Béthanie malgré la menace de mort de la part des chefs Juifs, Thomas dit aux disciples et à nous aussi : « allons nous aussi mourir avec Lui ! » (Jn 11). Il l’a dit en même temps à chacun de nous, car chacun de nous doit se sentir le frère jumeau de Thomas.
Dans le texte évangélique de ce Dimanche aussi notre ami Thomas est tout à fait notre frère Jumeau. Nous aussi, après avoir choisi Jésus et après avoir pris la résolution («la ferme résolution» comme nous le disons dans l’acte de contrition) de le suivre jusqu’à la mort, l’avons abandonné à sa destinée et nous nous sommes cachés. En abandonnant Jésus, Thomas abandonne en même temps la communauté des disciples et c’est ainsi que lors de la première apparition de Jésus, Thomas n’était pas là. Même dans ce cas-là, nous sommes ses frères jumeaux : quand Jésus ne chauffe plus notre cœur nous perdons tout lien avec la communauté ecclésiale.
Mais le Seigneur, riche en miséricorde, offre à Thomas et à chacun de nous une autre possibilité. La semaine suivante Jésus paraissait de nouveau aux siens et lui dit: "Porte ton doigt ici: voici mes mains; avance ta main et mets-la dans mon côté, et ne deviens pas incrédule, mais croyant."
Merci Seigneur de nous avoir donné l’apôtre Thomas. Nous le ressentons près de nous : Thomas et les autres disciples ont vu et ont cru. Toutefois c’est leur foi et celle de Thomas en particulier, bien que faible, qui lui a permis de voir la divinité de Jésus, qui n’était pas un fait évident et qui donc a exigé de sa part aussi le saut de la foi, et de proclamer « mon Seigneur, mon Dieu ». Grâce à sa foi et à son témoignage nous aussi pouvons croire à la résurrection de Jésus et à sa divinité. En nous appuyant sur le témoignage de tous les apôtres nous pouvons croire à tout ce qui s’est passé à Jérusalem et en Palestine il y a 2000 ans et, par conséquent voir : voir Jésus ressuscité dans l’Eucharistie, voir Jésus ressuscité vivant au milieu de nous en tant que communauté chrétienne, voir Jésus ressuscité sur le visage souffrant de tous ceux qui attendent la rédemption finale.
« Elle est sûre cette parole:
Si nous sommes morts avec lui, avec lui nous vivrons. Si nous tenons ferme, avec lui nous régnerons » (2 Tm 2,10-11).
Oggi, 30 aprile 2011, mancano 202 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin (18 novembre 2011)
sabato 23 aprile 2011
Commento al Vangelo di Pasqua 2011
Gesù è risorto. A chi giova?
(cf Mt 28,1-10)
Après le jour du sabbat, comme le premier jour de la semaine commençait à poindre, Marie de Magdala et l'autre Marie vinrent visiter le sépulcre.
Et voilà qu'il se fit un grand tremblement de terre: l'Ange du Seigneur descendit du ciel et vint rouler la pierre, sur laquelle il s'assit.
Il avait l'aspect de l'éclair, et sa robe était blanche comme neige.
A sa vue, les gardes tressaillirent d'effroi et devinrent comme morts.
Mais l'ange prit la parole et dit aux femmes: "Ne craignez point, vous: je sais bien que vous cherchez Jésus, le Crucifié.
Il n'est pas ici, car il est ressuscité comme il l'avait dit. Venez voir le lieu où il gisait,
et vite allez dire à ses disciples: Il est ressuscité d'entre les morts, et voilà qu'il vous précède en Galilée; c'est là que vous le verrez. Voilà, je vous l'ai dit."
Quittant vite le tombeau, tout émues et pleines de joie, elles coururent porter la nouvelle à ses disciples.
Et voici que Jésus vint à leur rencontre: "Je vous salue", dit-il. Et elles de s'approcher et d'étreindre ses pieds en se prosternant devant lui.
Alors Jésus leur dit: "Ne craignez point; allez annoncer à mes frères qu'ils doivent partir pour la Galilée, et là ils me verront."
Deux choses à remarquer : le fait historique de la résurrection de Jésus et notre condition de croyants face à cet événement.
1 Le fait historique d’abord.
Les femmes allèrent au tombeau de Jésus. Nous ne pouvons pas être sur du sentiment qui les animent. Est-ce qu’elles vont tout simplement visiter le sépulcre pour rendre hommage à un cadavre dans un tombeau ? Ou bien elles gardent une quelque espérance de trouver Jésus vivant ? L’Evangile ne nous dit rien à ce sujet toutefois les événements qui se sont passés manifestent qu’elles ne s’attendaient pas à ce qu’elles ont vu.
Le tombeau était vide ! Des anges vint rouler la pierre, non pas pour faire sortir le corps de Jésus mais pour montrer aux femmes que le sépulcre était bel et bien vide. « Venez voir l’endroit où il reposait. » … Où il reposait, dit-il, et en fait maintenant il est vivant.
Jésus même justement, quelques instants après, va à la rencontre des femmes et Il se laisse toucher par elles : « Elles s’approchèrent et, lui saisissant les pieds, elles se prosternèrent devant lui ».
Donc voici la conclusion : Jésus n’est pas un esprit revenant, Jésus n’est pas un fantôme, Jésus n’est pas le fruit de l’imagination de quelqu’un. Jésus est ressuscité avec son âme et son corps. Ce que nous lisons dans les textes évangéliques est le témoignage des hommes et des femmes qui l’ont vu, l’ont touché, l’ont embrassé, qui ont mangé avec Lui. La résurrection de Jésus est un fait historique. Matthieu écrit dans son Evangile ce que lui aussi a entendu, ce que lui aussi a cru. Jésus après sa mort est ressuscité. A nous le choix : faire confiance à ces témoins, ou bien ne pas le faire. Mais il faut choisir. La foi chrétien n’est pas d’abord un sentiment, mais plutôt un choix : je dois choisir de faire confiance ou bien de ne pas faire confiance à ceux qui ont vu et touché Jésus après sa mort et qui ont annoncé cet événement extraordinaire.
2 Deuxième volet : Notre condition de croyants face à cet événement.
Compte tenu que Jésus ressuscité est monté au Ciel, comment je peux profiter de sa résurrection, comment je peux apercevoir sa présence et me réjouir de sa proximité ? Comment ? …En gardant la communion avec ceux qui l’ont vu, touché et écouté ! En gardant la communion avec les témoins (les apôtres) auxquels Jésus s’est montré et à leurs successeurs. C'est-à-dire garder leurs enseignements, garder leur doctrine, garder les sacrements que ils ont reçus de Jésus et qu’ils ont transmis au peuple de Dieu au fil des siècles. Nous ne devons tomber dans la même erreur des juifs qui dans le désert se révoltèrent contre Dieu. Pourquoi ? Parce que il ne gardèrent la communion avec ceux qui, les premiers, écoutèrent les promesses de Dieu. Dans al lettre aux Hébreux on dit à ce sujet : «Car nous aussi nous avons reçu une bonne nouvelle absolument comme ceux-là (les juifs au désert). Mais la parole qu'ils avaient entendue ne leur servit de rien, parce qu'ils ne restèrent pas en communion par la foi avec ceux qui écoutèrent ». (Héb 13,2)
Si nous ne gardons pas la communion avec ceux qui écoutèrent (les apôtres), même si nous écoutons la bonne nouvelle, cette parole-ci ne nous servira de rien ! Combien de groupes chrétiens autours de nous. Est-ce qu’ils ont gardé la communion avec les apôtres et leurs successeurs, le Pape et tous les évêques de l’Eglise ? No ! Et alors écouter la Parole, la bonne nouvelle ne leur servira de rien ! » Frères et sœurs, gardons la communion avec l’Eglise catholique, elle jaillit tout directement du témoignage des apôtres. C’est ainsi que le Seigneur Jésus restera parmi nous jusqu’à la fin du monde.
Riassunto in italiano
La resurrezione è un fatto. Qualcuno ha visto, toccato è abbracciato Gesù risorto, come queste donne
di cui ci parla Matteo. Anche Matteo ha sentito questo annuncio della resurrezione di Gesù;
lui ha creduto e ha raccontato.
Ci si può credere o non credere, ma comunque qualcuno dice di aver visto e toccato. A noi la scelta.
Secondo aspetto. Gesù risorto non è più visibile ai nostri occhi. Come poterne sperimentare la presenza?
Vivendo in comunione con coloro che sono stati testimoni, cioè gli apostoli. Noi non possiamo sperimentare la presenza di Gesù risorto se non custodiamo gelosamente una comunione di dottrina, di vita e di culto con gli apostoli e i loro successori (il Papa e i Vescovi).
Quante sette qui in Bènin parlano di Gesù risorto!
Sono esse in comunione con i successori diretti degli apostoli? No!
E allora ascoltare la Buon Novella non gioverà loro.
Come è detto nella lettera agli Ebrei..."La parola che avevano ascoltato non gli servì a nulla,
perché non restarono in comunione di fede con quelli che ascoltarono".(Eb 4,2)
Buona resurrezione
Oggi, 23 aprile, mancano 209 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin
(cf Mt 28,1-10)
Après le jour du sabbat, comme le premier jour de la semaine commençait à poindre, Marie de Magdala et l'autre Marie vinrent visiter le sépulcre.
Et voilà qu'il se fit un grand tremblement de terre: l'Ange du Seigneur descendit du ciel et vint rouler la pierre, sur laquelle il s'assit.
Il avait l'aspect de l'éclair, et sa robe était blanche comme neige.
A sa vue, les gardes tressaillirent d'effroi et devinrent comme morts.
Mais l'ange prit la parole et dit aux femmes: "Ne craignez point, vous: je sais bien que vous cherchez Jésus, le Crucifié.
Il n'est pas ici, car il est ressuscité comme il l'avait dit. Venez voir le lieu où il gisait,
et vite allez dire à ses disciples: Il est ressuscité d'entre les morts, et voilà qu'il vous précède en Galilée; c'est là que vous le verrez. Voilà, je vous l'ai dit."
Quittant vite le tombeau, tout émues et pleines de joie, elles coururent porter la nouvelle à ses disciples.
Et voici que Jésus vint à leur rencontre: "Je vous salue", dit-il. Et elles de s'approcher et d'étreindre ses pieds en se prosternant devant lui.
Alors Jésus leur dit: "Ne craignez point; allez annoncer à mes frères qu'ils doivent partir pour la Galilée, et là ils me verront."
Deux choses à remarquer : le fait historique de la résurrection de Jésus et notre condition de croyants face à cet événement.
1 Le fait historique d’abord.
Les femmes allèrent au tombeau de Jésus. Nous ne pouvons pas être sur du sentiment qui les animent. Est-ce qu’elles vont tout simplement visiter le sépulcre pour rendre hommage à un cadavre dans un tombeau ? Ou bien elles gardent une quelque espérance de trouver Jésus vivant ? L’Evangile ne nous dit rien à ce sujet toutefois les événements qui se sont passés manifestent qu’elles ne s’attendaient pas à ce qu’elles ont vu.
Le tombeau était vide ! Des anges vint rouler la pierre, non pas pour faire sortir le corps de Jésus mais pour montrer aux femmes que le sépulcre était bel et bien vide. « Venez voir l’endroit où il reposait. » … Où il reposait, dit-il, et en fait maintenant il est vivant.
Jésus même justement, quelques instants après, va à la rencontre des femmes et Il se laisse toucher par elles : « Elles s’approchèrent et, lui saisissant les pieds, elles se prosternèrent devant lui ».
Donc voici la conclusion : Jésus n’est pas un esprit revenant, Jésus n’est pas un fantôme, Jésus n’est pas le fruit de l’imagination de quelqu’un. Jésus est ressuscité avec son âme et son corps. Ce que nous lisons dans les textes évangéliques est le témoignage des hommes et des femmes qui l’ont vu, l’ont touché, l’ont embrassé, qui ont mangé avec Lui. La résurrection de Jésus est un fait historique. Matthieu écrit dans son Evangile ce que lui aussi a entendu, ce que lui aussi a cru. Jésus après sa mort est ressuscité. A nous le choix : faire confiance à ces témoins, ou bien ne pas le faire. Mais il faut choisir. La foi chrétien n’est pas d’abord un sentiment, mais plutôt un choix : je dois choisir de faire confiance ou bien de ne pas faire confiance à ceux qui ont vu et touché Jésus après sa mort et qui ont annoncé cet événement extraordinaire.
2 Deuxième volet : Notre condition de croyants face à cet événement.
Compte tenu que Jésus ressuscité est monté au Ciel, comment je peux profiter de sa résurrection, comment je peux apercevoir sa présence et me réjouir de sa proximité ? Comment ? …En gardant la communion avec ceux qui l’ont vu, touché et écouté ! En gardant la communion avec les témoins (les apôtres) auxquels Jésus s’est montré et à leurs successeurs. C'est-à-dire garder leurs enseignements, garder leur doctrine, garder les sacrements que ils ont reçus de Jésus et qu’ils ont transmis au peuple de Dieu au fil des siècles. Nous ne devons tomber dans la même erreur des juifs qui dans le désert se révoltèrent contre Dieu. Pourquoi ? Parce que il ne gardèrent la communion avec ceux qui, les premiers, écoutèrent les promesses de Dieu. Dans al lettre aux Hébreux on dit à ce sujet : «Car nous aussi nous avons reçu une bonne nouvelle absolument comme ceux-là (les juifs au désert). Mais la parole qu'ils avaient entendue ne leur servit de rien, parce qu'ils ne restèrent pas en communion par la foi avec ceux qui écoutèrent ». (Héb 13,2)
Si nous ne gardons pas la communion avec ceux qui écoutèrent (les apôtres), même si nous écoutons la bonne nouvelle, cette parole-ci ne nous servira de rien ! Combien de groupes chrétiens autours de nous. Est-ce qu’ils ont gardé la communion avec les apôtres et leurs successeurs, le Pape et tous les évêques de l’Eglise ? No ! Et alors écouter la Parole, la bonne nouvelle ne leur servira de rien ! » Frères et sœurs, gardons la communion avec l’Eglise catholique, elle jaillit tout directement du témoignage des apôtres. C’est ainsi que le Seigneur Jésus restera parmi nous jusqu’à la fin du monde.
Riassunto in italiano
La resurrezione è un fatto. Qualcuno ha visto, toccato è abbracciato Gesù risorto, come queste donne
di cui ci parla Matteo. Anche Matteo ha sentito questo annuncio della resurrezione di Gesù;
lui ha creduto e ha raccontato.
Ci si può credere o non credere, ma comunque qualcuno dice di aver visto e toccato. A noi la scelta.
Secondo aspetto. Gesù risorto non è più visibile ai nostri occhi. Come poterne sperimentare la presenza?
Vivendo in comunione con coloro che sono stati testimoni, cioè gli apostoli. Noi non possiamo sperimentare la presenza di Gesù risorto se non custodiamo gelosamente una comunione di dottrina, di vita e di culto con gli apostoli e i loro successori (il Papa e i Vescovi).
Quante sette qui in Bènin parlano di Gesù risorto!
Sono esse in comunione con i successori diretti degli apostoli? No!
E allora ascoltare la Buon Novella non gioverà loro.
Come è detto nella lettera agli Ebrei..."La parola che avevano ascoltato non gli servì a nulla,
perché non restarono in comunione di fede con quelli che ascoltarono".(Eb 4,2)
Buona resurrezione
Oggi, 23 aprile, mancano 209 giorni all'arrivo di Papa Benedetto XVI in Bénin
Commentaire à l'Evangile du Jeudì Saint: "Messa in coena Domini" - 21 avril 2011-
Il nous a donné l'exemple!
« Si donc je vous ai lavé les pieds, moi le Seigneur et le Maître, vous aussi vous devez vous laver les pieds les uns aux autres. 15 Car c'est un exemple que je vous ai donné, pour que vous fassiez, vous aussi, comme moi j'ai fait pour vous ». –Jn 13,15.
Dans la Préface (la prière qui introduit le Sanctus) on dira dans quelques instants cette phrase : « C’est lui le prêtre eternel et véritable qui apprit à ses disciples comment perpétuer son sacrifice ; il s’est offert à toi en victime pour notre salut ; il nous a prescrit d’accomplir après lui cette offrande pour célébrer son mémorial ».
Donc Jésus même veut que nous célébrions le mémorial de son sacrifice. Il nous apprend deux manières de le faire, deux manières qui sont étroitement liées.
Voici la 1° manière de faire mémoire du sacrifice de Jésus, de le rendre actuel à nos jours : Le célébrer dans le culte, voire ici à l’autel. En célébrant l’Eucharistie, chaque fois que des chrétiens célèbre l’Eucharistie, on offre à Dieu le Père le sacrifice de Jésus, et en offrant à Dieu le Père le sacrifice de Jésus nous célébrons justement le mémorial de son sacrifice.
2° manière: vivre et imiter le sacrifice de Jésus au quotidien. Jésus a lavé les pieds des apôtres pour nous laisser l’exemple afin que nous fassions de même:
« Si donc je vous ai lavé les pieds, moi le Seigneur et le Maître, vous aussi vous devez vous laver les pieds les uns aux autres. Car c'est un exemple que je vous ai donné, pour que vous fassiez, vous aussi, comme moi j'ai fait pour vous ». –Jn 13,15.
Cette manière est le but de la mission de Jésus ; Jésus est venu rétablir l’humanité dans la paix, dans l’amour, dans le service réciproque. Jésus est venu pour que les hommes retrouvent la voie perdue, le véritable chemin de la joie qui est celui du service réciproque, mutuel. Jésus nous a fait comprendre que non pas l’égoïsme mais se sacrifier pour les autres rend la vie heureuse, digne d’être vécu. C’est ce service mutuel qui rend présent Jésus à nos jours. Si nous lavons les pieds de nos frères, c'est-à-dire, si nous cherchons le bonheur de nos frères jusqu’au sacrifice de nous même, nos contemporains nous ferons confiance, pourrons dire : «les voici des chrétiens fiables ! »,
Bref nous serons un mémorial permanent du sacrifice, de la mission de Jésus.
Une seule chose reste à dire : les deux manières de faire mémoire du sacrifice de Jésus doivent aller ensemble. Sans la célébration de l’Eucharistie qui me donnera la force de me sacrifier pour les autres ? Sans la présence de Jésus-Eucharistie dans ma vie comment pourrai-je imiter les attitudes de Jésus.
L’Eucharistie doit rester le centre de notre vie chrétienne, le centre incontournable, mais ce centre et source d’amour qui est l’Eucharistie-célébrée doit nous pousser vers la périphérie de ceux qui sont dans la souffrance, dans l’angoisse, la détresse, la marginalisation.
Malheur à moi si je célèbre le sacrifice de Jésus à l’autel et après je ne le célèbre pas dans la vie. Malheur à vous aussi, si vous venez célébrer le sacrifice de Jésus et vous négliger le commandement de la charité. Suivons l’exemple de Jésus qui en lavant les pieds des apôtres a affirmé son désir de donner sa vie pour nous tous.
« Si donc je vous ai lavé les pieds, moi le Seigneur et le Maître, vous aussi vous devez vous laver les pieds les uns aux autres. 15 Car c'est un exemple que je vous ai donné, pour que vous fassiez, vous aussi, comme moi j'ai fait pour vous ». –Jn 13,15.
Dans la Préface (la prière qui introduit le Sanctus) on dira dans quelques instants cette phrase : « C’est lui le prêtre eternel et véritable qui apprit à ses disciples comment perpétuer son sacrifice ; il s’est offert à toi en victime pour notre salut ; il nous a prescrit d’accomplir après lui cette offrande pour célébrer son mémorial ».
Donc Jésus même veut que nous célébrions le mémorial de son sacrifice. Il nous apprend deux manières de le faire, deux manières qui sont étroitement liées.
Voici la 1° manière de faire mémoire du sacrifice de Jésus, de le rendre actuel à nos jours : Le célébrer dans le culte, voire ici à l’autel. En célébrant l’Eucharistie, chaque fois que des chrétiens célèbre l’Eucharistie, on offre à Dieu le Père le sacrifice de Jésus, et en offrant à Dieu le Père le sacrifice de Jésus nous célébrons justement le mémorial de son sacrifice.
2° manière: vivre et imiter le sacrifice de Jésus au quotidien. Jésus a lavé les pieds des apôtres pour nous laisser l’exemple afin que nous fassions de même:
« Si donc je vous ai lavé les pieds, moi le Seigneur et le Maître, vous aussi vous devez vous laver les pieds les uns aux autres. Car c'est un exemple que je vous ai donné, pour que vous fassiez, vous aussi, comme moi j'ai fait pour vous ». –Jn 13,15.
Cette manière est le but de la mission de Jésus ; Jésus est venu rétablir l’humanité dans la paix, dans l’amour, dans le service réciproque. Jésus est venu pour que les hommes retrouvent la voie perdue, le véritable chemin de la joie qui est celui du service réciproque, mutuel. Jésus nous a fait comprendre que non pas l’égoïsme mais se sacrifier pour les autres rend la vie heureuse, digne d’être vécu. C’est ce service mutuel qui rend présent Jésus à nos jours. Si nous lavons les pieds de nos frères, c'est-à-dire, si nous cherchons le bonheur de nos frères jusqu’au sacrifice de nous même, nos contemporains nous ferons confiance, pourrons dire : «les voici des chrétiens fiables ! »,
Bref nous serons un mémorial permanent du sacrifice, de la mission de Jésus.
Une seule chose reste à dire : les deux manières de faire mémoire du sacrifice de Jésus doivent aller ensemble. Sans la célébration de l’Eucharistie qui me donnera la force de me sacrifier pour les autres ? Sans la présence de Jésus-Eucharistie dans ma vie comment pourrai-je imiter les attitudes de Jésus.
L’Eucharistie doit rester le centre de notre vie chrétienne, le centre incontournable, mais ce centre et source d’amour qui est l’Eucharistie-célébrée doit nous pousser vers la périphérie de ceux qui sont dans la souffrance, dans l’angoisse, la détresse, la marginalisation.
Malheur à moi si je célèbre le sacrifice de Jésus à l’autel et après je ne le célèbre pas dans la vie. Malheur à vous aussi, si vous venez célébrer le sacrifice de Jésus et vous négliger le commandement de la charité. Suivons l’exemple de Jésus qui en lavant les pieds des apôtres a affirmé son désir de donner sa vie pour nous tous.
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